La dieta nell’insufficienza renale cronica

Medical Information Dottnet | 27/04/2015 16:03

La terapia conservativa della IRC comprende una dieta ipoproteica e ipofosforica.

Nei vari stadi dell’insufficienza renale cronica (IRC) la dieta è importante nella terapia conservativa che si definisce “dietetica e farmacologica”. Molti sintomi caratteristici dell’IRC possono essere attenuati e corretti grazie ad una dieta adeguata.²

La dieta ipoproteica limita la produzione giornaliera di cataboliti azotati, tra cui l’urea, derivanti da un apporto incontrollato di proteine. Questi cataboliti si accumulano nel sangue perché il rene nell’IRC non è in grado di eliminarli. La nausea, il vomito, l’alito urinoso, la gastrite e l’esofagite, con conseguente perdita di appetito, sono dovuti all’accumulo di urea e possono causare malnutrizione. Questi sintomi scompaiono quando l’urea plasmatica si riduce a valori di poco superiori alla norma, come si verifica nei pazienti che seguono una dieta ipoproteica. Riducendo l’apporto proteico si diminuisce l’assunzione di aminoacidi solforati e quindi di idrogenioni. La dieta ipoproteica può prevenire l’insorgenza di acidosi metabolica che provoca un aumentato catabolismo proteico soprattutto a livello muscolare. Inoltre, la diminuzione dell’apporto proteico nei pazienti con IRC riduce l’iperfiltrazione nei nefroni residui con un significativo calo del GFR di tipo funzionale. Questa riduzione del GFR, osservata in molti pazienti, è attribuita ad una correzione dell’iperfiltrazione che accelera il danno renale nei nefroni residui.¹

La riduzione dell’apporto alimentare di fosforo, largamente presente in molti alimenti (in particolare nei latticini e nel tuorlo d’uovo), è utile nella terapia conservativa dell’IRC. La dieta ipofosforica previene l'accumulo di fosforo nell'organismo e le sue conseguenze, in particolare l’aumento della produzione di paratormone (PTH). L’iperparatiroidismo secondario, se non prevenuto o corretto, può provocare le alterazioni ossee tipiche dell'insufficienza renale (osteodistrofia uremica). Inoltre, l’aumento del fosforo circolante contribuisce alla formazione delle calcificazioni metastatiche riscontrabili in molti tessuti. Quando il fosforo è elevato nel sangue, infatti, tende a precipitare come fosfato di calcio nei tessuti (vasi arteriosi, tessuti periarticolari e rene). Tutto questo può essere prevenuto se l’apporto alimentare di fosforo viene rigidamente controllato.¹

E’ importante tenere sotto controllo l’apporto di cloruro di sodio per ottenere una migliore risposta ai farmaci nel trattamento dell’ipertensione arteriosa e ridurre il rischio di ritenzione idro-salina.¹

Il controllo dell’apporto idrico è fondamentale, infatti, molti pazienti con IRC vengono invitati a seguire una terapia idropinica per aumentare la diuresi. Un apporto eccessivo di liquidi può indurre ipoosmolarità, anche perché spesso l’apporto di sodio è ridotto. E’ consigliabile, pertanto, che i pazienti in terapia dialitica, in particolare con IRC agli stadi IV e V, assumano acqua o altri liquidi nelle quantità strettamente necessarie a soddisfare il senso di sete

Un’alternativa alla dieta ipoproteica-ipofosforica  è rappresentata dalla dieta vegetariana con proteine complementari.²

Le nefropatie croniche possono trarre beneficio dalla dieta ipoproteica-ipofosforica e dalla dieta vegetariana con proteine complementari, soprattutto se i pazienti sono adeguatamente informati sull’importanza che riveste una corretta terapia dietetica. Anche in caso di nefropatie proteinuriche con IRC è utile una dieta ipoproteica, purché si aumenti l’apporto di proteine animali (o della soia, nel caso della dieta vegetariana) di tanti grammi quanti siano i grammi di proteine perse con le urine.¹

Riferimenti bibliografici:

1. Bellizzi V. Low-protein diet or nutritional therapy in chronic kidney disease. Blood Purif. 2013;36(1):41-6.

2. Barsotti G. Perché una dieta nell’insufficienza renale cronica? Fondazione Italiana del Rene

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