Legge 40, nuovo rinvio alla Consulta

Redazione DottNet | 14/03/2015 11:42

Nuovo duro colpo alla Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma): il Tribunale di Milano ha nuovamente rinviato alla Corte Costituzione la Legge accogliendo il ricorso di una coppia fertile, ma portatrice di una grave malattia genetica trasmissibile alla prole, che chiedeva l'accesso alla diagnosi preimpianto dell'embrione.

Già il Tribunale di Roma ha rinviato la normativa alla Consulta sullo stesso punto e la pronuncia definitiva della Corte è attesa per il 14 aprile. La coppia milanese, portatrice di una patologia genetica invalidante, l'esostosi, secondo quanto previsto dalla Legge 40 non può ricorrere nè alle tecniche di pma nè, di conseguenza, alla diagnosi preimpianto dell'embrione. Secondo la Legge 40, infatti, possono ricorrere alla pma e alla diagnosi preimpianto solo le coppie infertili. Da qui l'attesa per la pronuncia del 14 aprile, in cui la Consulta si esprimerà sulla legittimità del 'cuore' stesso della Legge, ovvero la possibilità di accesso alle tecniche per le sole coppie infertili. Già nel 2012, ad ogni modo, la Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per l'incoerenza di ammettere l'aborto ma di non consentire la diagnosi genetica preimpianto sull'embrione, nonchè di escludere dal ricorso alla pma chi presenti un grave rischio di trasmettere patologie genetiche gravi alla prole.



''Ancora una volta la Legge 40 viene messa in discussione, e si tratta di uno degli aspetti più pericolosi e discriminatori della disciplina'', afferma il legale della coppia ricorrente, l'avvocato Gianni Baldini, esprimendo ''vivo apprezzamento'' per la decisione del Tribunale di Milano. Anche le associazioni delle coppie plaudono: ''Siamo felici che il tribunale di Milano, come ha già fatto quello di Roma, abbia deciso di chiedere alla Corte Costituzionale di chiarire una volta per tutte la questione del limite di accesso alla fecondazione in vitro per le coppie fertili, ma portatrici di patologie genetiche'', rileva la presidente di 'Madre provetta' Monica Soldano, rilevando come tuttavia anche per le coppie infertili che hanno accesso alla pma oggi permanga in Italia il problema dei costi. Non c'è infatti ''la volontà politica - denuncia - di organizzare un servizio pubblico sulla fecondazione assistita e la diagnosi genetica, perchè il monopolio dei centri privati in questo Paese continua a dominare incontrastato''.



A chiarire la 'portata' dell'attesa pronuncia della Corte è la segretaria dell'Associazione Coscioni, Filomena Gallo: ''La Consulta dovrà decidere sulla legittimità della parte più importante della Legge 40, ovvero sul chi può avere accesso alla tecniche di pma. Se si pronuncerà nel senso che speriamo, finalmente in Italia tutte le coppie che ne hanno bisogno, anche le fertili con malattie genetiche, potranno ricorrere alla pma nell'ambito del Servizio sanitario nazionale''. La parola dunque - a fronte di un ''governo che continua a latitare'', denuncia Gallo - ancora una volta passa alla magistratura che, ad oggi, più volte si è già pronunciata su questa contestata normativa, demolendone di fatto vari 'pezzi'. La Legge 40 è infatti stata rinviata alla Corte Costituzionale ben 11 volte e due sono state, ad oggi, le sentenze di incostituzionalità: una relativa al limite della produzione di tre embrioni e all'obbligo di impianto contemporaneo, e l'altra relativa al divieto per le tecniche di fecondazione eterologa.

 

 

fonte: ansa