Studi professionali massacrati da Imu e Tasi

Redazione DottNet | 16/06/2015 11:54

Studi professionali massacrati dall'Imu prima e dalla Tasi poi. Il dato arriva dalla Cgia di Mestre che ha evidenziato un aumento del 142 per cento a danno dei liberi professionisti, tra cui i medici, con l'introduzione delle due imposte, Imu e Tasi appunto. Intanto slitta dal 16 giugno al 6 luglio il termine per effettuare i versamenti da dichiarazione dei redditi, dichiarazione Irap o dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche soggette a studio di settore.

 

A disporre la proroga il Dpcm pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di venerdì scorso su proposta del ministero dell’Economia e delle Finanze: sono interessati sia i soggetti che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli studi di settore, sia coloro che presentano cause di inapplicabilità o esclusione dagli stessi, compreso chi adotta il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità, chi determina il reddito forfettariamente e infine i soci di società di persone e di capitali in regime di trasparenza.  Trascorsa la scadenza e fino al 20 agosto, i versamenti potranno essere ancora eseguiti con una lieve maggiorazione dello 0,40%, a titolo di interesse.

 

"Pur sapendo che la scadenza di giugno è tradizionalmente una delle più impegnative dell'anno - spiega il segretario Cgia, Giuseppe Bortolussi - 50 mld di euro è una cifra da far tremare i polsi, anche se rispetto all'ultima rilevazione che avevamo compiuto una quindicina di giorni fa, c'è una grossa novità. L'amministrazione finanziaria ha concesso una proroga alle aziende e alle partite Iva che sono sottoposte agli studi di settore. Queste ultime, pertanto, hanno la possibilità di slittare i pagamenti delle imposte dirette entro il 6 luglio". La Cgia fa notare che il gettito di ciascuna imposta definita in questa elaborazione è stato stimato sulla base dell'andamento registrato negli ultimi anni; oltre a ciò, si è tenuto conto delle principali modifiche legislative intervenute negli anni recenti.

 

Entro ieri, inoltre, i contribuenti erano chiamati al versamento della prima rata della Tasi e dell'Imu sulle abitazioni ad uso abitativo e sugli immobili strumentali. Per calcolarne il gettito, la Cgia ha fatto riferimento alle aliquote e alle detrazioni del 2014. Nei pagamenti che verranno effettuati entro oggi non sono stati inclusi i contributi previdenziali. La Cgia ricorda infine che le scadenze del versamento della Tari (tassa rifiuti) sono stabilite dai Comuni che devono prevedere almeno due rate all'anno. In questa analisi è stato ipotizzato che il tributo venga versato in 4 rate e che una di queste scada nel mese di giugno. Dall'analisi dei bilanci consolidati dei Comuni elaborati dall'Istat, si è stimato che il gettito complessivo della Tari per l'anno in corso si aggiri attorno ai 7,6 mld: pertanto, dividendo questo importo per 4, ci consente di stimare il gettito medio della Tari di ciascuna rata in 1,9 mld.

 

 

A seguito dell'introduzione dell'Imu e successivamente della Tasi, tra il 2011 e il 2014 la tassazione sugli immobili strumentali ha subito una vera e propria impennata. A sostenerlo è la Cgia di Mestre che rileva come se nell'ultimo anno in cui si è pagata l'Ici il gettito complessivo sulle attività produttive ha portato nelle casse dei Comuni quasi 5 miliardi, l'anno scorso il prelievo ha superato i 10 miliardi di euro.

 

 

Nello specifico gli aumenti sono stati i seguenti: +142% per uffici e studi privati; + 137% per negozi e botteghe; +107% per laboratori di arti e mestieri; +101% per gli istituti di credito; +94% per gli immobili a uso produttivo. I calcoli, fatti dalla Cgia, hanno preso come riferimento iniziale il 2011, ultimo anno in cui è stata pagata l'Ici. In questa analisi non si è tenuto conto del risparmio fiscale concesso dalla legge. Così - rileva la Cgia - come avvenuto nel 2014, anche per quest'anno la Tasi per le aziende è completamente deducibile dal reddito di impresa, mentre l'Imu lo è solo per una quota pari al 20 per cento. "Tendenzialmente - segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - i sindaci hanno mantenuto relativamente basso il livello di tassazione sulle prime case, innalzando, invece, quello sugli immobili ad uso produttivo e sulle abitazioni diverse dalla principale. Insomma, hanno fatto cassa sulle spalle degli imprenditori, sfruttando le situazioni più surreali che la legge ha dato origine, come, ad esempio, l'applicazione dell'Imu su alcune tipologie di macchinari. Una vera e propria follia".

 

 

Per gli uffici e gli studi professionali, con l'Ici il carico fiscale era di 545 milioni che con l'avvento dell'Imu e della Tasi è aumentato fino a toccare 1,32 miliardi di euro (+142%). Ma in termini assoluti sono stati i capannoni (categoria D) a "produrre" il gettito più importante: se nel 2011 il prelievo era stato di 3,17 miliardi, nel 2014 è salito a 6,15 miliardi di euro (variazione + 94%). Sui negozi e sulle botteghe artigiane si è passati da un prelievo di 809 milioni a 1,9 miliardi di euro (+ 137%). Sui laboratori, infine, dai 228 milioni versati nel 2011 si è passati ai 473 milioni di euro pagati l'anno scorso (+ 107%).

 

 

 

fonte: Cgia