Il super farmaco contro l'epatite C finisce in Procura: costa troppo

Farmaci | Redazione DottNet | 08/04/2015 21:50

Che funzioni, almeno per adesso, non ci sono dubbi. Il Sofosbuvir è davvero il "superfarmaco" che fa miracoli contro l'epatite C. Quello che interessa a Raffaele Guariniello non è la bontà del prodotto, ma il costo che deve sostenere il Servizio sanitario nazionale. Il magistrato torinese ha aperto in questi giorni un fascicolo.

"Accertamenti esplorativi", dicono a Palazzo di Giustizia, per capire come la sanità italiana sta affrontando la questione. L'impatto economico del trattamento terapeutico su ogni singolo paziente è piuttosto forte. Se all'inizio si parlava di 77 mila euro (l'equivalente degli 84 mila dollari ipotizzati in partenza) oggi si è scesi più o meno a quarantamila. La somma è giustificata, come dice un recente studio coordinato dal Brigham and Women's Hospital di Boston. Ma resta alta. Soprattutto tenendo conto che sarebbero almeno 50 mila in tutta Italia le persone in attesa del Sofosbuvir. In procura, a Torino, ci si chiede come faranno le Regioni italiane, e in particolare la Regione Piemonte per ovvie questioni di competenza territoriale, a sostenere l'urto.

 

 

Il Ministero della Salute, Beatrice Lorenzin, ha previsto uno stanziamento di un miliardo di euro per il 2015-16 e ha annunciato fin dallo scorso marzo un decreto che individuerà tempi e modi con i quali i soldi verranno ripartiti fra le Regioni. Ma a Torino, secondo i report raccolti a Palazzo di Giustizia, di soldi non ne sono ancora arrivati. Bisogna inoltre capire cosa succederà nei prossimi mesi, perché non è impossibile che si affaccino alla ribalta farmaci di nuova generazione assai meno costosi. Il Piemonte, a differenza di altre Regioni, si è mosso per tempo e fin dallo scorso anno ha cominciato a mettere a punto i meccanismi necessari. Il 18 dicembre la Direzione Sanità ha pubblicato l'elenco dei sette centri specialistici per la prescrizione e l'erogazione del Sofosbuvir: a Torino (tre), Orbassano, Cuneo, Alessandria e Novara.

 

 

Alcune settimane dopo ha aggiunto i presidi di Asti, Biella e Omegna. Quindi ha creato una commissione di esperti che, a titolo gratuito, si occuperà di definire le strategie e di controllare la situazione. Non bisogna procedere come carri armati. La determina 64 del 13 febbraio 2015 lo dice con chiarezza: "la terapia presenta aspetti di particolare complessità e criticità quali, per esempio, la necessità di realizzare una gestione che veda l'integrazione tra diversi specialisti e la verifica del profilo di sicurezza dei medicinali con la necessità di raggiungere una buona 'compliance' da parte del paziente". "E occorre ancora - aggiunge il documento - considerare l'alto costo della terapia"

 

 

Il Sofosbuvir è il primo farmaco che promette di eliminare il virus dell'epatite C dai pazienti. Il farmaco, sviluppato dalla piccola compagnia Pharmasset poi acquistata dalla californiana Gilead, è un inibitore della Rna polimerasi, un enzima indispensabile al virus per replicarsi. Contrariamente alle altre terapie, che al massimo tengono sotto controllo il virus nel 50-70% dei casi, questa nei test sui pazienti ha raggiunto la totale eradicazione su una percentuale superiore al 90%. Negli Usa la terapia, venduta a 84mila dollari (66mila euro) a paziente, è già stata data a circa 70mila malati, facendo guadagnare alla Gilead 3,5 miliardi di dollari nel primo semestre.

 

 

In Europa alcuni paesi come la Germania, che hanno relativamente pochi casi, l'hanno adottata subito, mentre altri 14, fra cui l'Italia e la Francia, hanno iniziato una trattativa per poter abbassare il prezzo, troppo alto per chi deve curare decine o centinaia di migliaia di persone come si spera di fare da noi. In Italia la trattativa è stata condotta dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha raggiunto un accordo con l'azienda produttrice. Sempre sul fronte dei costi, un fondo ad hoc di 1 mld di euro, possibile grazie ad un emendamento alla Legge di stabilità, garantirà l'accesso alla cura dell'epatite C con il nuovo 'superfarmaco'. Lo stanziamento sarebbe recuperato dal Fondo Sanitario Nazionale contabilizzando anche i risparmi ottenuti grazie alla eliminazione della malattia. Secondo le stime più recenti le persone colpite dal virus dell'epatite C in Italia sono oltre un milione e, di queste, 400.000 sono in condizioni particolarmente difficili.

 

 

Il finanziamento permetterà al Servizio Sanitario Nazionale di erogare il nuovo farmaco anti-epatite C, dal costo di circa 40.000 euro per ciclo di terapia per paziente. L'emendamento prevede che 100 milioni nel 2015 arriveranno dallo Stato, mentre 900 milioni (400 nel 2015 e 500 nel 2016) dalle risorse vincolate a obiettivi specifici del Fondo sanitario. Approvato nel 2013 dall'ente americano per il controllo sui farmaci (Fda), il farmaco ha avuto la luce verde per la commercializzazione dall'Aifa. Per il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la possibilità di utilizzarlo e' soltanto un inizio. E' ''soltanto il primo importante passo - ha scritto in una recente nota - che dovrà condurci in pochi anni, e sulla base di un piano specifico di azione, ad eradicare completamente la malattia, vera emergenza nazionale''. Al momento è in fase di predisposizione il decreto del ministero della Salute di concerto con il ministero dell'Economia che individua le modalità con cui saranno ripartite tra le regioni le somme a titolo di rimborso per l'acquisto dei farmaci innovativi per la cura dell'Epatite C.

 

 

 

fonte: ansa

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