Renzi, troppe Asl. Lorenzin: l'Ssn va ben gestito

Redazione DottNet | 13/04/2015 21:30

''Ma vi sembra normale che ci siano regioni con 7 provincie e 22 Asl? E' una esagerazione. Se c'è accordo con le Regioni, perché tocca a loro intervenire, possiamo essere in condizione di ridurre le poltrone dei manager delle Asl e applicare i costi standard''.

Cosi' il premier Matteo Renzi sul problema dei risparmi da ottenere nella sanita', e la replica di Zaia, presidente della Regione Veneto, presa come esempio dal presidente del Consiglio, che si dice ''allibito'' dalle sue parole. Interviene anche la Fiaso, Federazione delle aziende Sanitarie ed ospedaliere:''il problema non e' quello di ridurre le poltrone dei manager delle Asl, ma di averne bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio'', afferma il suo presidente Francesco Ripa di Meana. "Prendo atto che il Presidente del Consiglio dello Stato italiano - dice Zaia - sfrutta la sua veste istituzionale per fare campagna elettorale. E' gravissimo, ma lo avevamo già intuito. E' ancor più grave che lo faccia dicendo stupidaggini. Intanto - aggiunge - informo il disinformato Renzi che in quella Regione, cioè il Veneto, le Asl sono 21 e non 22".Il governatore leghista spiega poi che "il Veneto ha i conti della sanità in attivo da 5 anni, senza introdurre mai addizionali Irpef regionali (unico in Italia) e senza mettere ticket se non quelli imposti da leggi nazionali. I direttori delle 21 Asl venete sono quelli che hanno prodotto la minor spesa sanitaria pro capite in Italia secondo dati Istat. Il Veneto è la Regione con il minor tasso di ospedalizzazione d'Italia (7 giorni contro 30 in altre Regioni), il che vuol dire che mentre altrove si cura un solo paziente in Veneto se ne curano, bene, ben quattro. Visto che vuole tanto occuparsi di sanità, di costi di siringhe e di costosità delle Asl ,dimostrando però di saperne ben poco, faccia l'unica cosa da fare: imponga subito, e a tutti, l'applicazione rigorosissima dei costi standard e capirà la differenza".

 

"La riduzione delle Asl e' in alcuni casi sicuramente necessaria ed è' un processo già' in atto da tempo in molte Regioni. E' bene però' - afferma Francesco Ripa di Meana- ricordare che gli accorpamenti di servizi e funzioni sono stati portati avanti in questi anni dagli stessi manager alla guida delle Aziende. Ed è sbagliata - aggiunge - l'equazione 'meno manager uguale più risparmio' perché' oltre ad incidere per lo zero virgola zero e qualcosa sui bilanci aziendali, molti di loro sono in aspettativa in altri enti della pubblica amministrazione, dove a volte erano anche meglio retribuiti. Il problema non e' quello di ridurre i manager ma di averne di bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio. Quelli che dagli anni '90 ad oggi proprio il management delle Aziende sanitarie ha contribuito a centrare, riducendo sensibilmente l'incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Che come certificato recentemente dall'Ocse e' oramai la più bassa d'Europa".

 

"Il taglio di 2,3 mld alla sanità non è stato imposto dalla legge di stabilità ma è stato deciso autonomamente dalle Regioni. Sono state loro a dichiarare di non saper ottenere i risparmi richiesti senza toccare il settore. Io sono stata da sempre contraria a questa ipotesi di una rinuncia da parte loro a quello che - ricordiamolo - era un aumento del Fondo sanitario nazionale e non una sua riduzione. Le nuove risorse per il settore che serviranno a finanziare gli investimenti in infrastrutture, a coprire i costi dei nuovi farmaci innovativi, dei nuovi Lea e del nomenclatore tariffario, arriveranno dai risparmi già previsti dal Patto per la salute". Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, incalza ieri mattina a Sky Tg 24.

Sempre restando in tema di risorse, e, più in particolare, sul bonus da 1,6 mld previsto dal Def, Lorenzin ha spiegato che la destinazione di questo 'tesoretto' resta ancora da stabilire. Rispondendo poi, alle parole del premier Matteo Renzi che, nel corso della conferenza stampa seguita all'ultimo Consiglio dei Ministri aveva parlato dei risparmi ottenibili da una riduzione del numero delle Asl, Lorenzin ha spiegato che su questo tema le Regioni sono libere di intervenire in piena autonomia.


"Alcune Regioni, come ad esempio la Toscana e la Calabria, hanno già deciso da sole di percorrere questa strada. L'importante, però, non è tanto il numero delle Asl quanto il fatto che non agiscano l'una contro l'altra all'interno dello stesso territorio. I veri risparmi sono piuttosto ottenibili da una buona gestione delle Aziende sanitarie da parte dei manager: sono loro a fare la differenza. Per questo con la mia riforma, inserita nel Ddl Madia, ho voluto istituire un Albo nazionale dei direttori generali. In questo modo, se i manager non raggiungono gli obiettivi previsti o non garantiscono ai cittadini l'erogazione dei Lea, possono essere mandati a casa e uscire dall'Albo. Anche i direttori sanitari e i Primari non saranno più scelti dalla politica".

Dal ministro è poi arrivato uno stop al "falso mito" del prezzo delle siringhe come paradigma di una sproporzione dei costi tra le diverse Regioni del paese. Lorenzin, smentendo dunque le dichiarazioni di Renzi che aveva usato proprio l'esempio dei differenti prezzi delle siringhe nelle diverse Regioni per parlare dei possibili risparmi ottenibili, ha spiegato: "Per affrontare seriamente questo tema sono già state istituite per legge le centrali uniche d'acquisto". Un importante risparmio per il ministro è poi ottenibile da un'opera di seria razionalizzazione sulla produttività delle strutture. "A questo si possono, inoltre, aggiungere gli sprechi derivanti alla medicina difensiva che ci costano circa 10 mld".

Tornando a parlare di Regioni, Lorenzin ha definito l'Italia un paese ancora "diviso in due: tra Regioni autonome e Regioni commissariate per deficit". "In alcune zone del paese - ha proseguito - la qualità delle prestazioni erogate è stata fortemente compromessa e restano ancora oggi delle disparità inaccettabili al Centro-Sud". Quanto, poi, al problema legato alle liste d'attesa, per il ministro il fenomeno presente in diverse zone del paese è causato "unicamente alle incapacità organizzative delle strutture".

Nel corso della trasmissione Lorenzin è stata poi interrogata sull'allarme lanciato dagll'Inghilterra sui rischi legati ai batteri antibiotico-resistenti. "In realtà non è una novità. Mi fa piacere che finalmente i media ne parlino anche qui da noi ma questo è un tema che, come Ministero della Salute, avevamo già messo in cima alla nostra agenda da oltre un anno. Sull'abuso di antibiotici e sul loro utilizzo al di fuori della prescrizione medica serve una battaglia culturale. Sarà importante anche la ricerca su nuovi antibiotici. Ricerca che - ha spiegato - è resa difficile dal fatto che, rispetto ad altre molecole, la ricerca sugli antibiotici è poco redditizia per le aziende farmaceutiche".

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