Paziente diabetico: moderni approcci per un antico problema

Francesco Bogliolo | 08/07/2015 13:22

L’OMS ha rilevato che nell’anno 2000 le patologie croniche sono state la causa del 60% dei decessi ed il 43% del carico globale di malattia.

Nel 2020 le stime parlano del 60% del carico globale, di cui l’84% nei paesi in via di sviluppo. Infatti, soprattutto nella dimensione del libero mercato, si assiste ad un incremento della distribuzione dei rischi sanitari connessi a tali malattie: tabacco, alcool e regimi alimentari disordinati sono in costante aumento a livello mondiale.

I paesi in via di sviluppo sono un mercato attraente per i beni di consumo: ma proprio per questo rappresentano un bacino di utenza incontrollato e incontrollabile. In ogni caso, la dimensione multietnica della maggior parte delle nostre città richiede comunque di avere un approccio alle problematiche che sono diretto esito di principi di globalizzazione ben lontane dalla promozione di efficaci stili di vita e di salute.

I modelli sanitari esistenti sono disegnati soprattutto per fornire assistenza medica nel caso di episodi acuti.

Una delle conseguenze è la difficoltà di avere gestioni efficaci delle malattie croniche, soprattutto perché si ha una dispersione delle risorse su interventi ad alta intensità sanitaria: in Europa il 70% dei giorni di degenza è utilizzato per posti letto di emergenza. Molti di questi ricoveri sono invece prevenibili e preventivabili attraverso il rafforzamento dell’utilizzo delle risorse di assistenza sanitaria primaria e territoriale.

Nel setting della medicina generale le patologie croniche rappresentano una consistente percentuale sia in termini di accessi all’ambulatorio che di spesa diagnostico/farmaceutica. Spesso però tali pazienti ricevono un’assistenza frammentata e centrata a volte sul medico di medicina generale, altre volte orientata verso la medicina di specialità, sovente riversata sull’ospedale di riferimento. E spesso tale “filiera” non consente la continuità delle cure conducendo a forme di assistenza sub-ottimali, a mancata continuità terapeutica e a doppie prese in carico.

La medicina generale ha intrapreso da alcuni anni un processo di reengineering che sta trasformando il MMG (Medico di Medicina Generale) da singolo operatore a professionista che opera in team.

La nascita delle medicine di gruppo ha permesso di offrire ai pazienti una serie di opportunità di accesso ai servizi sanitari territoriali che hanno migliorato le performance del MMG sia in termini quantitativi che qualitativi.

Basti pensare all’apertura degli ambulatori anche per 12 ore nel corso della giornata, il che permette una continuità assistenziale, la condivisione all’interno del gruppo della cartella clinica informatizzata, frequenti momenti di confronto (audit clinico) e relativa gestione in team dei pazienti che trovano, così, un punto di riferimento costante e qualificato presso lo studio del proprio medico di famiglia senza doversi rivolgere al più vicino ospedale.

Ma tutto ciò non è sempre sufficiente a rispondere in maniera continuativa ai bisogni che scaturiscono da patologie croniche complesse dove si intersecano diversi aspetti: clinici ma anche gestionali. Il diabete mellito è una delle più subdole patologie croniche: spesso i pazienti restano asintomatici fino alla comparsa di sequele cliniche importanti ma tardive.

Le innovazioni terapeutiche che negli ultimi anni si sono rese disponibili e ancor più quelle che in futuro avremo a disposizione non sono né saranno sufficienti per governare questi pazienti e la loro patologia.

“Contenuto a carattere medico o sanitario proveniente da una esperienza personale dell’utente”

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