Epatite C, accordo Aifa e Gilead per rimborso Harvoni

Farmaci | Redazione DottNet | 27/02/2015 18:37

Nel corso dell'ultima riunione del Comitato Prezzi e Rimborso, l'Agenzia Italiana del Farmaco e Gilead Sciences hanno raggiunto l'accordo per la rimborsabilità del farmaco Harvoni (ledipasvir 90mg/sofosbuvir 400mg), il primo regime terapeutico orale, a singola compressa, per il trattamento dei pazienti con epatite cronica C. Ma per il Cleo i farmaci saranno solo per i ricchi.

Tramite una strategia di rimborso innovativa Harvoni utilizzerà lo stesso modello di accordo negoziale e lo stesso fondo già concordato per Sovaldi sofosbuvir senza alcun ulteriore impatto di spesa per il SSN. La discrezionalità del regime terapeutico da scegliere tra Sovaldi o Harvoni è nella piena responsabilità degli specialisti prescrittori. L'Italia è uno dei primi Paesi in Europa a concludere anche il processo di negoziazione per la rimborsabilità di Harvoni che sarà disponibile sul mercato italiano tra qualche mese appena completati i necessari collaudi delle relative piattaforme informative. La prescrivibilità e la rimborsabilità di Harvoni saranno, infatti, soggette a scheda-registro AIFA.

 

"I nuovi farmaci per il trattamento dell'Epatite C arriveranno solo a quei pazienti che avranno la fortuna di curarsi in regioni ricche, gli altri non avranno la stessa possibilità". La denuncia arriva dagli epatologi ospedalieri del Cleo nel giorno in cui l'Aifa ha raggiunto l'accordo con Gilead Sciences per la rimborsabilità del farmaco Harvoni. Per fare il punto sulle nuove terapie mercoledì 4 marzo, alle 15, gli epatologi insieme ai senatori Vincenzo D'Anna e Antonio Scavone, componenti del gruppo Grandi Autonomie e Libertà in Commissione Sanità, hanno organizzato un convegno al Senato, nella Sala dell'Istituto Santa Maria in Aquiro. "La ripartizione delle risorse per la gestione della terapia per l'epatite cronica da HCV, effettuata valutando il numero dei cittadini residenti e non la prevalenza della patologia - spiegano gli epatologi -, rischia di ledere il diritto alla salute di vaste aree d'Italia, cioè quelle che presentano la più elevata prevalenza dell'infezione. Urge trovare nuove strategie utilizzando un differente modello assistenziale che possa ovviare a questa gravissima sperequazione''.

 

fonte: aifa

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