Tumore al seno, il blocco di un enzima potrebbe fermare le metastasi

Oncologia | Redazione DottNet | 28/05/2015 18:44

Fermare con dei farmaci l'azione di un enzima detto Lox potrebbe evitare che il tumore al seno di tipo estrogeno negativo, che rappresenta circa un terzo dei casi ma e' molto aggressivo,trovi terreno fertile nelle ossa e si diffonda,evitando i cosiddetti tumori secondari metastatici delle ossa, cioe' le metastasi ossee. E da oggi a Chicago apre il congresso mondiale di oncologia medica. Nutrita la pattuglia di scienziati italiani presente all'evento.

E'quanto emerge da una ricerca guidata dall'Università di Sheffield pubblicata sulla rivista Nature. Circa l'85% dei tumori al seno che si diffondono in tutto il corpo finiscono nelle ossa, rendendo a quel punto il cancro piu' difficile da trattare e più mortale. Gli scienziati evidenziano che il tumore, per facilitare la sua diffusione, 'fertilizza' le ossa ed in questo processo gioca un ruolo importante proprio l'enzima Lox che modifica l'ambiente osseo interrompendo il normale e continuo processo di costruzione e ricostruzione delle ossa e lasciando lesioni e fori nell'osso, facilitando cosi' diffusione del tumore. Bloccando questo enzima con un farmaco si può evitare la formazione di metastasi. Per arrivare a questa conclusione gli studiosi sono partiti dall'osservazione che i pazienti con tumori secondari metastatici avevano più alti livelli di questo enzima prodotto dai loro tumori e rilasciato nel sangue. In una serie di esperimenti sui topi, il gruppo di ricerca ha dimostrato proprio che LOX interrompeva il normale processo di distruzione e ricostruzione ossea, lasciando lesioni e fori nell'osso, facilitando così la diffusione del tumore.

 

"Le cellule tumorali nel tumore primario fecondano il terreno per una futura crescita e Lox, modificando l'ambiente osseo, rende questa crescita migliore" spiega la dottoressa Alison Gartland. Utilizzando dei farmaci si può però bloccare l'azione di questo enzima: test sugli animali hanno infatti mostrato che un insieme di farmaci per l'osteoartrite chiamati bifosfonati potrebbero impedire la diffusione del cancro, anche perché 'interferiscono' positivamente con il modo in cui l'osso viene riciclato al fine di rafforzarlo. Sono già stati somministrati ad alcuni pazienti affetti da cancro, ma il team di Sheffield crede che potrebbero avere un ruolo molto maggiore. "Questo studio apre nuove prospettive per tumori con inferiori possibilità di cura, quelli che non rispondono al trattamento ormonale, che sono i piu' aggressivi e colpiscono in particolar modo le giovani" spiega il professor Francesco Cognetti, presidente di "Insieme contro il cancro". "E' una prima osservazione della fondazione un importante meccanismo, sulla cui azione bisogna intervenire con i farmaci" aggiunge, specificando pero' che ci vorranno anni perché quanto osservato ad esempio sull'azione positiva di alcune terapie nei topi abbia concrete ricadute in termini di pratica clinica, anche perché occorrerà studiare eventuali interazioni con i farmaci già in uso.

 

Da oggi il congresso di oncologia clinica di Chicago: Dalla nuova 'arma' della immunoterapia, che rieduca il sistema immunitario a tenere sotto controllo il tumore, alle terapie mirate in base ai singoli pazienti, ai progressi ottenuti grazie a nuovi farmaci di ultima generazione nel trattamento sia delle forme di cancro più comuni sia di quelle più rare. Sono i temi 'caldi' al centro del 51/mo Congresso della Società americana di oncologia clinica (American Spciety of clinical oncology Asco) che si apre oggi a Chicago. Con la partecipazione prevista di oltre 25mila oncologi e specialisti da tutto il mondo, e migliaia di studi presentati, si tratta del più importante appuntamento del settore a livello mondiale. E numerosi saranno anche i ricercatori italiani che presenteranno nuovi studi.

 

In prima linea per la Ricerca sarà pure l'Università Cattolica: ''All'Asco - spiega Alessandra Cassano, oncologo medico e ricercatore dell'Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma - presenteremo un poster sulla determinazione delle cellule tumorali circolanti di alcune neoplasie''. Si tratta, chiarisce, di un ''approccio nuovo e promettente: l'obiettivo è quello di caratterizzare un tumore anche attraverso le cellule tumorali che vengono raccolte dal sangue periferico. Questa è una delle frontiere dell'oncologia moderna. Infatti, nell'ambito di una proliferazione tumorale, si va a studiare la quota di cellule cancerose 'migrate' nel sangue periferico e, per questo, che hanno la maggiore aggressività biologica essendo capaci di espandersi a distanza. Riuscire a caratterizzarle, significherebbe avere un'arma in più contro le cellule più aggressive del tumore''.

 

Oggi però, ''siamo ancora nella prima dì fase di studio e ci vorrà del tempo per arrivare a delle risposte in termini di pratica clinica''. Un altro poster italiano, dell'Università Cattolica con altri partner, afferma Cassano, ''riguarderà poi il trattamento del tumore alla mammella con una nuova combinazione di farmaci''. Ma ''grande attesa - conclude l'esperta - è sicuramente per gli studi sull'immunoterapia, un approccio che, partendo da un tumore specifico che è il melanoma, si sta ora dimostrando sempre più efficace anche per tumori solidi come quelli del polmone e dell'intestino''.

 

 

fonte: ansa

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