Il 60 per cento guarisce dal cancro ma ancora troppi sprechi

Oncologia | Redazione DottNet | 28/04/2015 17:50

Il cancro non è più un nemico imbattibile: in sei casi su 10 a vincere è, infatti, il paziente che guarisce. Un dato che fa ben sperare, anche se le criticità restano ancora tante, a partire dalla prevenzione che va implementata e dal problema dello spreco di risorse con ben il 15% degli esami di imaging ad alto costo che risulta inutile o evitabile. E' un quadro variegato quello dello stato dell'oncologia in Italia tracciato dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in un convegno nazionale al Senato.

Un'occasione alla quale non ha voluto mancare il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, collegata in videoconferenza per il suo avanzato stato di gravidanza, ha lanciato un messaggio chiaro: ''Bisogna dire alla gente che dal cancro oggi si può guarire, ma che non bisogna avere paura di fare gli esami di screening. La prevenzione è fondamentale''. Eppure, denunciano gli oncologi, l'adesione ai programmi di screening è ancora insufficiente soprattutto al Sud, ed i percorsi terapeutici non sono uniformi nelle varie Regioni con conseguente spreco di risorse. Se si guarisce di più, i casi continuano tuttavia ad aumentare: 370mila ogni anno sono le persone che si ammalano di tumore, con mille nuovi casi al giorno e 175mila decessi. Ma a fronte di ciò, dal 1990 al 2007 la sopravvivenza è aumentata del 18% e solo in Italia si contano 2,5 mln di 'sopravvissuti' ai tumori. Tanto dunque è stato fatto, ma sul fronte prevenzione bisogna fare di più: ''Oggi le Regioni che hanno attivato le reti oncologiche regionali sono pochissime - ha affermato Lorenzin - ma senza una rete regionale non possiamo fare un lavoro di supporto, prevenzione, trattamento e assistenza. Dove si hanno dei Registri oncologici regionali che funzionano, invece, riusciamo ad avere dati certi e a fare investimenti precisi''.

 

L'attivazione delle reti oncologiche regionali infatti, rileva il presidente Aiom Carmine Pinto, ''procede con estrema lentezza. Oggi, ad esempio, servono fino a 60 giorni per un'operazione di chirurgia oncologica, ma con le reti si potrebbero abbattere del 30% questi tempi". Altro nodo è appunto quello dei costi: ''Si potrebbero risparmiare milioni di euro - afferma Pinto - evitando quel 15% di esami inutili, esami oncologici di imaging costosi ma spesso prescritti in modo scorretto, mentre più in generale vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema sanitario circa 350 mln di euro''. Risorse che potrebbero invece essere impiegate per garantire l'accesso ai farmaci innovativi in arrivo: "Il passo avanti - spiega Pinto - è rappresentato in oncologia dalla medicina personalizzata e dalle terapie mirate che agiscono solo sulle cellule malate preservando quelle sane, cui si aggiunge una nuova importante arma nel trattamento della patologia neoplastica rappresentata dall'immunoterapia, che riattiva il sistema immunitario contro il tumore''. Per questo, è la richiesta del presidente degli oncologi, ''è necessario avere un Fondo unico nazionale per i farmaci innovativi oncologi in arrivo a breve, a partire dai nuovi medicinali immunoncologici, superando - conclude - le criticità legate ai prontuari regionali''

 

fonte: ansa

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