Nuove cure contro il melanoma con nivolumab e ipilimumab

Oncologia | Redazione DottNet | 03/06/2015 09:31

Il melanoma è il tumore che, nel mondo, ha registrato il maggior incremento negli ultimi 60 anni ed è la terza neoplasia più frequente in Italia facendo registrare nel 2014 quasi 11mila nuovi casi.

Una sfida difficile, soprattutto per una patologia che, nella fase metastatica, fa registrare alti tassi di mortalità, ma possibile grazie ai nuovi trattamenti di immuno-oncologia che puntano a 'riarmare' il sistema immunitario per combattere il tumore. Un passo avanti notevole, annunciato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) a Chicago. L'immuno-oncologia è la nuova arma a disposizione dell'oncologo per il trattamento dei tumori, che si affianca alle terapie tradizionali: chirurgia, radioterapia e chemioterapia. In questo caso, l'efficacia della combinazione dei due farmaci, basati sui principi attivi ipilimumab e nivolumab, è dimostrata dallo studio Checkmate -067, presentato all'Asco.

 

 

''Con l'associazione di queste due armi si raggiunge fino al 55% di risposta, rispetto ad esempio al 40% ottenuto con la monoterapia con nivolumab - spiega Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell'Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma -. L'impatto di questi dati è decisivo, infatti sono stati presentati in sessione plenaria all'Asco''. Ciò anche in considerazione dei numeri in crescita della malattia, la cui incidenza è da anni in costante ascesa sia negli uomini (+3,6%/anno) che nelle donne (+3,7%/anno). I più recenti dati Istat (2011) indicano in 1.807 i decessi nel nostro Paese (1054 fra gli uomini e 753 fra le donne).

 

 

I dati ottenuti con il regime di combinazione nivolumab e ipilimumab nel melanoma avanzato ''sono senza precedenti e mostrano risultati di efficacia mai osservati prima con farmaci immuno-oncologici - rileva Ascierto - Con l'associazione abbiamo registrato tassi di risposta molto più alti e duraturi nel tempo, oltre a una significativa riduzione del volume tumorale, rispetto sia alla monoterapia con ipilimumab che a quella con nivolumab. Le risposte osservate nello studio CheckMate -067 dimostrano il potenziale di questo regime nei pazienti con melanoma metastatico''. Si tratta di dati, sottolinea lo specialista, che ''rafforzano le nostre convinzioni che le future terapie consisteranno nella combinazione di più farmaci immuno-oncologici, in grado di modulare il sistema immunitario per offrire ai pazienti con tumore opzioni di maggiore efficacia''.

 

 

I dati dello studio CheckMate -067 confermano i risultati dei primi test su pazienti con melanoma nel Regno Unito, Usa, Israele e Francia, pubblicati recentemente sul New England Journal of Medicine. I ricercatori hanno osservato 142 pazienti: 72 sono stati trattati con la combinazione nivolumab e ipilimumab, mentre agli altri sono stati somministrati altri farmaci e placebo. Nel 61% di quelli trattati con il regime di associazione il tumore è regredito nei successivi 12 mesi. E questo approccio, conclude Ascierto, ''potrà essere applicato anche in altri diversi tipi di tumore''.

 

 

Prestigioso riconoscimento internazionale per l'oncologo Silvio Monfardini, direttore del Programma di Oncologia Geriatrica dell'Istituto Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi di Milano. Al ricercatore italiano è stato infatti conferito oggi il B.J. Kennedy Award and Lecture for Scientific Excellence in Geriatric Oncology al 51/mo Congresso della Società americana di oncologia (Asco) in corso a Chicago. Il premio, attribuito per la prima volta ad un oncologo italiano, riconosce il contributo decisivo nella ricerca, diagnosi e trattamento del cancro negli anziani. Monfardini è autore di oltre 340 pubblicazioni scientifiche, di cui oltre 95 nel settore dell'oncologia geriatrica. Nel 2014 in Italia sono stati diagnosticati 365.500 nuovi casi di tumore. Il 60% del totale delle neoplasie colpisce gli anziani oltre i 65 anni ed oltre il 70% delle morti per tumore si verifica in questa fascia di età. Nel nostro Paese, spiega Monfardini, ''finora non è stata riservata sufficiente attenzione a questa popolazione di pazienti, a differenza di quanto avviene ad esempio negli Stati Uniti, in Francia, in Olanda e in Belgio. Serve un cambio di passo e iniziative concrete che coinvolgano questi pazienti. L'accesso alle cure diventa infatti più difficile con l'avanzare degli anni e gli anziani sono esclusi dalle sperimentazioni cliniche dei farmaci innovativi''. Per questo, conclude lo specialista, ''molto spesso non sappiamo come questi pazienti rispenderanno ai nuovi trattamenti''

 

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fonte: ansa

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