Ricetta digitale, si parte in Sardegna e nel Viterbese

Redazione DottNet | 08/04/2015 10:37

Al via in Sardegna, dal 15 aprile, la fase a regime della ricetta digitale. Da lunedì prossimo si parte anche nel Viterbese. Le farmacie, dicono in Federfarma, sono pronte. Ma - sostengono sempre i rappresentanti delle farmacie - sono i medici di famiglia a fare resistenza.

Lo si legge nella delibera approvata dalla Giunta regionale il 31 marzo scorso. Tuttavia resta il dubbio perché al momento sono stati cooptati solo  una quindicina di medici di famiglia di Sanluri, capoluogo di provincia del Medio campidano. Poi, se tutto va bene, la dematerializzazione si allargherà progressivamente al resto dell’Isola. Va detto, però, che in parecchi temono resistenze da parte dei medici di mg. «In Sardegna hanno provato a mettere in pista una sperimentazione almeno due o tre volte» spiega il presidente di Federfarma regionale, Giorgio Congiu «ma i generalisti non si sono mai fatti trovare pronti. Ora ci riprovano con una delibera, staremo a vedere. In ogni caso le farmacie sono già preparate: i gestionali sono stati aggiornati e i titolari hanno fatto la formazione. Vedremo se questa è la volta buona».

 

Intanto partirà lunedì prossimo la sperimentazione che per un mese vedrà le farmacie di Viterbo e provincia cimentarsi con la ricetta digitale. Il programma-pilota, come lo chiama la Regione, era stato concordato lo scorso novembre  con l’obiettivo di mettere a fuoco eventuali criticità in visto del progressivo allargamento della dematerializzazione a tutto il Lazio. «L’idea originaria era quella di iniziare da metà febbraio» spiega Giuseppe Palaggi, segretario di Federfarma regionale e presidente di Federfarma Viterbo «poi per problemi vari il via è slittato al 13 aprile». Le farmacie, in ogni caso, sono già attrezzate: i gestionali hanno ricevuto gli aggiornamenti del caso (la spedizione on line delle ricette avverrà tramite Sac) e con i titolari sono stati organizzati tre incontri, tra i quali uno con Sogei e un altro con le software house. «Noi siamo pronti» conclude Palaggi «la domanda è se lo sono anche i medici di famiglia».

 

fonte: federfarma

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