
Dovrebbe essere il periodo in cui meno si prendono farmaci, eppure nel Lazio all'81% - e così nelle altre regioni italiane - delle donne incinta ne viene prescritto almeno uno, e in casi contenuti, si tratta di medicinali a rischio di malformazioni per il feto. Invece l'acido folico è stato assunto in modo appropriato (cioè un mese prima del concepimento e nel primo trimestre di gravidanza) solo dal 19% del campione, nonostante sia un integratore fondamentale.
Sono alcuni dei dati che emergono da uno studio condotto nel 2013-2014 dall'Istituto superiore di sanità (Iss) con il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio su 189.923. Nel Lazio dunque è stato riscontrato un numero consistente di prescrizioni in gravidanza: nella maggior parte dei casi si tratta di almeno un farmaco, oltre a vitamine e minerali. Un dato in linea con altri studi europei. Tuttavia, anche se contenute, non mancano le prescrizioni considerate clinicamente inappropriate o a rischio teratogeno (cioè di malformazioni) per il feto.
I farmaci a rischio più prescritti sono stati l'idrossiprogesterone (3,5%), e il progesterone per le minacce d'aborto (19%), la cui prescrizione è da considerarsi inappropriata, spiega l'Iss, perché non sostenuta da prove di efficacia, salvo nei casi di precedenti aborti. Oltre ai progestinici, i farmaci a rischio teratogeno più prescritti sono stati gli ACE-inibitori e i sartani (0,3% sul totale dei parti), che non dovrebbero essere prescritti per il trattamento dell'ipertensione in gravidanza per cui esistono altri farmaci più sicuri. Lo studio ha esaminato anche l'assunzione di acido folico e l'abitudine al fumo. Si è così visto che l'acido folico è stato assunto in modo appropriato (cioè un mese prima del concepimento e nel primo trimestre di gravidanza) solo dal 19% del campione, mentre il 60% delle fumatrici ha smesso non appena ha saputo di essere incinta e un ulteriore 24% ha ridotto il numero di sigarette fumate.
Fonte: ansa, iss
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