Lotta ai tumori, in campo anche matematici e bioinformatici

Redazione DottNet | 11/12/2008 15:19

tumori

La medicina del futuro dovrà cercare nuovi alleati per provare a mettere la parola fine al cancro. E precisamente dovrà arruolare bioinformatici e matematici per studiare al meglio il ruolo e gli effetti della nuova era di farmaci biotecnologici appena iniziata. Parola di Michele Milella, ematologo e oncologo dell'istituto Regina Elena di Roma, a San Francisco per il 50esimo congresso dell'American Society of Hematology (Ash). ''I nuovi farmaci intelligenti, a bersaglio molecolare – ha spiegato - ci impongono di fare un salto di livello, ossia misurarne l'interazione tra loro, e non più in associazione alle terapie tradizionali''. Per il medico-ricercatore italiano, quindi, la nuova sfida è rappresentata ''dall'uso di più farmaci biologici insieme, una volta messo in luce il meccanismo di una certa malattia.

In questo modo – ha continuato - si ottiene un effetto sinergico 'a cascata' molto superiore a quello che si registra dall'uso di un farmaco biotech insieme alle cure standard. Per studiare questa nuova alleanza tra molecole biotech, i possibili benefici e i rischi da evitare, però – ha aggiunto - la medicina deve dotarsi di strumenti nuovi. E soprattutto di professionalità diverse: in primis di esperti di bioinformatica, in grado di disegnare mappe dei segnali cellulari, e di matematici capaci di costruire modelli di interpretazione dei dati''. Prepariamoci dunque a fare spazio in laboratorio, perche' ''la biologia dei sistemi sarà un nuovo e proficuo settore per la ricerca medica''.
La sfida del futuro però, "ci trova impreparati – ha ammesso Milella - perchè non solo in Italia, ma anche nel resto d'Europa, e in misura crescente negli Usa, cominciano a scarseggiare le figure dei medici traslazionali. Cioè dei camici bianchi che dividono il loro tempo tra il letto del malato e le provette e i microscopi".
"Dovremmo – ha suggerito l'oncologo - tornare a formare nuove generazioni di professionisti in grado di muoversi a proprio agio in tutti e due i campi, della clinica e della ricerca. Purtroppo la crisi economico-finanziaria non gioca a nostro favore. I 'cervelli' della ricerca non diventano una rarità solo in Italia, dove sono sottopagati e male impiegati, ma anche in quello che finora è stato l'Eldorado, cioé gli Usa". "Negli Stati Uniti -assicura Milella- diventa sempre meno interessante fare il ricercatore rispetto al medico. Proprio per via dei più sicuri guadagni". Da qui l'appello "alle istituzioni italiane affinché affrontino finalmente, in maniera adeguata, questo aspetto cruciale per gli interessi del Paese".