La melatonina migliora sonno e funzionamento cognitivo nell’Alzheimer

Neurologia | Medical Information Dottnet | 30/04/2015 09:22

Uno studio recente ha dimostrato che la melatonina a rilascio prolungato migliora il funzionamento cognitivo e la qualità del sonno.

Lo studio clinico randomizzato, in doppio cieco e in parallelo, è stato condotto per valutare se la somministrazione di melatonina a rilascio prolungato sia efficace e sicura nella terapia dei disturbi del sonno che si riscontrano nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer.

Sono stati coinvolti nello studio 80 pazienti (50.7% uomini e 49.3% donne di età media 75.3 anni [range, 52-85 anni]) con diagnosi di malattia di Alzheimer da lieve a moderata, che presentavano o meno insonnia, sottoposti a terapia standard con inibitori dell'acetilcolinesterasi e in alcuni casi anche memantina. I pazienti sono stati trattati per 2 settimane con placebo e poi assegnati in modo casuale (1:1) a ricevere 2 mg di melatonina a rilascio prolungato (PRM) oppure il placebo ogni sera per 24 settimane e in seguito sottoposti a 2 settimane di somministrazione del placebo.

Sono stati valutati l'AD Assessment Scale-Cognizione (ADAS-Cog, per valutare il deterioramento cognitivo), l’Instrumental Activities of Daily Living (IADL, valutazione delle attività eseguite in modo indipendente in un giorno), il Mini-Mental State Examination (MMSE, test per la valutazione dei disturbi dell'efficienza intellettiva) ed il sonno è stato valutato mediante il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI, questionario di auto-valutazione della qualità del sonno e dei disturbi nel corso di un mese) e un diario quotidiano del sonno. Nello studio è stato considerato anche il profilo di sicurezza del trattamento.

I pazienti trattati con PRM (24 settimane) hanno mostrato performance cognitive significativamente migliori rispetto ai pazienti trattati con placebo, come indicato dal IADL (p= 0.004) e dal MMSE (p=0.044). Per l’ADAS-Cog non sono state riscontrate differenze tra i gruppi. La qualità del sonno, valutata con il PSQI, è risultata migliore con somministrazione di PRM (p= 0.017). Nel sottogruppo con insonnia (PSQI≥6), il trattamento con PRM ha determinato un effetto clinicamente significativo rispetto al placebo per lo score medio di IADL (P=0.032), di MMSE (+1.5 rispetto a -3 punti) (p=0.0177), e per il miglioramento della qualità del sonno (p=0.04). I valori medi di ADAS-Cog (-3.5 rispetto +3 punti) (p= 0.045) sono risultati significativamente migliori con PRM. I dati ottenuti hanno dimostrato che le differenze tra i due gruppi sono risultate maggiormente significative con un trattamento più lungo. La PRM è stata ben tollerata, con un profilo di sicurezza simile a quello del placebo.

In conclusione, l’aggiunta di PRM ha mostrato effetti positivi sul funzionamento cognitivo e ha migliorato la qualità del sonno nei pazienti con AD rispetto al gruppo del placebo, soprattutto in quelli affetti da insonnia. I risultati hanno evidenziato un possibile collegamento tra l’insonnia e il declino cognitivo, per cui l’aggiunta del trattamento con melatonina a rilascio prolungato alla terapia standard potrebbe migliorare il management dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer.

Riferimenti bibliografici:

Wade AG, Farmer M, Harari G, Fund N, Laudon M, Nir T, Frydman-Marom A, Zisapel N. Add-on prolonged-release melatonin for cognitive function and sleep in mild to moderate Alzheimer’s disease: a 6-month, randomized, placebo-controlled, multicenter trial. Clin Interv Aging.2014 Jun 18;9:947-61.

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