Infarto, per un caso su tre l'angioplastica non è risolutiva

Cardiologia | Redazione DottNet | 18/03/2015 13:30

Resta un 'cono d'ombra' nella gestione dell'infarto: in un paziente su tre, infatti, l'angioplastica non basta a ridare ossigeno al cuore e per questi pazienti manca di fatto una terapia risolutiva.

Lo spiega in un editoriale sul New England Journal of Medicine (NEJM) Filippo Crea, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Gemelli commentando i risultati di una grossa sperimentazione clinica condotta in Canada che, di fatto, ha spento le speranze finora riposte in una tecnica che consiste nell'aspirare i residui (trombo) che ostruiscono le arterie (la "trombo-aspirazione").  Pubblicato sul NEJM, lo studio clinico 'TOTAL' è stato coordinato da Sanjit Jolly della McMaster University (Hamilton, Ontario).



Nei casi di infarto caratterizzati dall'ostruzione completa dell'arteria che ossigena il cuore l'angioplastica (riapertura dell'arteria) migliora la prognosi del paziente, ma in circa un terzo dei casi la procedura non è risolutiva perché il sangue non riesce comunque a raggiungere il cuore per un'ostruzione dei vasi più piccoli (microcircolo). TOTAL 'boccia' come inefficace la trombo-aspirazione che consiste nell'aspirare il trombo nella coronaria prima di riaprirla con l'angioplastica. "L'idea di fondo - spiega Crea - era che eliminando il trombo si potesse prevenire l'ostruzione del microcircolo e quindi risolvere il problema di questi pazienti. Ma dallo studio è emerso che in realtà la trombo-aspirazione non cambia la loro sorte". Servono nuove soluzioni per risolvere questo problema che affligge non pochi pazienti reduci da infarto, conclude Crea che col suo gruppo è molto attivo nella ricerca in questo campo.

 

fonte: gemelli

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