Allarme post infarto: il 25% sviluppa una nuova insufficienza cardiaca

Redazione DottNet | 12/12/2008 13:55

Sopravvivere a un infarto è sempre più frequente nel nostro Paese, visto che la mortalità dei pazienti ricoverati nelle unità coronariche è scesa dal 7% al 4%. Tuttavia la vera emergenza è rappresentata dal periodo post-infarto, in cui il 25% degli infartuati sviluppa una nuova insufficienza cardiaca, e il 50% una disfunzione della pompa cardiaca.

A lanciare l'allarme sono i cardiologi della Società italiana di cardiologia (Sic). ''Gli infarti ormai vengono curati bene - spiega Francesco Fedele, presidente della Sic - Sempre più persone vengono 'intercettate' e arrivano da noi in ospedale, come dimostra l'aumento del 30% dei ricoveri per infarto negli ultimi 7-8 anni''. Ma i problemi non finiscono una volta usciti dall'ospedale. Molti pazienti sviluppano insufficienze cardiache, anche nel giro di sei mesi, in molti casi con esito letale: si tratta del 15% degli uomini e del 20% delle donne nel primo anno dall'infarto. ''Il problema - aggiunge Raffaele Bugiardini, coordinatore della commissione del Congresso Sic - è che a sei mesi dall'infarto circa il 50% delle persone smette di prendere i quattro farmaci salvavita, cioè aspirina, aceinibitori, betabloccanti e statine. Questo perchè il medico smette di prescriverli, probabilmente per le lamentatele dei pazienti. Un'opera questa che riesce meglio alle donne, che hanno un trattamento farmacologico inferiore del 30%, come dimostra una nostra indagine condotta in 15 asl''. Serve dunque maggiore prevenzione e opera di educazione, conclude Giuseppe Oreto, vicepresidente Sic, ''soprattutto se consideriamo che i costi finanziari per la società della morte improvvisa da arresto cardiocircolatorio sono ingentissimi. Vanno dagli 8mila ai 16mila milioni di euro l'anno''.

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