Dilagano i batteri resistenti agli antibiotici: Gb, migliaia a rischio

Redazione DottNet | 07/04/2015 12:45

Nel Regno Unito Potrebbe costare la vita fino a 80 mila persone la diffusione di una nuova generazione di batteri resistenti agli antibiotici: più o meno tanti morti quanti sono stati quelli a Londra della "Grande peste" del 1665, che uccise un quinto della popolazione della città di allora

Il dato emerge da un allarmante rapporto del governo britannico, che per la prima volta rivela le stime delle possibili vittime dell'infezione da "super batteri", il cui contagio è diffuso soprattutto negli ospedali. La prospettiva viene presa seriamente dal governo britannico, con il primo ministro David Cameron che teme "un ritorno agli anni bui della medicina". Il rapporto sui batteri resistenti agli antibiotici in uso è stato elaborato dal Dipartimento per la gestione delle emergenze nazionali di Downing Street, equivalente al Dipartimento per la Protezione Civile di Palazzo Chigi. Un rapporto inquietante, che considera "un problema molto serio" per il Regno Unito i batteri resistenti agli antibiotici, e sottolinea che "senza farmaci efficaci anche le più semplici operazioni potranno essere a rischio fatale. Tra i batteri più insidiosi la Escherichia Coli, la Klebsiella Pneumoniae e lo Staphylococcus Aureus.
 

Quello dei batteri resistenti agli antibiotici è ormai un problema mondiale e in Europa, secondo l'Ecdc, la 'maglia nera' spetta all'Italia (bocciata nell'uso corretto degli antibiotici). Si tratta di microrganismi particolarmente forti, contro cui gli antibiotici attualmente in uso possono poco, e che attecchiscono con particolare facilità in soggetti immunodepressi. Il loro contagio è diffuso soprattutto nelle unità di terapia intensiva, in soggetti che abbiano subito interventi chirurgici e soprattutto nei trapiantati, le cui difese immunitarie vengono abbassate per attenuare il rischio di rigetto dei nuovi organi. Ma sono sempre di più i casi di infezioni ospedaliere da "super batteri" contratti anche nelle normali corsie di ospedale. Secondo i dati più recenti, complessivamente4 sono almeno tre milioni le persone che ogni anno si ammalano in ospedale in Europa e l'infezione più diffusa è quella da e.Coli. E' per questo che i medici tendono a far restare i pazienti ricoverati nei nosocomi il meno possibile. Secondo lo studio britannico, il primo a fare una stima delle possibili vittime delle infezioni ospedaliere in Gran Bretagna, i batteri resistenti agli antibiotici potrebbero arrivare a infettare nel Paese circa duecentomila persone, determinando un'emergenza difficilissima da gestire se la ricerca farmaceutica non individuerà al più presto dei rimedi efficaci.  E rischi possono arrivare anche dai semplici virus dell'influenza: colpa dell'abuso degli antibiotici che rende i microorganismi sempre più resistenti e duri da debellare.

 

"Il rapporto Gb non è nulla di nuovo, è una puntualizzazione su una proiezione forse pessimistica ma possibile, che va rilanciata sia nell'ottica di nuove ricerche e nuovi finanziamenti che anche in quella della promozione di una corretta prescrizione degli antibiotici e di un corretto utilizzo degli stessi da parte dei cittadini. Se non si segue la terapia per tutto il tempo previsto o vengono assunti saltuariamente si fa il gioco del batterio, che in qualche modo rialza la testa". Così il virologo Fabrizio Pregliasco, ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università di Milano, commenta un rapporto del governo britannico, secondo cui potrebbe costare la vita fino a 80 mila persone la diffusione della nuova generazione di batteri resistenti agli antibiotici, il cui contagio è diffuso soprattutto negli ospedali.



"C'è una riduzione dell'ingresso di nuovi antibiotici, non abbiamo una nuova classe di antibiotici da un po' di tempo - aggiunge Pregliasco -. E quelli di cui disponiamo rischiano di essere armi spuntate a causa di un utilizzo a volte eccessivo dell'industria alimentare per gli allevamenti animali. Ma anche per un uso maldestro umano, per diversi motivi: dalla auto-prescrizione, al problema delle terapie mirate (a volte si utilizzano 'cannoni' quando servirebbe una 'pistola'), per arrivare al fatto che a volte, avvertiti da subito dei benefici, chi li assume non termina la terapia e il batterio sfrutta l'occasione per rialzare la testa".  Per la prescrizione corretta degli antibiotici e in ogni ospedale, in Italia il ministero della Salute ha fatto una campagna di sensibilizzazione. E "per quanto riguarda i batteri che è possibile contrarre proprio in queste strutture, esiste un Cio (Comitato infezioni ospedaliere)", osserva ancora Pregliasco.



Un rapporto dell'European Center for Diseases Control (Ecdc) del dicembre scorso ha 'bocciato' l'Italia nell'uso corretto degli antibiotici: il nostro Paese ha il non invidiabile primato di essere nella fascia con la più alta percentuale di resistenza praticamente per tutti i batteri. Per il batterio Klebsiella Pneumoniae, tipico delle infezioni ospedaliere, la cui resistenza ai carbapenemi, l'ultima 'trincea' contro le infezioni, è quasi raddoppiata in media in Europa passando dal 4,6 all'8,3%, mentre nel nostro Paese e' tra il 25 e il 50%. La resistenza alla terza generazione di cefalosporine, sempre per la Klebsiella, ci vede nella fascia peggiore, quella tra il 25 e il 50%. Stesso discorso vale per Escherichia Coli e Acinobacter, due dei batteri che causano più comunemente infezioni, mentre anche per lo Stafilococco Aureo resistente alla Meticillina (Mrsa), l'Italia vede percentuali da primato europeo, fra il 25% e il 50%".

 

fonte: ansa