Inappropriatezza, pagano il medico e l'Asl. Dubbi sulla manovra

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 16/04/2015 18:22

"Il pericolo" che ulteriori tagli al fondo sanitario possano far cadere sui cittadini i costi dell'inappropriatezza "è stato scongiurato". Lo ha detto Lucia Borsellino, assessore alla Salute della Regione Sicilia in rappresentanza della Commissione Salute, Conferenza delle Regioni e PP.AA., commentando il documento al vaglio della Conferenza Stato-Regioni sui tagli alla sanità 2015. I costi dell'inappropriatezza delle cure, ha spiegato, se vanno fatti gravare su qualcuno "vanno fatti gravare su chi induce alla spesa, non sul fruitore. La nostra proposta di modifica è stata accolta ufficialmente dal governo".

"Una misura che in questo momento si vuole rendere strutturale - ha spiegato l'assessore a margine della conferenza - è quella contro l'inappropriatezza che gran parte delle Regioni operano attraverso meccanismi di monitoraggio e controllo. Con questo intervento si intende anche prevedere un meccanismo sanzionatorio da parte di chi induce a prestazione o prescrizione inappropriata. Una precedente stesura del documento - ha sottolineato Borsellino - prevedeva che i costi fossero in parte a carico del cittadino. Ma questo è un meccanismo che oltre a gravare sull'utente non determina un circuito virtuoso nell'aggiustamento del sistema. Per questo si è ritenuto invece più correttamente attribuire all'induttore della spesa il valore della prescrizione inappropriata". "Ieri - ha proseguito - sul documento si è rinviata la decisione definitiva, perché non c'è ancora un'intesa piena su tutti in punti emendativi che la commissione ha posto. Ritengo che il dibattito nei prossimi giorni sia orientato a rendere il documento non penalizzante nei confronti del cittadino".

 

Quella allo studio da parte delle Regioni è la 'solita manovra di tagli lineari in sanità', oltretutto con poche probabilità di dare effettivamente i risultati sperati, circa 2,5 miliardi di euro di minori spese. È unanime la bocciatura degli economisti sanitari alle misure che si stanno delineando in questi giorni:''Purtroppo si tratta alla fine di nuovi tagli lineari, che non ci aspettavamo - afferma Americo Cicchetti dell'università Cattolica di Roma - secondo me c'è un 50% di probabilità che si raggiunga la cifra sperata''.



L'unica misura di quelle previste, dalla rinegoziazione dei contratti alla riduzione dei fondi per la farmaceutica, che secondo l'esperto potrebbe dare risultati è il taglio di prestazioni e ricoveri inappropriati. ''Certo, non è una cosa facile da fare in pochi mesi, servirebbe un percorso più lungo - sottolinea -. Alcune Regioni più virtuose hanno già fatto il lavoro preparatorio, e possono intervenire subito, altre secondo me non ce la faranno mai''. Un altro settore in cui potrebbe essere possibile recuperare risorse è la rinegoziazione dei contratti per beni e servizi.

 

''In questo caso si tratta di spese per mense, lavanderie, aspetti che non vanno a impattare sulla qualità delle prestazioni sanitarie - spiega Francesco Saverio Mennini del Ceis dell'università di Tor Vergata -. Da alcuni studi che abbiamo fatto è emerso che ci sono delle differenze tali nei costi anche all'interno della stessa regione che è possibile recuperare fino a due miliardi di euro, quindi anche di più di quanto previsto dall'intesa. Questo è l'unico aspetto positivo dei tagli previsti, mentre gli altri sembrano seguire ancora una logica di 'silos economy', in cui si tagliano i singoli settori senza considerare tutto il percorso assistenziale. La farmaceutica ad esempio ha dei tetti già sottostimati, si possono razionalizzare i costi con delle analisi di costo-efficacia ma non certo fare altri tagli''.

 

Di tagli lineari parla anche Gilberto Turati, economista dell'università di Torino. ''Non si riesce ancora a far passare il concetto che i tagli lineari fatti in questo modo non premiano chi è efficiente - afferma Turati, che è anche nella redazione del sito lavoce.info -. Peraltro questi 2,5 miliardi andavano definiti molto tempo fa, perchè si riferiscono all'anno 2015, invece siamo già a metà anno. Immaginiamoci un direttore di Asl, magari appena insediato, che si trova a maggio a dover tagliare su spese già previste, avrà molti problemi''.

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