Fecondazione: coppie fertili con patologie, nessun divieto

Redazione DottNet | 15/05/2015 08:48

Cade un'altro divieto della legge 40. La Corte Costituzionale - a quanto si è appreso - ha dichiarato illegittimo il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche e il divieto di accedere alla diagnosi pre-impianto.

Una decisione che dovrà essere ufficializzata dalla sentenza, ma che dà un nuovo scossone alla legge 40 sulla fecondazione, norma che a colpi di sentenze è stata via via svuotata e modificata per renderla aderente ai parametri costituzionali. Una delle più clamorose e recenti modifiche è stata quella sulla fecondazione eterologa, prima vietata in Italia e poi, circa un anno fa, ammessa grazie alla sentenza firmata Giuseppe Tesauro, allora presidente della Corte. Ma soprattutto una decisione attesa da tantissime coppie, con storie difficili e dolorose. Come quelle delle due giovani coppie da cui, grazie al Tribunale di Roma che si è appellato alla Consulta, la causa ha preso le mosse: per una il problema è una malattia che produce una malformazione incompatibile con la vita e per questo la donna ha subito 5 aborti di cui 4 spontanei. Per l'altra, la patologia è la distrofia di Becker e anche qui c'è stata un'interruzione di gravidanza.



Ora "le istanze di quelle coppie che chiedono l'accesso ai trattamenti sanitari affinché siano rispettati diritto alla salute e principio di uguaglianza" troveranno risposta, afferma uno dei loro legali, Filomena Gallo, che è anche segretario dell'Associazione Luca Coscioni. Una "soddisfazione" quella espressa da Gallo, condivisa anche dagli altri legali, Gianni Baldini e Angelo Calandrini. "Oggi - dicono - è un giorno importante per tante famiglie. Questa era l'unica decisione che la Corte poteva prendere perché l'unica che equivale al rispetto di diritti fondamentali delle persone". Anche per Donata Lenzi ed Emilia De Biasi, Pd, quella di oggi "è una bellissima notizia". "E' caduto un veto irragionevole", aggiunge il sottosegretario agli Esteri Benedetto della Vedova. Una spia di come sarebbero potete andare le cose c'era stata in udienza, il 14 aprile, con la decisione dell'Avvocatura dello Stato di non costituirsi: come a dire che lo Stato non entrava nella contesa, aveva delle riserve nello schierarsi a difesa della legge. Ma ora è fondamentale conoscere i contenuti della decisione con le motivazioni della sentenza.



Quella trapelata è infatti un'indiscrezione che ora dovrà incrociarsi con l'atto che uscirà dalla Corte, non appena sarà depositato. Solo così si potrà capire come e con che confini vengono garantiti ed eventualmente circoscritti l'accesso alla fecondazione per le coppie con patologie e quello alla diagnosi pre-impianto. L'ipotesi più fondata è che la Corte si appresti a redigere, attraverso il giudice Rosario Morelli, relatore della causa, una sentenza cosiddetta additiva, in cui cioè la Corte aggiunge un contenuto normativo assente, in questo caso prevedendo che il ricorso alla procreazione assistita sia consentito, come già previsto, nei casi di sterilità o di infertilità inspiegate, nonché di coppie fertili - e questa sarebbe l'aggiunta - portatrici di patologie genetiche documentate da atto medico. Come spesso accade quando si tratta di questioni così complesse e delicate, la decisione non è stata facile per la Corte né sarebbe stata presa all'unanimità. In questo momento, tra l'altro, la Corte opera a ranghi ridotti, perché mancano all'appello due giudici, che non sono più stati eletti e a luglio si vuoterà un'altra poltrona nel collegio. Questo pesa sugli equilibri di un organo collegiale chiamato a fare scelte di enorme importanza, come si è visto solo pochi giorni fa con la sentenza sulla perequazione delle pensioni.

 

Da poco compiuti 11 anni, lo scorso 10 marzo, la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma) è tornata ancora una volta al vaglio della Corte Costituzionale, che si è pronunciata sul divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli.



Sottoposta a referendum, la legge 40 è stata uno dei provvedimenti più contestati della storia repubblicana, tanto da essere 'smontata' pezzo pezzo nelle aule di tribunale per ben 33 volte. Da quelli di primo grado fino alla Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti di Strasburgo, i giudici hanno eliminato 4 divieti, tra cui l'ultimo è stato quello di fecondazione eterologa. Ma le battaglie giudiziarie non sono ancora terminate, e si è in attesa di udienza sia presso la Consulta che la Grand Chambre della Corte europea anche per il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la revoca del consenso.
 

In questi anni, sono stati eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e crioconservazione, l'obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti (su cui è intervenuta appunto la Consulta nel 2009), il divieto di diagnosi preimpianto (ma per le coppie infertili, quelle che hanno accesso alla Pma, con intervento del Tar del Lazio sulle linee guida) e, appunto, il divieto alla fecondazione eterologa, mentre è rimasto in vigore il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e le coppie omossesuali.
 

E' un bilancio positivo quello di questi 11 anni secondo Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che rileva come si sia trattato di ''una battaglia per la libertà di accesso alle tecniche e di garanzia del rispetto del diritto alla salute''. Questa, dunque, la 'fotografia' della legge 40:

- DIVIETO DI PRODUZIONE DI PIU' DI TRE EMBRIONI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.

- OBBLIGO DI CONTEMPORANEO IMPIANTO DI TUTTI GLI EMBRIONI PRODOTTI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.

- DIVIETO DI DIAGNOSI PREIMPIANTO: rimosso, per le coppie infertili, con sentenza del Tar del Lazio del 2008 che ha annullato per "eccesso di potere" le Linee Guida per il divieto di indagini cliniche sull'embrione.

- DIVIETO DI ACCESSO ALLE COPPIE FERTILI MA PORTATRICI DI PATOLOGIE GENETICHE: oggetto della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Roma e su cui si è oggi pronunciata la Corte Costituzionale.

- DIVIETO DI ETEROLOGA: abbattuto dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014.

- DIVIETO DI ACCESSO ALLA FECONDAZIONE ASSISTITA PER SINGLE E COPPIE DELLO STESSO SESSO: in vigore. In Italia manca pero' una legislazione di riferimento

 

 

fonte: ansa