L’enzalutamide è efficace nel carcinoma prostatico metastatico

Medical Information Dottnet | 08/07/2015 17:39

L’impiego dell’enzalutamide è risultato efficace e ben tollerato nel carcinoma prostatico progredito dopo il trattamento con docetaxel.

Lo studio di fase III, randomizzato e in doppio cieco, è stato condotto per valutare l’efficacia e la sicurezza di enzalutamide in pazienti affetti da carcinoma prostatico resistente alla castrazione (mCRPC) precedentemente trattati con docetaxel. Inoltre, nello studio è stata valutata la differente risposta al farmaco tra pazienti europei (n=684 soggetti) e nordamericani (n=395 soggetti).

Sono stati coinvolti nello studio pazienti con diagnosi confermata di carcinoma metastatico della prostata, livelli di testosterone minori di 50 ng/dL, precedentemente trattati con docetaxel che hanno mostrato progressione della malattia. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale (2:1) al trattamento con 160 mg/die di enzalutamide oppure al gruppo a cui è stato somministrato il placebo per via orale.

L'endpoint primario è stato la sopravvivenza globale in un'analisi post hoc. Gli endpoint secondari hanno incluso la misurazione del livello di PSA, la risposta oggettiva dei tessuti molli e la health-related quality of life in men with prostate cancer (HRQL) mediante il questionario The Functional Assessment of Cancer Therapy-Prostate (FACT-P) per valutare la qualità della vita degli uomini affetti da carcinoma prostatico, la valutazione della progressione della malattia e del dolore (misurato come incremento rispetto ai valori basali nella scala del dolore FACT-P).

I risultati ottenuti, hanno dimostrato che enzalutamide ha significativamente migliorato la sopravvivenza globale rispetto al placebo sia nei pazienti europei e che nordamericani. La sopravvivenza globale media nei pazienti europei è risultata più lunga rispetto ai pazienti nordamericani. Tuttavia, l'effetto relativo del trattamento, espresso come hazard ratio con un intervallo di confidenza del 95%, è risultato simile nei pazienti di entrambe le provenienze: 0.64 (0.50, 0.82) per gli europei e 0.63 (0.47, 0.83) per i nordamericani. I miglioramenti significativi degli altri endpoint hanno confermato ulteriormente i benefici apportati dal trattamento con enzalutamide rispetto al placebo nei pazienti di entrambe le provenienze. Il profilo di tollerabilità di enzalutamide è risultato comparabile nei pazienti europei e nordamericani, gli eventi avversi più comuni riportati sono stati stanchezza e nausea. Quattro pazienti europei (4/461 trattati con enzalutamide, 0.87%) e un paziente nordamericano (1/263 trattati con enzalutamide, 0.38%) hanno manifestato convulsioni. La differenza della sopravvivenza globale media è risultata legata in parte al tempo di sviluppo del mCRPC e all'ingresso nello studio.

L’analisi post hoc ha mostrato che il trattamento con enzalutamide è stato efficace e ben tollerato nei pazienti affetti da mCRPC, che in precedenza avevano mostrato progressione della malattia durante il trattamento con il docetaxel, sia nel gruppo di origine europea che nel gruppo nordamericano. La sopravvivenza globale media è risultata superiore negli europei mentre il profilo di sicurezza è stato paragonabile nei pazienti di entrambe le provenienze.

 

Riferimenti bibliografici:

Merseburger AS, Scher HI, Bellmunt J, Miller K, Mulders PF, Stenzl A, Sternberg CN, Fizazi K, Hirmand M, Franks B, Haas GP, de Bono J, de Wit R. Enzalutamide in European and North American men participating in the AFFIRM trial. BJU Int. 2015 Jan;115(1):41-9