Cognetti, sport dopo diagnosi cancro seno riduce 45% rischi morte

Oncologia | Redazione DottNet | 11/12/2008 15:20

Lo sport non fa bene solo alla salute degli atleti professionisti o degli amanti del jogging mattutino. Un'attività fisica regolare aiuta anche le donne colpite da cancro al seno. Ne è convinto Francesco Cognetti, direttore dell'oncologia medica A dell'istituto Regina Elena di Roma, e coordinatore della Commissione oncologica nazionale, intervenuto a Roma al congresso nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo).Sport e attività fisica regolare "sono un ottimo modo per prevenire malattie", sostiene Francesco Cognetti. "Ormai la scienza l'ha dimostrato – ha spiegato Cognetti - fare movimento costante esercita un'azione preventiva per tutte le principali neoplasie".

Eppure le donne italiane sembrano non rendersene conto, nonostante gli esempi vincenti delle nostre atlete alle ultime Olimpiadi di Pechino. Lo sport italiano si tinge sempre più di rosa, ma la popolazione femminile è ancora restia all'attività fisica. "Bisognerebbe pensare all'attività fisica come a un vero e proprio farmaco – ha suggerito Maurizio Casasco, presidente della Federazione medico sportiva italiana (Fmsi), che insieme al Coni ha patrocinato l'evento - e spero che possa essere prescritta in maniera personalizzata, in base alle necessità e alle caratteristiche individuali. Per questo è indispensabile uno specialista, ovvero il medico dello sport che integri il suo lavoro con quello del ginecologo".
"L'incremento dell'attività fisica dopo una diagnosi di tumore del seno – ha assicurato Cognetti - riduce del 45% il rischio di recidive e di morte nelle pazienti rispetto a quelle inattive". Il tumore del seno continua ad avere una grande incidenza proprio in Italia, dove ogni anno registra 30.000 nuovi casi. "Fare sport aiuta a prevenire alcuni tumori – ha spiegato Cognetti - e in letteratura scientifica ci sono infatti molte correlazioni tra obesità e cancro della mammella, endometrio, colon retto, rene ed esofago".
Eppure lo sport può dare una mano a combattere la malattia dopo la diagnosi. Un'attività fisica regolare infatti riduce il rischio di morte "e ha un impatto favorevole – ha concluso Cognetti - sulla qualità di vita durante i trattamenti".
 

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