Farmaci, India batte Italia. Ma il recupero è alle porte

Redazione DottNet | 31/03/2015 18:28

Il primato di produzione di principi attivi farmaceutici è passato dall'Italia all'India. E' quanto emerge dall'annuale Forum di Aschimfarma, l'associazione di Federchimica delle imprese produttrici di materie prime e intermedi per il settore, secondo la quale l'India e i Paesi emergenti sono favoriti "da un quadro normativo meno stringente che consente una politica di prezzo competitiva, che ha attratto la clientela internazionale". Ma che aprirebbe anche a rischi per i consumatori.

Il primato di produzione di principi attivi farmaceutici è passato dall'Italia all'India, ma le nuove norme anti contraffazione stanno riportando l'attenzione sulla qualita' e sul rispetto delle regole, dando i primi segni di una inversione di tendenza con una ricrescita per la produzione italiana. E' quanto emerge dall'annuale Forum di Aschimfarma, l'associazione di Federchimica delle imprese produttrici di materie prime e intermedi per il settore, secondo la quale l'India e i Paesi emergenti sono favoriti da regole meno rigide con prezzo competitivi che hanno attratto la clientela internazionale. Ma che aprirebbe anche a rischi per i consumatori. Con oltre 3 miliardi di euro l'anno di fatturato, quasi 10 mila addetti e l'85% della produzione destinato all'esportazione (40% negli Usa, 36% in Europa, 18% in Giappone) il settore delle materie prime farmaceutiche in Italia è stato a lungo leader mondiale, ora sbalzato appunto dall'India negli ultimissimi anni. Per quanto riguarda l'Italia negli ultimi cinque anni si è rilevata una flessione della quota a livello mondiale di due punti: dal 14% al 12%, anche se in questi anni di crisi il settore ha ottenuto sempre leggere crescite annue.



La maggior flessione della quota in Europa è stata in parte compensata da una crescita in Usa e Giappone. Gian Mario Baccalini, presidente di Aschimfarma assicura che l'eccellenza delle nostre produzioni risiede proprio nell'applicazione puntuale delle 'norme di buona fabbricazione', obbligatorie in Italia ma non nei Paesi extra Ue.  Da circa un anno però - ha proseguito Baccalini - con il recepimento della Direttiva europea 2011/62/UE sulla contraffazione dei farmaci, qualcosa sta cambiando. L'effetto asiatico sembra attenuarsi e le multinazionali del farmaco tendono ora a consolidare rapporti di business a medio e lungo termine con i produttori europei e soprattutto italiani, che garantiscono assoluta purezza dei principi attivi grazie ad altissimi standard di produzione. "I principi attivi farmaceutici sono uno tra i settori industriali protagonisti del nuovo Made in Italy tecnologico.



Sono eccellenze - aggiunge Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria - che vanno sostenute, anzitutto da una semplificazione normativa e, in generale, da una nuova cultura industriale nella burocrazia. In un settore fortemente regolato come quello chimico-farmaceutico, occorre essere consapevoli che ritardi e incertezze incidono sui costi operativi e sulla competitività delle Aziende assai più del costo del lavoro".

 

La notizia si aggiunge alla protesta del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi contro un altro taglio alla spesa farmaceutica: "Un nuovo taglio ai farmaci? Sarebbe davvero incomprensibile in un momento in cui il Governo ha finalmente garantito stabilità al settore, lanciando un segnale forte alle imprese italiane e internazionali che investono nel Paese'', tuona Scaccabarozzi che chiede di ''escludere ipotesi di nuovi interventi sulla farmaceutica, peraltro di carattere economicistico e non scientifico''. Tanto più che, sottolinea ancora Scaccabarozzi, ''non ce n'è la necessità perché la spesa farmaceutica pubblica è la più bassa in assoluto tra i grandi Paesi europei. E da tempo sotto controllo in virtù di una politica di tetti e ripiani che già vede le aziende del farmaco restituire al Ssn quote cospicue e ormai insostenibili per finanziare altre voci di spesa della sanità che invece non sono controllate e regolamentate allo stesso modo. Vogliamo attrarre nuove risorse e continuare ad assumere giovani. Non c'è quindi alcuna ragione per bloccare lo slancio - conclude il presidente di Farmindustria - che l'industria del farmaco in Italia vive a livello internazionale con una crescita nella produzione, nell'occupazione e negli investimenti che il mondo ci invidia".

 

Lo dimostrano i dati sulla cresacita: nei primi due mesi del 2015 il mercato farmaceutico in Italia è salito del 4%, in particolare i farmaci etici (Classe A e Classe C) sono cresciuti a valore dell'1,4% e hanno confermato l'evoluzione positiva in consumi (+3% a unità). Questi i dati diffusi da Ims Health Italia, società attiva nella fornitura di servizi informativi e di soluzioni tecnologiche dedicate al mercato farmaceutico. A conferma della crescita del settore anche i dati relativi ai farmaci di autocura (SOP - Senza Obbligo di Prescrizione e Automedicazione) che vedono un inizio anno con una crescita dell'8% dei volumi e del 10% dei valori.

 

fonte: farmindustria, aschinfarma

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