Arrestano farmacista e il padre medico si uccide: il prezzo che pago

Redazione DottNet | 28/04/2015 20:32

C'è rammarico nelle parole del farmacista figlio del pediatra Marco Menetto (nella foto) che si è tolto la vita buttandosi dal Ponte Monumentale, in pieno centro a Genova, accusando la magistratura.

"Adesso sono libero. Ma a che prezzo? Ho perso mio padre e stavo per perdere mia madre. Non entro nel merito dell'inchiesta, la magistratura farà il suo corso. Ma sono sicuro che riuscirò a dimostrare la mia innocenza. Non punto il dito contro la magistratura, non è colpa dei magistrati se mio padre si è ucciso. Ma questa vicenda mi ha distrutto". I suoi genitori aveva deciso di uccidersi insieme, il papà ci è riuscito, alla madre è mancato il coraggio: il papà del farmacista, prima di togliersi la vita ha lasciato un biglietto con scritto "La magistratura miope a volte uccide", riferendosi all'inchiesta della procura di Monza su un traffico di farmaci salvavita in cui è rimasto coinvolto il figlio finito agli arresti domiciliari e tornato libero ieri (ha solo l'obbligo di firma due volte alla settimana).

 

 

"Mio padre - continua il farmacista - era una persona stimata da tutti. Il suo non era un mestiere (era un pediatra, ndr), un lavoro, ma una missione. Rinunciava a tutto, anche ad andare al cinema, per essere reperibile se qualche bimbo aveva bisogno del suo aiuto. Era votato al bene dei suoi bimbi". "L'inchiesta lo aveva turbato parecchio, ma non pensavo fosse arrivato a questo punto. I miei genitori erano convinti dell'innocenza mia e di mia moglie e mi erano stati vicini". La prima cosa che il farmacista ha fatto dopo la revoca degli arresti domiciliari è stata quella di andare dalla madre. "Sono andato a trovarla. L'ho abbracciata e le sono stato vicino. Non abbiamo parlato di quello che è successo. Non è il momento e lei è ancora sotto choc. Quando si rimetterà, magari ne parleremo''. Il suicidio del pediatra però agli occhi dei magistrati genovesi non è "di quelli lineari".

 

 

Tanto che il sostituto procuratore Biagio Mazzeo ha delegato la squadra mobile di approfondire alcuni aspetti. Come ha fatto un uomo con gravi problemi all'anca ad arrampicarsi sul muretto, scavalcare la ringhiera e lasciarsi cadere nel vuoto? La moglie lo ha aiutato? La polizia ha sequestrato i biglietti lasciati dall'uomo nella macchina e la busta conservata in casa. "Mamma e papà ti vogliono bene e anche se non ci siamo più ti aiutiamo lasciandoti tutto", si legge nel foglietto che accompagnava effetti personali e indicazioni su conti correnti. Nei prossimi giorni verrà dato incarico per l'autopsia. "Il mio assistito - dicono i difensori del farmacista, gli avvocati Lina Armonia e Umberto Pruzzo - non si sente in colpa. Il senso di colpa dovrebbero averlo altri che emettono provvedimenti con tanta fretta".

 

 

Fonte: ansa