DDL Concorrenza: Prima Analisi e Criticità

Farmacia | Marino Mascheroni | 20/05/2015 12:55

Viene ribaltato l’articolo di legge caposaldo della titolarità della farmacia.

Il testo del Disegno di Legge (e tale ancora rimane verosimilmente ancora per qualche mese)  oramai cognito ai farmacisti dispone:

1. All’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. Sono titolari dell’esercizio della farmacia privata le persone fisiche, in conformità alle disposizioni vigenti, le società di persone, le società di capitali e le società cooperative a responsabilità limitata»;

b) al comma 2, il secondo periodo è soppresso;

c) al comma 3, le parole: « ad uno dei soci » sono sostituite dalle seguenti: «a un farmacista in possesso del requisito dell’idoneità previsto dall’articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni»;

d) il comma 4-bis è abrogato.

Sostanzialmente viene ribaltato l’articolo di legge caposaldo della titolarità della farmacia e del principio di assoluta inscindibilità tra diritto di esercizio e connessa azienda.

All’articolo 7 si prevede quale aggiunta dei soggetti  autorizzati alla titolarità oltre le ditte individuali, le società in nome collettivo e le società in accomandita semplici, nonché le società cooperative anche le società di capitali (società a responsabilità limitata e società per azioni).

Ma lo stravolgimento sta al punto b) del disegno di legge che prevede la soppressione del secondo periodo dell’articolo 7 legge 362/1991 “ … Sono soci della società farmacisti iscritti all’albo in possesso del requisito di idoneità previsto dall’articolo 12 della Legge 2 aprile 1968 n° 475 e successive modificazioni

Tale soppressione prevede che possano essere soci di società titolare di farmacia (e a quanto sembra non titolari di farmacia esercitata in forma individuale) anche non farmacisti.

Ora in quanto attività  economica, la gestione privata delle farmacie è espressione di una iniziativa protetta come tale dal principio di libertà, formulato, appunto per la sfera economica dall’art. 41 della costituzione; ma la connessione necessaria tra l’interesse economico del farmacista privato e l’interesse pubblico del servizio farmaceutico ha reso e rende indispensabili quelle limitazioni rilevanti alla libertà di iniziativa privata in questo settore e un intervento dello Stato più penetrante rispetto a quello considerato nella medesima disposizione costituzionale che pure prevede la possibilità di programmazioni e controlli. Il disegno di Legge sembra azzerare questa inderogabilità.

Ora l’abrogazione del comma 2 ovviamente potrebbe presentare elementi di risoluzione di problematiche connesse alla rigidità della norma che si vuole annullare. La norma successoria in primis. La previsione del decreto “Monti” che prevede l’obbligatorietà della cessione dell’azienda farmacia ovvero di quote di essa qualora l’erede del de cuius non acquisisca il titolo abilitativo entro 6 mesi dalla denuncia di successione viene  totalmente ad essere censurata, consentendo l’ingresso quali soci degli eredi anche non farmacisti senza limitazioni temporali.  Varrà la pena di prevedere o meglio valutare clausole di continuazione successoria nei vari “statuti” di società di farmacie.

Le incompatibilità in secondo luogo: l’articolo 8 della legge 362/1991 come e’ risaputo prevede incompatibilità stringenti e forse eccessive tra il titolare o i soci di società titolari di farmacie: la lettera c) di codesto articolo prevede una incompatibilità generalizzata con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico o privato, sembrerebbe indi una incompatibilità assoluta anche per il socio con quote millesimali o senza poteri gestori e/o amministrativi. Perpetuandosi tale codesta norma sembrerebbe inapplicabile per il socio non farmacista o socio di capitale: non dimentichiamoci che costui è socio che investe e quindi verosimilmente titolare di altre attività financo il socio potrebbe essere, nulla lo vieta un’altra società di capitale cosi detta partecipante,  mentre il d.d.l. lascerebbe il tutto immutato nei confronti delle persone fisiche farmacisti (?) non potendo  così  arginare  le eventuali  violazioni poste in essere dalle società di capitali e dalle società di persone e cooperative composte da non farmacisti in merito alle motivazioni di sussistenza delle incompatibilità stesse?

Il testo così come è impostato non può reggersi in piedi et indi richiede una armonizzazione con la normativa vigente che si confida possa anche essere modernizzata su cose ben più serie.

Il DDL chiede il superamento delle 4 licenze per farmacia (potendovi ovviare) costituendo più società ognuna intestataria di più farmacie e lascia inalterato per esempio il limite di  2 titolarità nella vita per ciascun farmacista individuale ovvero il divieto  di cedere la propria azienda farmacia se non decorsi due anni dall’avvenuta acquisizione (art. 12 L. 475/68); balza agli occhi che le norme di legge sull’imprenditore farmacista individuale e quelle del DDL non per eufemismo sembrano mal combinate, senza volere manco pensare alla sulla farmacia acquisita in concorso con obbligazione di mantenimento decennale.

Ora già il legislatore del 1968 aveva rimodellato la normativa all’evoluzione imprenditoriale della farmacia che oggi si vorrebbe dire unica e soffocante quella professionale. È vero l’attività economica del farmacista è divenuta di livello non inferiore rispetto a quella professionale e il servizio poggia su due pilastri ugualmente necessari quello dell’attività imprenditoriale e quello dell’attività economica.

A tal conclusione, DDL approvandosi, con l’obbligazione di avere comunque un direttore tecnico idoneo anche non socio (lo ricordiamo) occorre porre rimedio cercando di limitare il danno che lo status professionale del farmacista rimanga circoscritto o limitato rispetto la prevaricazione imprenditoriale del capitale ( buona cosa ovviamente in tutte le attività ma non in materia sanitaria dove la competitività non è sempre garanzia di miglior servizio) in quanto il cumulo delle due posizioni giuridiche di imprenditore e di professionista ha sempre garantito la funzionalità del sistema.

Al legislatore (o all’esecutivo) che molto spesso esercita la sua funzione senza esperienza o senza la modestia dell’ascoltare chi la professione la conosce ci si deve affidare nei prossimi lavori affinché possa porre a tal disegno alcuni limiti che permettano anche in via indiretta la connessione intima tra imprenditoria e professionalità del farmacista.

Per l’analisi di tutto il resto aspettiamo l’iter parlamentare.

“Contenuto a carattere medico o sanitario proveniente da una esperienza personale dell’utente”

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