Assunzione di sodio e ipertensione: nuovi dati da uno studio clinico

Medical Information Dottnet | 22/06/2015 18:24

Uno studio recente ha evidenziato che un ridotto apporto di sodio diminuisce la pressione in pazienti con ipertensione non controllata.

Le malattie cardiovascolari (CVD) sono la principale causa di morte in tutto il mondo. Circa il 54% dei casi di ictus e il 47% dei casi di cardiopatia ischemica sono attribuibili all'ipertensione. Inoltre, è stato stimato che il 90% della popolazione di età compresa tra i 55 e i 65 anni nei paesi industrializzati svilupperà ipertensione nell’arco della vita.¹

L'American Heart Association (AHA) raccomanda la prevenzione e il trattamento dell'ipertensione e sottolinea anche l’importanza dell’intervento non farmacologico mediante un cambiamento dello stile di vita. In particolare, una dieta data ricca di verdure, pesce e frutta e a ridotto contenuto di latticini, di sale e di alcol risulta di fondamentale importanza secondo l’AHA.²

Uno studio recente è stato condotto allo scopo di: 1) stabilire il consumo di sodio nei pazienti con ipertensione instabile o non controllata, 2) valutare se un ridotto apporto di sodio può abbassare la pressione arteriosa (PA) in questi pazienti, e 3) valutare l'accettabilità e la fattibilità di questo approccio.¹

Lo studio ha coinvolto 25 adulti, a partire da 50 anni di età, con PA elevata, ipertensione non complicata e non controllata malgrado il trattamento farmacologico (con β-bloccanti, calcio-antagonisti, diuretici, sartani o ACE-inibitori). Sono stati inclusi pazienti con pressione arteriosa media sistolica (SBP) di 140 mmHg (130 mmHg in pazienti diabetici) o più elevata e pressione arteriosa diastolica (DBP) media di 80-100 mmHg. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad un regime terapeutico con farmaci antipertensivi compresi i diuretici, somministrati per almeno quattro settimane prima dell’inclusione nello studio senza sospenderne l'assunzione al momento della valutazione.¹

La PA e l'assunzione di sale (escrezione urinaria nelle 24h e registrazione degli alimenti ingeriti) sono stati misurati all’inzio dello studio e dopo aver sottoposto i pazienti ad una dieta a ridotto consumo di sodio.¹

La pressione arteriosa media (± DS) sistolica (SBP) su diastolica (DBP) all’inizio dello studio è risultata di 150.7 (± 9.5)/84.149 (± 5.6). L'escrezione urinaria di sodio è risultata di 146 mmol/24h. Una riduzione di 28 mmol dell’escrezione di sodio ha ridotto la SBP/DBP a 135.5 (± 13.0)/82.5 (± 12.8) (p<0.001). Dopo un mese in cui non sono stati seguiti accorgimenti dietetici solo nel 48% dei pazienti la pressione sistolica è risultata ancora  ≤140 mmHg.¹

La valutazione dell’assunzione di sodio mediante la registrazione degli alimenti assunti, la raccolta delle urine delle 24h e domande specifiche per identificare l'uso di sodio in integratori o farmaci sono risultati essenziali per una consulenza mirata allo scopo di ridurre l'apporto di sodio. I risultati di questo studio hanno indicato che la riduzione dell’assunzione di sodio abbassa la PA nei pazienti affetti da ipertesione instabile o non controllata dopo quattro settimane. Inoltre, l’approccio utilizzato nello studio è stato accettato positivamente dai pazienti coinvolti.¹

Riferimenti bibliografici:

1. De Keyzer W, Tilleman K, Ampe J, De Henauw S, Huybrechts I. Effect of sodium restriction on blood pressure of unstable or uncontrolled hypertensive patients in primary care. Nutr Res Pract. 2015 Apr;9(2):180-5

2. Krauss RM, Eckel RH, Howard B, Appel LJ, Daniels SR, Deckelbaum RJ, Erdman JW Jr, Kris-Etherton P, Goldberg IJ, Kotchen TA, Lichtenstein AH, Mitch WE, Mullis R, Robinson K, Wylie-Rosett J, St Jeor S, Suttie J, Tribble DL, Bazzarre TL. AHA Dietary Guidelines: revision 2000: a statement for healthcare professionals from the Nutrition Committee of the American Heart Association. Circulation 2000;102:2284-99

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