Epatite C, autorizzati altri farmaci. La parola alle Regioni

Infettivologia | Redazione DottNet | 25/05/2015 20:48

Non c'è più solo il Sofosbuvir, il primo dei 'superfarmaci' antiepatite C, che garantiscono percentuali di successo vicine al 100%, ad arrivare sul mercato mondiale. Con l'ultima combinazione approvata dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la cosiddetta '3D' messa a punto da AbbVie - che va ad aggiungersi alle altre, tutte senza interferone, per cui c'è stato il via libera nelle scorse settimane - ora anche in Italia l''arsenale' a disposizione degli epatologi è completo. Il problema ora è farlo arrivare ai pazienti, alle prese con le lentezze delle Regioni, che a loro volta aspettano la ripartizione del fondo speciale promesso dal Governo anche se c'è chi, come la Toscana, tenta la 'fuga in avanti'.

L'autorizzazione, spiega la nota dell'azienda, è stata data per i genotipi del virus 1 e 4, anche per i pazienti considerati difficili da trattare, ad esempio quelli coinfettati con Hiv.

Insieme all'autorizzazione l'Aifa ha determinato anche il prezzo del farmaco, così come aveva fatto per Sofosbuvir e per le altre terapie già approvate, Harvoni di Gilead e Daclinza di Bristol. ''Avere anche quest'ultimo farmaco è importantissimo, anche per far scendere i prezzi - afferma Antonio Gasbarrini, epatologo e fondatore dell'associazione 'Alleanza contro l'epatite' - si tratta di combinazioni molto efficaci, e ognuna funziona bene su genotipo diverso,quindi ora abbiamo l'armamentario per eliminare il virus C di qualsiasi genotipo".

A questo punto, spiega l'esperto, il medico può scegliere la terapia che ritiene più opportuna per i pazienti più gravi, quelli individuati dalla delibera dell'Aifa, purchè le Regioni lo inseriscano nel proprio prontuario al prezzo contrattato dall'Agenzia. Ad oggi però, hanno denunciato recentemente le associazioni di pazienti, solo 4-5mila persone hanno ricevuto il 'superfarmaco' di cui avevano bisogno, su circa 20mila. Un andamento a singhiozzo, con forti disparità regionali, finito sotto la lente anche della procura di Torino, che indaga per lesioni colpose e che sta anche acquisendo tutte le segnalazioni di morte per epatite. A contribuire al polverone ci sono le associazioni di consumatori e di pazienti, che chiedono che le terapie siano date a tutti i malati, come ha annunciato di voler fare la Toscana, con una delibera molto criticata dalla stessa Aifa. "Ovviamente in questa fase possiamo curare solo i pazienti più gravi, quelli individuati dalla delibera Aifa - sottolinea però Gasbarrini -. La concorrenza dovrebbe abbassare i prezzi, ma a meno che la riduzione non sia enorme, per il momento è impensabile trattare tutti gli infetti".

 

fonte: ansa

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