Convegno sulla responsabilità medica: il report finale

Professione | Carlo Ranaudo | 02/04/2015 16:19

Di certo alla base della medicina difensiva c'è un logoramento del rapporto di comunicazione tra medico e paziente.

All’incontro organizzato da Aequitas Adr, in collaborazione con One Global divisione Sanità, hanno partecipato oltre 150 professionisti tra avvocati e medici con iscrizioni al di là di ogni previsione tanto che gli organizzatori hanno deciso di replicare l’evento nel mese di maggio.

L’argomento della medicina difensiva e ormai diventato di stringente e drammatica attualità come ha ribadito il Dr Giuseppe Bonfiglio, nella duplice veste di vice presidente dell’ordine dei medici di Milano e di medico di frontiera ortopedico responsabile di una struttura di pronto soccorso ortopedico.

Sta venendo meno il rapporto fiduciario tra medico e paziente e soprattutto la serenità dell’operato del medico su cui incombe continuamente la spada di Damocle di una possibile richiesta risarcitoria. Per questa ragione, ha ribadito Bonfiglio, l’ordine di Milano, secondo ordine d’Italia per numero di iscritti, sarà sempre vicino ad iniziative che tendano a contribuire a creare un confronto sereno e costruttivo tra le varie figure implicate in questo fenomeno.

Il Prof. Carlo Ranaudo, docente di Economia Sanitaria, ha affrontato il problema della insostenibilità dei costi legati alla medicina difensiva. Il rapporto del ministero della Salute pubblicato proprio nel giorno del convegno, venerdì 27 marzo, parla di miliardi di €, oltre il 10% del fondo sanitario nazionale che viene speso in farmaci, esami di laboratorio, esami strumentali e ricoveri che potrebbero essere evitati che potrebbero essere evitati.

Sono soprattutto i medici giovani, tra i 32 e i 42 anni ad avere comportamenti da medicina difensiva. Ginecologi e ortopedici sono le categorie più colpite ed anche le più esposte agli aumenti delle polizze assicurative diventate per loro insostenibili. Ranaudo ha poi focalizzato il suo intervento sulla necessità di rendere centrale la figura del medico nel suo percorso difensivo.

Troppe volte si cerca nella preparazione della memoria difensiva il caso analogo da trovare in giurisprudenza. Il concetto di analogia spesso utilizzato non è assolutamente applicabile in medicina, ogni caso è diverso da un altro.

Dopo la gogna mediatica alimentata anche dal comportamento a volte discutibili di alcuni professionisti, il medico inquisito spesso si trova escluso di fatto dalla preparazione della sua difesa. In questo quadro anche la giurisprudenza non aiuta. In parlamento sono stati presentati tanti disegni di legge ma ad oggi rimangono tutti nel cassetto e come ha sostenuto il sottosegretario Ferri si lascia alla magistratura la gestione di un problema che necessita invece di intervento legislativo chiaro.

Ma purtroppo poca chiarezza viene anche dalla giurisprudenza come ha chiarito l’Avv. Maria Nefeli Gribaudi del foro di Milano. Infatti nel mese di ottobre una sentenza abbastanza rivoluzionaria del tribunale di Milano riduce la prescrizione da 10  a 5 anni individuando una responsabilità extracontrattuale per il sanitario e non più contrattuale ed invertendo l’onere della prova che va a carico del paziente e non più del sanitario. Dopo soli due mesi, un’altra sezione dello stesso tribunale di Milano, con una sentenza di segno opposto, sancisce principi opposti in linea con la giurisprudenza precedente.

Di certo alla base della medicina difensiva c'è un logoramento del rapporto di comunicazione tra medico e paziente come ha ribadito l’avv. Tagliaferri che non può essere sottovalutato e va affrontato con un radicale cambio di atteggiamento. La centralità del medico nel suo processo è stata ribadita dal Dr Farbrizio Doddi, direttore scientifico di Oneglobal, che parla di un nuovo modello in cui il medico inquisito si confronta con altro medico specialista della stessa branca per arrivare ad una difesa cucita al caso clinico oggetto della denuncia.

L’avv. Comba, presidente di Aequitas, nel trarre le conclusioni, ha evidenziato la incomunicabilità dei blocchi in cui il percorso contorto della medicina difensiva si avvinghia in se stesso. Se medici, pazienti, strutture, non trovano un sistema di interazione, il blocco finale rappresentato dal processo rimarrà un elemento a se stante con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.

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