Tra scioperi e mobilitazioni sarà un maggio caldo per i medici

Medicina Generale | Redazione DottNet | 08/05/2015 18:20

Una giornata di stop con la chiusura degli studi per lo sciopero confermato del 19 dei medici di famiglia ed un maggio che si annuncia 'caldissimo', tra mobilitazioni e campagne informative indirizzate ai cittadini.

I medici di famiglia scendono in campo e annunciano battaglia perchè, avvertono, a rischio è la stessa sopravvivenza della figura del medico di base. Per questo, ha spiegato in conferenza stampa il segretario della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, da domani parte la campagna 'Io non vado col primo che capita. Il mio medico di famiglia lo scelgo io' per dire 'no' alla ''abolizione del medico di famiglia''. E' infatti proprio questa la prospettiva ''inevitabile e che si realizzerà nei fatti a causa delle politiche delle Regioni, mirate - afferma - a limitare la professionalità e libertà del medico nel suo rapporto di fiducia con i pazienti e guidate solo da criteri economicistici e di bilancio''.

 

 

Paradossalmente, spiega, si arriverà al punto in cui a 'curare' il paziente sarà il burocrate regionale che, imponendo limitazioni a tavolino, impedirà al medico di esercitare liberamente la propria professione nell'interesse del paziente: ''Magari il medico riterrà necessario prescrivere un numero X di esami e farmaci, ma sarà costretto a prescriverne solo alcuni per i limiti di bilancio imposti, e gli altri dovrà pagarseli il cittadino''. Tutto ciò a fronte dello stallo delle trattative per il rinnovo della convenzione della categoria con il Servizio sanitario e ''nessuna convenzione - avverte la Fimmg - significa nessuna garanzia per la libertà di scelta del cittadino e per la libertà di curare del medico, significa impossibilità di sanzionare la parte regionale eventualmente inadempiente nei confronti dei medici e dei diritti dei cittadini e significa non riorganizzare la Medicina di famiglia secondo criteri di migliore corrispondenza con i bisogni dei cittadini''. Rivendicazioni che non hanno nulla di economico: ''La Fimmg non chiede, in questo particolare momento del Paese, aumenti di stipendio per i medici, ma che i professionisti siano messi nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie capacità assistenziali'', precisa Milillo.

 

 

Da qui lo sciopero e la campagna di mobilitazione: dal 18 maggio le città saranno 'tappezzate' di maxi manifesti per informare i cittadini sulle ragioni della protesta. Si entrerà nel vivo già domani e domenica con la manifestazione 'Studi aperti' nei week end, in occasione della quale verranno aperti al pubblico alcuni ambulatori nelle varie province ed i medici illustreranno ai pazienti quali sono i rischi che sta correndo la medicina generale. L'iniziativa sarà replicata il 23 e 24 maggio. Inoltre sarà lanciata online una petizione diretta al Premier, ministro della Salute e presidenti delle Regioni. La protesta avrà il suo culmine con lo sciopero nazionale del 19 maggio: gli studi saranno chiusi dalle 8 alle 20, ma verranno garantite le urgenze (visite domiciliari urgenti, assistenza domiciliare integrata). Si fermeranno anche i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) dalle 20 alle 24, garantendo le urgenze. ''Mobilitazioni e sciopero - conclude Milillo - sono l'unica strada percorribile in un momento in cui sembrano in discussione le coperture dei servizi essenziali, tra cui la sanità''.

 

Per lo Snami la riunione politica presso la sede della Conferenza Stato-Regione è stata “Una vera e propria pantomima - dice Gianfranco Breccia, Segretario nazionale dello SNAMI -. Da una parte la FIMMG che ha attaccato la SISAC per il comportamento assunto durante le trattative e dall'altra la "politica" rappresentata dall'Assessore Montaldo, del Comitato di Settore della Conferenza Stato-Regioni, che ha difeso la posizione "tecnica" della SISAC, che intavola le trattative sulla base dell'Atto di Indirizzo che, per sua natura, non può essere scavalcato o integrato con "intese politiche" differenti.

 

 

Di fatto – continua Breccia - lo stesso Atto di Indirizzo è già un "atto politico" con valenza amministrativa della Conferenza Stato – Regioni. Noi e, con noi, gli altri sindacati abbiamo sostenuto che il problema risiede proprio nelle conseguenze dell'applicazione della Balduzzi che calata, così com'è, nel territorio significherebbe la definitiva morte della medicina generale”. “In pratica - aggiunge Angelo Testa, presidente nazionale dello SNAMI - ancora una volta una posizione tracotante della FIMMG che ha una sorta di paura di confrontarsi sulla legge Balduzzi, vero “peccato originale” secondo Noi ed altri sindacati della Medicina Generale, e chiede di poter andare avanti da sola nelle trattative. Non si può non prendere atto di questo atteggiamento del sindacato maggioritario che pretende di rappresentare tutta la medicina generale. Un ripetuto ignorare del comune sentire dei colleghi che tutti i giorni sono in prima linea nel garantire la tutela della salute dei cittadini e che vedono, giorno per giorno, assottigliarsi la propria autonomia , in una girandola di prossime decurtazioni dei loro emolumenti, pur restando a proprio carico tutti gli aumenti delle spese di produzione”.

 

 

La domanda che si pone il mondo medico della medicina territoriale dei nostri iscritti ,ma anche di moltissimi dei loro - conclude Gianfranco Breccia - ”sorge spontanea”: a che pro restare da soli a discutere se non si ha nulla da nascondere? Perché scioperare, ma non lo faranno, per un contratto in perdita? Come SNAMI non resteremo a guardare e, in forza anche delle decisioni prese nell'intersindacale, saremo parte attiva per poter ridiscutere la Balduzzi, perché crediamo sia “antistorico” accelerare in modo scellerato una trattativa che porterebbe a disegnare una sanità territoriale buona solo per far nascere nuovi potentati, "coordinatori" compresi, passando sopra al rapporto cittadino-paziente, senza garantire un effettivo miglioramento dell'assistenza sanitaria. Non è questa l'idea che abbiamo di medico di famiglia, di territorio e di dignità della professione. Non a caso l'intersindacale di ieri si è chiusa con la difesa del SSN pubblico, equo, accessibile e che dia il meglio ai propri cittadini”.

 

 

 

Fonte: fimmg

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