In Italia è scarsa l'aderenza alle terapie: la proposta inglese

Farmaci | Redazione DottNet | 20/03/2015 17:28

In Italia le terapie con farmaci antipertensivi fanno registrare un’aderenza del 55%, rispetto a un valore ottimale che dovrebbe aggirarsi intorno all'80%.

Nel caso delle statine, poi, la percentuale sfiora appena il 40%. I dati arrivano dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e sono stati analizzati nel corso del 13° Congresso nazionale della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec), organizzato a Napoli lo scorso week end. «Il paziente non aderente e non persistente» ha spiegato nel suo intervento l’economista Luca Degli Esposti «non solo ha un rischio significativamente superiore di sviluppare eventi cardiovascolari e decesso, ma ha un costo di gestione molto più alto». Le cause che spingono i pazienti a non assumere correttamente i farmaci sono diverse: «Spesso sono associati a malattie asintomatiche, come l'ipertensione o l'ipercoleterolemia» spiega l'esperto «e non sentendosi malato il paziente tende a dimenticare di assumere i farmaci». Altre volte invece è la terapia stessa a “scoraggiare”, per gli effetti indesiderati o la ridotta tollerabilità di alcuni farmaci, o ancora per il fatto che vengano assunti più medicinali contemporaneamente.
 

A fronte di uno scenario poco incoraggiante (ma identico a quello di molti altri Paesi), il Servizio sanitario italiano fa ancora fatica a individuare la strategia più efficace con cui incoraggiare la compliance. Eppure le esperienze provenienti da altri paesi dimostrano che la farmacia del territorio può fare molto se adeguatamente valorizzata. In Gran Bretagna lo ha ricordato di recente il Nice (National institute for health and care excellence, l’autorità britannica che detta linee guida e percorsi sanitari), in una guida dedicata proprio all’ottimizzazione dell’impiego dei farmaci. Nel documento, infatti, vengono raccomandate alcune metodiche dirette a ridurre inappropriatezze, reazioni avverse e interruzioni delle terapie. Tra tali metodiche il Nice raccomanda la “medicines reconciliation”, una sorta di “check” delle terapie farmacologiche in corso da affidare «idealmente» al farmacista: in sintesi, si tratta di compilare assieme al paziente un elenco completo di tutti i farmaci che sta assumendo, con tanto di nome commerciale, dosaggio, frequenza e modalità di somministrazione.

 

L’obiettivo è quello di verificare discrepanze rispetto alla terapia prescritta oppure cambiamenti intervenuti in occasione di una variazione della cura o per un avvicendamento del medico prescrittore. L’elenco, scrive il Nice, dovrebbe essere redatto coinvolgendo attivamente il malato e i suoi familiari o chi se ne prende cura, andrebbe esteso non solo ai farmaci con ricetta ma anche agli Otc e ai parafarmaci eventualmente assunti dal malato e, infine, dovrebbe essere realizzato alla dimissione del paziente, prima di un cambiamento prescrittivo da parte del medico oppure prima dell’avvio di un nuovo ciclo terapeutico.

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