Fine vita: associazione Coscioni, aiuteremo i malati a morire

Redazione DottNet | 19/03/2015 20:21

Contro la stasi del Parlamento, che nonostante casi come quelli di Piergiorgio Welby o Eluana Englaro non ha ancora approvato una legge sul fine vita, è il momento della mobilitazione, che arriverà anche alla disobbedienza civile. Il messaggio viene dal convegno 'Liberi fino alla fine' organizzato dall'associazione Luca Coscioni oggi a Roma, a due anni dalla presentazione di una legge di iniziativa popolare che però non è mai stata discussa.

Protagonisti dell'azione sono Marco Cappato, la vedova di Piergiorgio Welby Mina e Gustavo Fraticelli. ''Ci prendiamo la responsabilità di fare quello che non si può fare - ha spiegato Cappato -. Abbiamo aperto il sito www.soseutanasia.it e un conto corrente e forniremo informazioni e supporto logistico a chi vuole recarsi in Svizzera per l'eutanasia finchè il Parlamento non inizierà a discutere. Questo per la legge italiana si configura come un reato di concorso in omicidio del consenziente''.  Andare all'estero al momento rimane l'unica soluzione per i pazienti che vogliono ottenere l'eutanasia. ''Ogni settimana riceviamo 60 telefonate di persone disperate - ha raccontato il presidente di Exit Italia Emilio Coveri - tutto quello che vogliono è morire con dignità, mentre questa politica del 'non fare' li obbliga a morire in esilio''.


La legge depositata in Parlamento nel settembre 2013 non è stata ancora mai discussa neanche in Commissione, sottolineano 40 parlamentari di diversi schieramenti in un appello ai presidenti di Camera e Senato. ''Decidere della propria vita - si legge nella lettera, che vede il senatore Luigi Manconi come primo firmatario ed è stata sottoscritta anche da tre sottosegretari, Ilaria Borletti Buitoni, Ivan Scalfarotto e Benedetto Della Vedova - comporta decidere anche di quella parte della vita che è l'approssimarsi della morte''. Secondo Carlo Troilo, dirigente dell'associazione, ogni anno circa 20mila pazienti terminali muoiono clandestinamente con l'aiuto dei medici. ''Esiste un silenzio 'appiccicoso' su tutta una serie di temi che riguardano le scelte individuali - ha affermato l'ex ministro degli Esteri Emma Bonino -. Il fatto che una legge di iniziativa popolare non venga discussa vuol dire che i parlamentari stessi stanno distruggendo un istituto democratico. Il silenzio è possibile perchè la democrazia è malata, le istituzioni non funzionano a partire dalla Rai''.



Il silenzio è stato registrato anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che in un messaggio ha sottolineato come "le istituzioni e la politica sono in forte ritardo rispetto al sentire diffuso della nostra società", e diversi giuristi hanno messo in luce la necessità di una legge sul fine vita. ''È assurdo che il paese continui a non legiferare da decenni - ha affermato il vicepresidente vicario del Comitato Nazionale di Bioetica Lorenzo D'Avack - si cerchi di bilanciare le diverse esigenze ma non si può fare come sta facendo il Parlamento. Una legge sul fine vita è necessaria''.

 

 

fonte: ansa