Sul campo di battaglia in dietologia - III caso clinico

Paola Conforto | 04/06/2015 16:22

Se sono in sovrappeso è colpa di mamma?!

Uomo, 22 anni, B.M.I. 28,6. Non ha altri problemi di salute rilevanti. Viene presso il mio studio accompagnato dalla madre. Lui è silenzioso e sembra più giovane dell'età anagrafica, lei parla continuamente e risponde alle mie domande rivolte al ragazzo.

Con pazienza riesco ad ottenere qualche risposta anche da lui, sono più dei cenni di diniego quando elaborando la dieta non gradisce alcune combinazioni. Sempre la madre, mi dice che lui lavora e che ha bisogno di pasti "facili" da preparare. Sarà intimorito dalla figura del medico? Oppure la madre è abbituata a gestire alcune situazioni della sua vita da sempre?

Non riesco da subito a capire quanto sia l'uno o l'altro problema. Per cui cerco di risolvere almeno il primo quesito, tranquillizzandolo sulla mia completa disponibilità ad affrontare insieme a lui eventuali esigenze alimentari o mediche, che protrebbero presentarsi durante il percorso dietologico, che se ben seguito non durerà troppo.

Normalmente il paziente segue una dieta troppo ricca di carboidrati per una necessità di "sostenersi" per la fatica del lavoro.

Ma indagando meglio il suo non è un lavoro così "usurante": fa il commesso in una rosticceria. Così gli consiglio e gli elaboro una dieta con una composizione equilibrata, che sicuramente gli darà risultati immediati visto i suoi eccessi alimentari. Gli consiglio inoltre di trovare il tempo di fare attività fisica, un giovane che sta sempre seduto o in piedi non ha un consumo di calorie adeguato, altrimenti sarà sempre costretto a ridurre le calorie giornaliere.

Anche qui interviene la madre a giustificarlo, la colpa è della mancanza di tempo. In questi casi mi diverto un pò con i pazienti a dimostrare come siano tante 24 ore. Gli consegno un disegno con una "torta" già a fette, e gli spiego che ogni fetta è un'ora del giorno. Senza entrare nei particolari gli chiedo di giustificami le ore.

Tolte quindi 8-10 ore di lavoro e 6-7 ore di riposo notturno, ne restano ben da 7 a 10 ore da classificare. Li congedo con un sorriso ricambiato e con la promessa di provare a "giocare" con quel disegno e cercare di ridistribuire meglio il proprio tempo libero a favore del movimento e non della sedenterietà.

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