Sciopero Mmg: botta e risposta tra Cittadinanzattiva e Fimmg

Redazione DottNet | 14/05/2015 11:08

Cittadinanzattiva denuncia che la mobilitazione finirà per penalizzare i cittadini: “Mentre i cittadini pagano conseguenze dei tagli, chiediamo ai sindacati medici un atto di responsabilità”, afferma l’associazione, che chiede di individuare “forme alternative di proteste” e di non far pagare i ticket ai codici bianchi in Pronto Soccorso durante la giornata. La Fimmg, Federazione dei medici di famiglia, risponde con una dura nota: “Chi rappresenta i cittadini faccia informazione, non allarmismi”.

Uno sciopero che penalizza ancora una volta i cittadini e che ostacola la necessaria riforma dell’assistenza sanitaria territoriale”: queste le parole di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, in merito allo sciopero indetto per il 19 maggio dai medici di medicina generale e dai pediatri. “Nel momento in cui il Servizio Sanitario Pubblico è sottoposto a ripetuti tagli, ognuno è chiamato a fare la sua parte. Mentre l’ospedale cede posti letto e risorse, la spesa per farmaci si riduce, i cittadini sono obbligati a sostenere ticket ed Irpef crescenti, la medicina di base non ha visto riduzioni di spesa, né se ne vedono all’orizzonte”, afferma Aceti, ricordando alcuni dati della Corte dei Conti per cui la spesa per la medicina di base è passata da 4,6 miliardi del 2002 a 6,6 miliardi nel 2013, e l’incidenza percentuale sulla spesa complessiva è passata dal 5,8% nel 2002 a circa il 6% nel triennio 2010-2013.

 

Spiega Cittadinanzattiva: “Nell’ultimo Atto di Indirizzo, licenziato lo scorso aprile dal Comitato di Settore Sanità delle Regioni e funzionale alla definizione del Nuovo Accordo Collettivo Nazionale, non si legge né l’abolizione della figura del MMG, né tantomeno l’automatica perdita della prossimità dei servizi per i cittadini (motivi che sarebbero alla base dello sciopero)”. “Piuttosto – continua Aceti – cogliamo il riconoscimento di un ruolo nuovo del MMG, in continuità con quanto previsto dal Decreto Balduzzi e dal Patto per la salute. Ci sembra positivo che il MMG lavorerà in modo integrato con gli altri professionisti del mondo sanitario e sociale; che la programmazione ricondotta al Distretto Sanitario e alla Regione possa garantire una maggiore uniformità degli interventi e un’omogeneità dei servizi; che l’introduzione di standard assistenziali e indicatori di valutazione vadano verso la misurabilità di qualità ed efficacia dell’assistenza”.

 

L’associazione denuncia che il 19 maggio c’è il rischio che i cittadini intasino i Pronto Soccorso e siano anche costretti a pagare il ticket per il codice bianco. Dice Aceti: “Oltre al danno anche la beffa. Non solo il 19 maggio i cittadini saranno costretti a ricorrere al Pronto soccorso, che sarà a rischio ingolfamento, ma dovranno anche pagare obbligatoriamente un ticket che poteva essere evitato. Chiediamo quindi ai sindacati medici di individuare forme alternative di protesta che non impattino su chi ha bisogno di assistenza, al Ministro della Salute e alle Regioni di non far pagare i ticket ai cittadini che riceveranno un codice bianco al PS, al comitato di settore delle Regioni di audire le Associazioni di cittadini e pazienti per un nuovo accordo collettivo nazionale a misura di cittadino e rispettoso di tutti i diritti, compreso quello alla libera scelta”.

 

La posizione dell’associazione è però fortemente contestata dalla Fimmg, che rivendica le garanzie riconosciute ai cittadini durante lo sciopero. Dice la sigla: “E’ difficile credere che chi rappresenta i cittadini non conosca i contenuti delle regole che definiscono lo sciopero nei servizi essenziali, tra cui c’è la Medicina Generale, regole fatte proprio per garantire i cittadini rispetto a urgenze e a richieste che come inappropriatamente qualcuno afferma dovrebbero durante lo sciopero portare quei pazienti in pronto soccorso. Sarebbe bastato leggere la lettera con cui Fimmg ha proclamato lo sciopero- prosegue la nota Fimmg – per conoscere quali sono le prestazioni garantite dalla medicina generale, guarda caso proprio quelle che il rappresentante di Cittadinanzattiva invia al PS, per avere esattamente il compito opposto, ovvero informare i cittadini sui propri diritti anche durante lo sciopero della medicina generale”. I medici di famiglia, ricorda la Fimmg, durante lo sciopero garantiranno visite domiciliari urgenti, visite in assistenza programmata a pazienti terminali, prestazioni di assistenza domiciliare integrata (ADI) e ulteriori prestazioni definite nell’ambito degli Accordi regionali, mentre i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) garantiranno tutte le prestazioni previste dal loro servizio previo contingentamento e eventuale precettazione se necessaria.

 

Aggiunge la Federazione dei medici di famiglia: “Gli eventuali disservizi, che sembrano quasi auspicati se non indotti da chi avvia i cittadini ai pronto soccorso durante lo sciopero addirittura facilitando tale accesso con variazioni temporanee delle norme sui codici bianchi, saranno per la continuità assistenziale solo nella responsabilità organizzativa dei funzionari delle Aziende Sanitarie. Questi ultimi saranno, se inattivi, gli unici responsabili della interruzione di un pubblico servizio, responsabilità organizzativa che è proprio in capo ai Distretti a cui si dice di voler intruppare la medicina generale invece di richiamarli all’attenzione delle procedure a garanzia dei cittadini”.

 

Nessun allarmismo. Dallo sciopero dei medici però ci saranno rischi per i cittadini. Dopo lo scambio polemico e la nota della Fimmg arriva la contro risposta di Cittadinanzattiva alla reazione dei medici di famiglia. Dice Tonino Aceti: “Nessun allarmismo, ma l’analisi realistica degli effetti che lo sciopero inevitabilmente produrrà. Ci sono molte prestazioni al di fuori di quelle essenziali garantite da Fimmg in occasione dello sciopero e per le quali le persone saranno costrette a rivolgersi per forza di cose all’altra porta d’accesso del Servizio Sanitario Nazionale, vale a dire il Pronto Soccorso, anche per i codici bianchi. I cittadini dovranno pagare un ticket per questo, che avrebbero potuto risparmiarsi, e il sindacato lo sa bene”.

 

“Chi fa vero allarmismo nei confronti dei cittadini – continua Aceti – è chi afferma che si vuole distruggere il Servizio Sanitario Nazionale attraverso l’ultimo atto di indirizzo, che si sta abolendo la figura del MMG e la prossimità dei servizi per i cittadini. Se queste evidenze ci sono, è bene che siano resi pubblici gli atti in cui ciò è scritto; ma ad oggi tracce che vanno in questa direzione non ne abbiamo trovate, a partire dall’atto di indirizzo. L’unico “rischio” che vediamo nella riforma delle cure primarie è quello di un ammodernamento del servizio sanitario pubblico, che il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva ha a cuore da 35 anni e difende con forza, mettendoci la faccia ogni giorno. Ai sindacati della medicina generale quindi chiediamo che non ostacolino questo processo, anzi lo favoriscano per rispondere alle sfide che abbiamo di fronte”.

 

fonte: help consumatori

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