Procura e Aifa ai ferri corti per i costi del farmaco anti epatite C

Farmaci | Redazione DottNet | 17/05/2015 21:46

Le notizie diffuse in queste ore sul prezzo del 'superfarmaco' (Sofosbuvir) che cura l'epatite C "sono largamente imprecise". Lo afferma l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) spiegando che per il farmaco Sovaldi ha "concluso un accordo negoziale a un prezzo medio di gran lunga più basso di tutta l'Europa. I pazienti attualmente registrati in trattamento con questo farmaco sono oltre 7.000 anche se - aggiunge in una nota - permangano preoccupanti variabilità regionali". La replica arriva in seguito alle indagini avviate dal Pm Raffaele Guariniello per lesioni colpose e omissione di cure a causa dell'elevato costo del farmaco che di fatto ne impedirebbe la somministrazione a tutti gli ammalati.

L'Aifa aggiunge che "non è vero che lo Stato non ha stanziato le risorse nè che queste debbano arrivare ai singoli centri prima che il farmaco possa essere prescritto. La legge parla chiaramente di rimborsabilità e dato che il contratto con la azienda farmaceutica è fatto secondo un accordo per prezzo/volumi tanti più pazienti entrano in trattamento tanto meno lo paghiamo. Chi non sta prescrivendo o dispensando il farmaco nonostante i pazienti rientrino nei criteri identificati dall'Aifa - conclude la nota - dovrà assumersi le responsabilità di una simile scelta".

 

 

Il Sofosbuvir – il farmaco finito nel mirino di Raffaele Guariniello per gli elevati costi - è il primo farmaco che promette di eliminare completamente il virus dell'epatite C, virus che in Italia colpisce circa un milione di persone anche se una larga fetta dei portatori non sa di averlo, causando 11 mila morti l'anno. Nel mondo secondo l'Oms ci sono 150 milioni di persone con l'epatite C cronica, e tra 350 e 500mila morti per questa infezione. L'Italia è uno dei paesi europei con il maggior numero di malati. Ad essere portatori dell'infezione sono soprattutto i cosiddetti 'baby boomers', che si sono infettati prima che si isolasse il virus a causa di trasfusioni, strumenti chirurgici non sterilizzati e in generale cattive condizioni igieniche. Per quanto riguarda i nuovi casi il sistema Seieva, gestito dall'Istituto Superiore di Sanità, ha registrato una stabilizzazione dei tassi tra 0,2 e 0,3 per 100.000 abitanti, a partire dal 2009.


 


Il farmaco Sofosbuvir, sviluppato dalla piccola compagnia Pharmasset poi acquistata dalla californiana Gilead, è un inibitore della Rna polimerasi, un enzima indispensabile al virus per replicarsi. Contrariamente alle altre terapie, che al massimo tengono sotto controllo il virus nel 50-70% dei casi, questa nei test sui pazienti ha raggiunto la totale eradicazione su una percentuale superiore al 90%. Negli Usa la terapia, venduta a 84mila dollari (66mila euro) a paziente, è già stata data a circa 70mila malati, facendo guadagnare alla Gilead 3,5 miliardi di dollari nel primo semestre. In Europa alcuni paesi come la Germania, che hanno relativamente pochi casi, l'hanno adottata, mentre altri 14, fra cui l'Italia e la Francia, hanno subito iniziato una trattativa per poter abbassare il prezzo, troppo alto per chi deve curare decine o centinaia di migliaia di persone come si spera di fare da noi. In Italia la trattativa è stata condotta dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha raggiunto un accordo con l'azienda produttrice. Attualmente il costo è di circa 40.000 euro per ciclo di terapia per paziente. Al momento è in fase di predisposizione il decreto del ministero della Salute di concerto con il ministero dell'Economia che individua le modalità con cui saranno ripartite tra le regioni le somme a titolo di rimborso per l'acquisto dei farmaci innovativi per la cura dell'Epatite C.


 


 

fonte: aifa, ansa

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