Medici in rivolta: non pagheremo i costi dell'inappropriatezza

Professione | Redazione DottNet | 17/04/2015 20:22

E' rivolta contro l'emendamento che scarica sul medico e sulle Asl i costi dell'appropriatezza. Contro il provvedimento, che porta la firma di Lucia Borsellino, assessore alla Salute della Regione Sicilia in rappresentanza della Commissione Salute, Conferenza delle Regioni e PP.AA, sono scesi in campo le associazioni di categoria.

"Forte preoccupazione e contrarietà" sui contenuti della bozza d'intesa Stato-Regioni, e sulle proposte di emendamento fatte dalle Regioni stesse, per razionalizzare la spesa sanitaria". Questo quanto esprime, in una nota, la Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri, la cui presidente Roberta Chersevani ritiene non si possa "pensare di conseguire l'appropriatezza, imponendo per decreto modalità e percorsi che non coinvolgano, e da subito" i 'camici bianchi', visto che "obiettivo di ogni intervento deve, invece, sempre garantire qualità e sicurezza delle cure e salute del cittadino. Tutto questo non si può certo realizzare attraverso una logica intimidatoria dei professionisti, e in un'ottica esclusivamente di risparmio economico. La nostra, in ogni caso, non è una chiusura, ma un'apertura a percorsi condivisi", prosegue la professionista. La Fnomceo, pertanto, fa sapere di esser pronta ad "attivare una campagna rivolta ai cittadini, che sarebbero i primi ad essere penalizzati da questi provvedimenti".
 

Per i medici di famiglia la norma. “Comporterà effetti devastanti sul diritto alla salute dei cittadini, fino anche a vanificare il dettato dell’art. 32 della Costituzione”., si legge in una nota della Fimmg. I medici di medicina generale evidenziano come Al di fuori delle condizioni di erogabilità le prestazioni saranno poste a totale carico dell’assistito”, ma queste condizioni necessarie per accedere ad esami e prestazioni specialistiche saranno autoreferenzialmente decise, nel nome di una appropriatezza ricavata a posteriori, rigida, burocratica, poco trasparente e spersonalizzante l’assistenza, dagli stessi (Regioni) che si rivarranno patrimonialmente sui medici prescrittori, che vogliono obbligare, ricattandoli economicamente, ad una obbedienza acritica, eversiva rispetto al rapporto personale che caratterizza e vivifica l’attività della medicina di famiglia”.

 

Per Fimmg “non solo i medici saranno messi in condizioni di operatività veramente insostenibili, ma il risultato finale sarà che i cittadini, dopo aver pagato le tasse, dovranno rivolgersi alle assicurazioni private o sostenere direttamente le spese di assistenza, secondo un percorso ben studiato di progressivo smantellamento della Sanità pubblica a favore di già predisposti e delineati attori privati, rispondenti unicamente a logiche di profitto. I cittadini ogni giorno ricevono notizie sulla golosità che il profitto induce a scapito dell’efficienza e del diritto, evidentemente le Regioni no”.


 

Il medico – prosegue il comunicato - dovrà scegliere fra l’applicare rigorosamente queste nuove norme, che lo espongono al rischio di una denuncia deontologica, civile e penale per non aver messo in atto tutto ciò che in scienza e coscienza è utile per l’assistito, indipendentemente da norme e direttive (esistono sentenze esemplificative in cui il giudice considera responsabile il medico che non ha trasgredito le direttive aziendali nell’interesse del paziente) o trasgredire quelle stesse norme e vedere il patrimonio proprio e della famiglia depauperato dall’arbitrio del tecnocrate di turno, che potrebbe modulare il proprio zelo sulle esigenze di cassa dell’ASL di appartenenza, magari confidando sul fatto che accendere un contenzioso legale, oltre ai costi, prevede 5-10 anni di peregrinazioni giudiziarie”.


 

Occorrerà – afferma la Fimmg - nel giuramento d’Ippocrate aggiungere il requisito dell’eroismo e della disponibilità al martirio, considerando a questo punto che diventiamo l’unico paese europeo dove si “penalizza e patrimonializza” l’atto medico. Risulterà minato alla base non solo lo storico rapporto di fiducia fra medico di famiglia e assistito che lo ha scelto, ma anche quello, non meno importante, seppur più mediato con il medico ospedaliero, che si tradurrà nella diffidenza verso il SSN stesso per manifesto conflitto d’interessi”.
 

 

In realtà – attacca la Fimmg - la Conferenza delle Regioni, dopo aver gestito male la sanità negli ultimi 15 anni, richiamata dalla crisi a responsabilità finanziarie ineludibili, non pensa di scegliere con chiarezza e trasparenza, riducendo il pletorico apparato amministrativo o indicando inequivocabilmente quello che le condizioni economiche non consentono più di concedere, ma aumenta ulteriormente la spesa con norme che prevederanno apparati di controllo e conseguenti contenziosi, che graveranno comunque sulla spesa pubblica. Ritiene più conveniente riversare anche i costi gestionali sul cittadino mentre gli nega quelli assistenziali, ma per cercare di gestire il consenso della popolazione si nasconde dietro la cortina fumogena di norme più adatte ad un contabile che a un clinico, e le affida alla applicazione di capri sacrificali già selezionati, i medici, per precostituire una via di fuga dalle responsabilità politico/amministrative”.
 

 

Rivolgiamo un ultimo appello al Governo- conclude la nota - , alle forze politiche responsabili, alle associazioni di cittadini e anche ai media, perché questi deliri regionali possano essere fermati e perché si rifletta con attenzione sulle prossime modifiche costituzionali, in particolare sul Titolo V, affinché non si dia alle Regioni la potestà di cancellare l’articolo 32 della Costituzione. Il problema dell’appropriatezza e in genere degli sprechi in sanità esiste, non ci chiamiamo fuori, anzi confermiamo la nostra disponibilità ad un confronto serio e approfondito con tutti gli attori del servizio sanitario. Non ci stancheremo di richiamare tutti alle proprie responsabilità, i medici per primi, perché se l’omicidio del SSN dovesse essere perpetrato, vogliamo poterlo piangere con una coscienza sgombra da rimorsi”.


 

Qui non si tratta più di tagliare gli sprechi – aggiunge il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli Silvestro Scotti, - di fatto si è trovato il modo di ricattare i medici, che non prescriveranno in base alla appropriatezza della ricetta ma in base al fatto che quella ricetta sia valutabile come appropriata. Ma chi deciderà cosa è appropriato e cosa non lo è? E con quali criteri lo deciderà? La verità è che l’appropriatezza non sarà valutata sul caso concreto, bensì su costi standard e statistiche. Io mi rifiuto di considerare un paziente come un costo. I medici giurano di curare secondo scienza e coscienza, non di curare solo se non costa troppo”.  

 

Ciascun medico prescrittore – spiega – movimenta in media 700 mila euro l’anno, solo con le prescrizioni di farmaci. Si arriva a circa 2 milioni di euro con le prestazioni diagnostiche. E in molti casi sono accertamenti che vengono richiesti da altri specialisti. Dunque c’è la possibilità di essere chiamati a rispondere per cifre esorbitanti a fronte di un guadagno annuo di circa 50 mila euro, che è quanto in media guadagna un medico di medicina generale”. “Sono fiducioso che il presidente Stefano Caldoro, come ha già dimostrato di voler fare, si opporrà a questa soluzione. Ci sono altri modi e altre strade per essere virtuosi. Non costruiamo una sanità, come avviene in altri paesi, nella quale i medici prima di curare il malato gli chiedono se ha un’assicurazione sanitaria”.


 

L’emendamento proposto dalle Regioni che scarica sui medici la responsabilità patrimoniale su presunte ed eventuali prescrizioni inappropriate è uno scandalo. Siamo ormai alla totale deresponsabilizzazione delle Istituzioni che fanno ricadere le inefficienze organizzative e strutturali della sanità su chi, invece, si prende realmente cura tutti i giorni della salute dei cittadini”. È quanto afferma in una nota il segretario nazionale degli specialisti ambulatoriali del Sumai-Assoprof, Roberto Lala. “Ci lascia inoltre perplessi e preoccupati – prosegue Lala – la scelta di voler procedere attraverso un decreto a misure di questo tipo che come ampiamente dimostrato richiedono invece un ampio lavoro di condivisione con i professionisti sanitari. Le Regioni non possono continuare a operare ad occhi chiusi e con l’accetta. Ed è ora che il Ministero della Salute e il Governo battano un colpo perché non potranno seguitare all’infinito facendo finta che lo scempio in atto non li riguardi” “Ci risulta ormai oltre modo evidente – conclude Lala – la logica prettamente economica e assolutamente unidirezionale che muove progetti di questo tipo e più in generale anche i tagli della manovra e il Documento di Economia e Finanza. Il tempo delle promesse e degli annunci si avvia alla scadenza e come specialisti ambulatoriali non escludiamo al più presto l’attivazione di opportune forme di protesta”.


 

Fonte: fnomceo, fimmg, sumai

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