Sette ore al pronto soccorso prima di essere curata. Anaao basta tagli

Redazione DottNet | 25/02/2015 21:35

Subisce un'aggressione, entra al pronto soccorso dell'ospedale Fatebenefratelli di Roma poco dopo le sette di sera ma ne esce alle 2,20 del mattino, dopo aver aspettato ben sette ore di essere "assistita, curata e dimessa". E' la storia che una donna ha riportato al Codacons, e ora l'associazione dei consumatori guidata da Carlo Rienzi chiede al governatore Nicola Zingaretti di fare luce sull'accaduto.

"In merito ai presunti disservizi avvenuti al Fatebenefratelli - la risposta della giunta - la Regione ha formalmente richiesto alla direzione dell'ospedale accreditato una dettagliata relazione sui fatti contenuti nell'esposto e sul funzionamento organizzativo del pronto soccorso". "Prendiamo atto della segnalazione e siamo a disposizione della Regione Lazio per ogni delucidazione nell'intento di fare luce su questo episodio" ha commentato il direttore sanitario del Fatebenefratelli Maurizio Ferrante. Stando alla denuncia della paziente raccolta dal Codacons, la sera dello scorso 17 febbraio - la data dei fatti - il pronto soccorso si trovava in affanno per stessa ammissione degli operatori. Alle proteste dei pazienti, infatti, i 'camici' avrebbero risposto che "il medico presente era uno solo, il personale era insufficiente e non potevano fare di meglio".

 

 

Nelle sette ore d'attesa, fa sapere poi l'associazione dei consumatori, attorno alla donna "accade di tutto": un'anziana "stremata dall'attesa" che "sviene e deve essere aiutata dagli altri pazienti", un ragazzo straniero vittima di un'aggressione anche lui "costretto ad attese estenuanti", un anziano "con evidenti carenze mentali e pieno di escoriazioni lasciato completamente solo su una sedia". "Sappiamo che queste scene sono all'ordine del giorno e che la responsabilità non è di medici e infermieri ma di chi gestisce la sanità in Regione - ha affermato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che ha chiesto un incontro urgente con il governatore - Per questo chiediamo chiarimenti al presidente Nicola Zingaretti, una indagine per accertare il livello di assistenza fornito nei pronti soccorso e per capire quanto personale fosse effettivamente in servizio quella notte". L'opposizione intanto attacca:

 

 

"La denuncia di oggi del Codacons si aggiunge alle ormai quotidiane grida d'allarme, e conferma il fallimento delle politiche sanitarie di Zingaretti" ha affermato il capogruppo FI Antonello Aurigemma, che ha chiesto una seduta della commissione Sanità per affrontare il tema dei ps. "Invece di finanziare la costosa e inutile cabina di regia per la sanità e assumere dirigenti esterni - ha aggiunto il consigliere Ncd Giuseppe Cangemi - si preoccupasse di risolvere i problemi della sanità, possibilmente con meno slogan e più fatti".

 

Il commento dell'Anaao: “Le recenti affermazioni del Ministro della salute, Beatrice Lorenzin sono da apprezzare per la lucidità della diagnosi delle cause alla radice del periodo nero che sembra avere colpito la sanità italiana. Il collasso dei Pronto soccorso, che in questi giorni, e non solo, riempie le pagine web e le cronache giornalistiche non può, però, essere semplicisticamente attribuito alla cattiva educazione dei cittadini, ai quali si fa carico della frequente inappropriatezza degli accessi, o al ‘territorio che non funziona’, come fa il Ministro della salute”.
 
 
È questo il commento del Segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise sull’emergenza pronto soccorso. “L’atmosfera da sovraffollamento che ormai ha trasformato i PS, a prescindere dalla latitudine, da strutture deputate all’emergenza ed all’urgenza, dove stazionare il tempo necessario, in ambienti inadeguati, insicuri e, non di rado, indecenti – ha dichiarato – ha la sua prima causa nel fenomeno del boarding, vale a dire l'attesa di ore o di giorni, su barelle o panche, di un posto letto che non c'è, per un ricovero che pure è stato ritenuto necessario.

 

Ed allora la politica non può chiamarsi fuori, dimenticando i 70mila posti letto che negli ultimi 10 anni, ed i 3.000 ulteriori decisi con il tanto magnificato patto della salute, sono stati tagliati in assenza di una contestuale riforma delle cure primarie.  O ignorando che le migliaia di medici precari, che mettono la loro faccia davanti alle attese dei cittadini, verranno stabilizzati solo in minima parte, dopo essere stati dimenticati dal jobs act. Ai guasti provocati da un blocco del turnover senza fine, di cui il Ministro ha piena consapevolezza, che ha lucrato sul lavoro professionale dei medici, occorre porre rimedio con urgenza spiegando, se del caso al MEF che i costi complessivi non sono diminuiti solo perché le aziende utilizzano il capitolo beni e servizi.
 

La balcanizzazione delle decisioni sul ticket da pagare al pronto soccorso, che è altra cosa da quello che in queste condizioni viene effettivamente pagato, la dice lunga sul fallimento del federalismo sanitario, che finalmente anche il Ministro della Salute riconosce, fonte di sistemi diversi in tutto tranne che nel fatto di lasciare il PS come unica porta aperta alla esigibilità del diritto alla salute dei loro cittadini. Gli ospedali sono non tanto cattedrali nel deserto quanto i più grossi ammortizzatori sociali, chiamati a farsi carico di problemi non strettamente sanitari perché mancano alternative sia prima che dopo. Assurti a simbolo del profondo malessere in cui i tagli di posti e personale stanno precipitando tutta la sanità pubblica.   Dopo avere apprezzato la correttezza della diagnosi – ha concluso – i professionisti sanitari ed i cittadini attendono dal Ministro la terapia appropriata. Prima che sia tardi”.

 

 

Fonte: ansa, anaao, qs

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