Il rischio di dover pagare i danni minaccia il rapporto col paziente

Redazione DottNet | 29/05/2015 19:51

La minaccia di richieste di risarcimento danni rivolta ai medici rischia di incrinare il rapporto fiduciario con i pazienti e può rendere più difficile il percorso verso la guarigione. Ne è convinto il chirurgo napoletano Lanfranco Scaramuzzino che ha promosso una tavola rotonda che ha visto riuniti esperti come magistrati, avvocati, medici legali per ''focalizzare l'attenzione - spiega Scaramuzzino - su alcuni punti fondamentali della responsabilità medica''.

''Si è parlato di consenso informato e di linee guida - sottolinea il chirurgo - su come deve essere realizzato il primo, su come le seconde devono essere seguite. Ancora oggi, dopo tanti anni, non c'e' una risposta chiara e definitiva mentre la crescita esponenziale di richieste di risarcimento per presunti danni da malpractice medica ha portato allo sviluppo di una medicina difensiva con danni che, inevitabilmente, si ripercuotono sulla assistenza dei pazienti e sui costi annuali del servizio sanitario nazionale gravato pesantemente da richieste di esami, spesso inutili, ma necessari per proteggersi da contenziosi''. Secondo il chirurgo vascolare in ''molti casi le scelte terapeutiche sono dettate sopratutto da una condotta che permette al medico di proteggersi da eventuali denunce venendo meno, pero', quelle condizioni che potrebbero essere più favorevoli alla guarigione del paziente''. Spesso di fronte a situazioni di rischio il paziente viene invitato a rifiutare un intervento oppure convinto a rivolgersi ad altre strutture''.

 

 

Questa situazione ha determinato, nel tempo, anche difficoltà nel rapporto medico-paziente che ''prevederebbe una fiducia totale e incondizionata da entrambe le parti'' aggiunge il promotore delle assise che si sono svolte nel Palazzo delle arti (Pan) di Napoli ieri mattina. ''Il malato - sostiene Scaramuzzino - dovrebbe essere sempre informato di tutte le scelte diagnostiche e terapeutiche che nell'iter della malattia devono essere effettuate ma il paziente è sempre e veramente in grado di operare scelte difficili e in molti casi poco comprensibili o e' compito del curante assumersi la responsabilità di optare per un intervento o per altre terapie? Un tempo il medico curante poteva permettersi di assumersi delle responsabilità di scelta con la consapevolezza di operare in scienza e coscienza ma oggi deve fare i conti con le assicurazioni e con le richieste di risarcimento e di conseguenza perde, talvolta, quello che e' l'obiettivo prioritario di tutti noi medici: la cura e la guarigione''.

 

 

Oltre l'80% delle richieste di risarcimento finiscono con una archiviazione ''ma ciò non e' sufficiente ad alleggerire lo stress dei medici che devono comunque sopportare, in molti casi, l'ansia di sentirsi colpevoli e i costi di una inutile difesa'' evidenzia il chirurgo il quale aggiunge: ''Molte assicurazioni rifiutano di coprire i rischi professionali dei medici, quelle che ancora li coprono lo fanno con premi annuali proibitivi per la maggior parte dei medici, in particolare alcune categorie ad alto rischio come ortopedici e ginecologi si trovano in seria difficoltà e non molto tempo fa si sono trovati a minacciare un blocco dell'attività di fronte alla difficoltà di trovare compagnie assicurative disponibili alla copertura''. All'ordine del giorno anche il contratto assicurativo che deve salvaguardare sia il medico che la struttura ospedaliera alla luce della legge Balduzzi; ne hanno parlato Danila del Vecchio, consulente assicurativa, e l'avvocato Ernesto Macri'.

 

 

Fonte: ansa

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