Rimborsi ore lavorate in eccesso: Parlamento e Asl sono con i medici

Professione | Redazione DottNet | 20/05/2015 09:27

La direttiva europea 2003/88 che impone all’Italia di tutelare i camici bianchi non è ancora stata applicata. Pronti migliaia di ricorsi degli operatori della sanità per ottenere gli indennizzi per le ore lavorate in più Realtà sindacali e mondo politico ora concordano: «Situazione ormai insostenibile, necessaria una legge». Il presidente di Consulcesi Group, Massimo Tortorella: «Il 25 maggio partirà la nostra azione per i rimborsi

Le istituzioni italiane fanno quadrato intorno ai medici. Il fronte costituito da forze sindacali e politiche – di ogni orientamento – sceso in campo al fianco degli operatori sanitari sottoposti ad orari di lavoro non conformi alla normativa europea raccoglie ogni giorno nuove adesioni. Un sostegno trasversale per i professionisti sanitari che subiscono ancora le conseguenze del colpevole ritardo con cui lo Stato italiano si è adeguato alla direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro, applicata nel nostro Paese per tutti i lavoratori tranne che per quelli che operano in ambito sanitario. L’Italia si metterà in regola a partire dal prossimo anno, ma è dal 2008 che i camici bianchi sono stati privati di un diritto riconosciuto a tutti gli altri lavoratori: quello ad orari di lavoro e di riposo consoni alle loro esigenze. Per questo motivo sono sempre di più i medici che fanno ricorso per ottenere un rimborso economico per le ore lavorate in più e le casse della finanza pubblica rischiano una nuova voragine se non verrà posto rimedio.

 

«In Italia – ha dichiarato recentemente la senatrice del Movimento 5 Stelle Serenella Fucksia, Segretario della Commissione Igiene e sanità – abbiamo medici e operatori sanitari che, pur lavorando molto di più dei colleghi europei, guadagnano di meno perché non gli vengono pagati gli straordinari. È giusto che le istituzioni ne prendano atto». «Le Istituzioni italiane – ha sostenuto l’onorevole Federico Gelli, responsabile Sanità per il Partito Democratico –, a partire dal Governo, devono trovare una soluzione per questi lavoratori che hanno bisogno di una risposta decisa alle pressioni e alle condizioni lavorative particolarmente pressanti in cui si trovano, e che rischiano di ripercuotersi sulla qualità del lavoro che svolgono». «Siamo pronti a fare una crociata su questo argomento e auspichiamo che il governo agisca, prima di fare un’altra figuraccia lasciando, anche su questo tema, nuovamente in mano solo ai giudici la questione, attraverso la gestione dei ricorsi» ha insistito il senatore di Forza Italia Luigi D'Ambrosio Lettieri. Finora, infatti, e fino a quando non ci sarà un intervento legislativo, solo la via giudiziaria può consentire ai medici di ottenere quanto dovuto. Ma anche nei testi di legge presentati finora, condizione per ottenere il risarcimento dallo Stato, è aver presentato ricorso.

 

Sul tema è intervenuto anche Diego Piazza, presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI) e Capo Dipartimento Chirurgia dell’Azienda Policlinico Ove di Catania sottolineando che «anche le aziende sanitarie, spesso in carenza di organico, sono e restano dalla parte dei medici. Ed è lo Stato che deve farsi carico dei risarcimenti». Posizioni decise che fanno eco a quelle espresse di recente anche da CIMO e dall’OMCeO di Roma. Riccardo Cassi, presidente del Sindacato dei Medici, ha dichiarato: «Per colpa di tagli e blocco del turnover i nostri camici bianchi si sono trovati ad affrontare quotidianamente turni lavorativi sempre più gravosi. Bisogna intervenire». Roberto Lala, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri più grande d’Europa, ha sostenuto invece che la vera «malpractice è sottoporre un medico, che svolge un lavoro psicofisico, a turni massacranti che possono abbassare le sue capacità intuitive e di stimolo nei confronti del paziente».

 

«Il mondo istituzionale – spiega Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi Group – è ormai concorde nel sostenere con forza la necessità per lo Stato di trovare una soluzione che risolva una volta per tutte il problema dei turni massacranti cui vengono sottoposti i nostri medici. È dunque quanto mai auspicabile affrontare la questione anche in sede legislativa, in modo da non correre il rischio di un nuovo, enorme, esborso da parte delle casse pubbliche per andare a risarcire i professionisti danneggiati dall’inadempienza dello Stato. Noi saremo comunque al fianco dei camici bianchi nel caso in cui vogliano vedersi riconoscere un rimborso per le ore lavorate in più. La prossima azione partirà il 25 maggio.

 

fonte: consulcesi

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