Fofi: l'Enpaf dovrebbe passare al contributivo

Redazione DottNet | 21/05/2015 13:48

Occorre avviare «un’approfondita riflessione» sull’opportunità che l’Enpaf, in «analogia a quanto fatto dalle altre casse previdenziali», adotti il sistema contributivo. E riveda dunque il meccanismo dello 0,90 gravante sui titolari.

E’ il parere espresso ieri pomeriggio dal segretario nazionale della Fofi, Maurizio Pace, nell’audizione organizzata dalla commissione Lavoro della Camera per discutere della risoluzione presentata dal deputato M5S Matteo dell’Osso (che vorrebbe abrogare la copertura obbligatoria a carico dei farmacisti dipendenti). Nel suo intervento, Pace ha passato in rassegna trattamenti e contribuzioni praticati dall’Enpaf e ha avanzato alcune proposte per venire incontro a quella parte della professione più duramente provata dalla crisi.

Tutte le ipotesi, ha avvertito il segretario nazionale della Fofi, andranno soppesate sul piano della sostenibilità finanziaria dell’ente di previdenza, ma qualche opzione può già essere messa sul tavolo: per chi è «in stato di disoccupazione involontaria oppure abbia altra copertura previdenziale», per esempio, si può prevedere una contribuzione «simbolica» di un euro pro capite; sempre per i disoccupati, si può considerare l’iscrizione all’Enpaf ai soli fini assistenziali; i farmacisti che invece godono di altra copertura previdenziale obbligatoria potrebbero essere esonerati dall’iscrizione all’Ente.

Ma l’ipotesi di maggiore peso riguarda il sistema di liquidazione dei trattamenti. Per Pace, infatti, occorre che l’Enpaf avvii una riflessione sull’opportunità di passare dall’attuale sistema – a “prestazione definita” – al cosiddetto “contributivo”, il sistema cioè ormai adottato da tutte le altre casse di previdenza private (dove “contributivo” significa trattamenti proporzionali a quanto versato durante tutta la vita lavorativa). E questo, ha concluso Pace, significherà procedere «all’attualizzazione della normativa sullo 0,90», in modo che la pensione dei titolari di farmacia sia il risultato dei contributi erogati negli anni di lavoro.

Nel corso della stessa seduta la commissione Lavoro ha anche ascoltato il presidente dell’Enpaf, Emilio Croce, che si è soffermato sul tema della doppia iscrizione. «Se i farmacisti dipendenti sono obbligati alla contribuzione anche se già aderiscono all’Inps» ha spiegato «non è per scelta dell’Istituto quanto del legislatore, che impone l’adesione all’ente previdenziale di categoria a tutti coloro che sono iscritti all’Ordine». La stessa disposizione – ha continuato Croce – vale anche per molte altre casse delle professioni sanitarie, a partire dai medici, e mira a improntare alla solidarietà reciproca assistenza e previdenza di un’intera professione.

 

 

fonte: filodiretto

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