Acido acetilsalicilico in prevenzione cardiovascolare e tumorale

Cardiologia | Medical Information Dottnet | 10/03/2015 17:53

L’ASA è il farmaco di 1a scelta per le patologie a rischio trombotico ed è il leader tra i farmaci antiaggreganti.

L’ASA è nato come antidolorifico e antipiretico e, solo  da un periodo relativamente breve, a basse dosi è impiegato come farmaco di prevenzione cardiovascolare.

È dal lontano 1988, anno della pubblicazione dello studio ISIS-2, che si raccolgono evidenze a riguardo: questo studio ha messo in luce che la somministrazione di ASA nella prima ora successiva all’insorgenza dell’infarto miocardico determina una riduzione della mortalità del 25%, sovrapponibile a quella osservata nei pazienti assegnati al trattamento trombolitico; i due trattamenti insieme sommavano l’effetto.

Nel corso degli anni, numerosi altri trial clinici hanno dimostrato in modo inequivocabile l’efficacia di ASA, nella generalità dei casi alla dose giornaliera di 100 mg, in diversi setting di prevenzione secondaria, come i pazienti con precedente infarto o ictus e in altre categorie ad alto rischio, e i soggetti diabetici o con insufficienza renale. Nel 2002, la metanalisi dell’Antithrombotic TrialistsCollaborative Group ha eliminato qualsiasi dubbio riguardo all’utilità di ASA in questi pazienti, dimostrando una riduzione media del 22% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (infarto miocardico, stroke o morte cardiovascolare) e del 15% nella mortalità cardiovascolare in prevenzione secondaria in corso di trattamento con ASA.

Va tenuto presente come le evidenze indicano che, mentre il rischio emorragico, legato al trattamento con aspirina sostanzialmente non si modifica al variare del profilo di rischio cardiovascolare, l’efficacia preventiva del farmaco cresce all’aumentare del rischio medesimo: quindi all’aumentare del rischio cardiovascolare l’equilibrio efficacia preventiva/rischio di effetti indesiderati (emorragie) si sposta progressivamente a favore dell’efficacia preventiva.

A conferma di ciò, diversi studi hanno osservato una maggior efficacia preventiva di ASA alla presenza di condizioni che ulteriormente aumentavano il profilo di rischio cardiovascolare, ad esempio lo studio Hypertension Optimal Treatment, ha dimostrato che l’efficacia del farmaco è risultata maggiore nei soggetti con livelli di creatininemia lievemente aumentati o lo studio del Physicians’ Health Study, in cui la presenza di un aumento dei livelli circolanti di proteina C reattiva era associata a una superiore efficacia preventiva di ASA. Si tratta quindi di stabilire esattamente quando il livello del rischio cardiovascolare è tale per cui la bilancia inizia inequivocabilmente a pendere dal lato dei benefici.

Un’indicazione interessante arriva da una metanalisi su 9 trials in prevenzione primaria, i cui risultati confermano l’efficacia di ASA a basse dosi nella riduzione del rischio di eventi cardiovascolari, in particolare dell’infarto del miocardio, e della mortalità per tutte le cause (-6%).

Le linee guida dell’European Society of Cardiology (ESC) del 2012 hanno confermato la validità di ASA nella prevenzione secondaria, ma non ne hanno raccomandato l’utilizzo come forma di prevenzione primaria (grado IIIB).

Le linee guida ACCP-CHEST che, considerato il bilanciamento tra il rischio d’infarto miocardico, la riduzione della mortalità da tumori e l’aumento delle emorragie gastroenteriche, hanno suggerito l’assunzione quotidiana di 75-100 mg di aspirina a tutti i soggetti con più di 50 anni, senza patologie cardiovascolari sintomatiche (raccomandazione di grado IIB).

La prevenzione tumorale nel paziente cardiovascolare

Secondo numerosi studi l’assunzione di ASA a basse dosi riduce significativamente l’incidenza e la mortalità di diversi tipi di cancro.

Diversi studi, inoltre, correlano l’assunzione di basse dosi di ASA anche ad una significativa riduzione delle metastasi.

In un’analisi raggruppata di 6 studi su pazienti in prevenzione cardiovascolare primaria, ASA ha ridotto il rischio di sviluppare un tumore del 20-30%, ma con un effetto apprezzabile dopo almeno 3 anni di terapia. A una somministrazione più prolungata di ASA corrisponde dunque una minor incidenza di neoplasie, mentre, al contrario, gli eventi emorragici compaiono soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento, per tendere poi a ridursi drasticamente con l’utilizzo cronico. Il gruppo di lavoro pertanto, evidenziando un beneficio complessivo in termini di risparmio di neoplasie e di vite umane, si è pronunciato  a favore dell’utilizzo di ASA in prevenzione cardiovascolare primaria.

L’uso regolare di ASA è risultato associato inoltre a una significativa riduzione della disseminazione metastatica (OR 0,69, p<0,0001).

Inoltre, le raccomandazioni ACCP americane e le recenti raccomandazioni del Working Group on Thrombosis dell’European Society of Cardiology, poi riprese dal Documento di Consenso Intersocietario italiano, sull’utilizzo di aspirina in prevenzione primaria, tengono conto, nell’algoritmo decisionale, anche della familiarità per cancro al colon. Infatti, si  raccomanda  aspirina 75-100 mg /die in prevenzione primaria nel paziente a rischio cardiovascolare elevato, (Grado della  Raccomandazione: I, Livello di Evidenza : B), suggerendo, nel paziente a rischio cardiovascolare intermedio, un approccio pratico che tenga in considerazione anche l’ereditarietà riguardo la patologia oncologica gastro-intestinale, soprattutto del colon.

In attesa di ulteriori evidenze, appare quindi condivisibile la posizione assunta da AIFA che ha confermato l’indicazione di ASA in prevenzione primaria alla dose di 100 mg/die, nel paziente a rischio elevato (rischio a 10 anni > 20% secondo le Carte del Rischio dell’Istituto Superiore di Sanità): se l’uso di ASA fosse limitato ai soli casi di prevenzione secondaria, alla luce delle evidenze della letteratura scientifica, la conseguenza inevitabile sarebbe privare dei possibili benefici dell’antiaggregazione con ASA una quota non trascurabile di pazienti a elevato rischio cardiovascolare.

Una recente pubblicazione italiana ha sottolineato come, alla luce delle evidenze disponibili, che invitano alla valutazione del rischio nel singolo paziente, oggi in Italia quasi  3 milioni e mezzo di soggetti  ad elevato rischio cardiovascolare non siano trattati con ASA.

Bibliografia

-  Aggiornamenti. BIF Gen-Feb 2000; n. 1.

-  ISIS-2. Lancet 1988;2:349-60.

-  ATTC. BMJ 2002;324:71-86.

-  Ridker PM et al. N Engl J Med 1997;336:973-79.

-  Raju N et al. Am J Med 2011; 124:621-

-  Perk J et al. Eur Heart J. 2012;33:1635-701.

-  Vandvik PO et al. Chest 2012;141(2 Suppl):e637S-68S.

- Halvorsen S1. J Am Coll Cardiol. 2014 Jul 22;64(3):319-327

- Volpe M et All  G. Ital Cardiol (Rome). 2014 Jul-Aug;15(7):442-513

- Rothwell PM et al. Lancet 2012;379:1602-12.

- Algra AM, Rothwell PM. Lancet Oncol 2012;13:518-27

- Riassunto delle caratteristiche dei prodotti a base di ASA 100 mg.

- Lugo A Prev Med 2014  Jun;63:48-51. doi: 10.1016

 

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato