Turni massacranti dei medici: pronti migliaia di ricorsi

Redazione DottNet | 17/06/2015 18:43

Consulcesi e Cimo plaudono all’iniziativa e confidano nelle istituzioni, ma chiedono rispetto e garanzie per la categoria fortemente penalizzata dal mancato rispetto della direttiva europea 88/2003/CE Urgente un intervento legislativo per evitare una nuova emorragia per le casse dello Stato La situazione è sempre più critica: ora anche le aziende sanitarie spingono i medici ai ricorsi

«Se il Governo non trova una soluzione, chi presenta ricorso per la mancata applicazione della direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro, avrà davanti a sé una autostrada spianata». Lo ha detto il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, illustrando, questa mattina presso la Sala Nassirya del Senato, l’interrogazione orale - Atto n. 3-01975 (in Commissione) pubblicato il 10 giugno 2015, nella seduta n. 463 - presentata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e a quello dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

 

Al senatore, membro della commissione Igiene e Sanità, Luigi D'Ambrosio Lettieri, si sono aggiunti i colleghi Piero Aiello, Emilio Floris, Maria Rizzotti e Antonio Scavone. Anche il mondo politico prende, dunque atto della sofferenza dei medici. Le istanze dei camici bianchi, sottoposti a turni massacranti – in barba ad una direttiva Ue che ha trovato applicazione per tutte le categorie professionali ad eccezione di quelle dell’ambito sanitario - sono arrivate all’attenzione del Parlamento, impegnato a trovare una soluzione per restituire il “diritto alla salute” degli operatori sanitari e - contestualmente - salvaguardare le casse dello Stato da una nuova ondata di ricorsi che potrebbe portare a risarcimenti di diversi miliardi di euro su una stima di 106mila dipendenti del Servizio sanitario nazionale.

 

«Con questa prima iniziativa – afferma il senatore proponente Luigi D’Ambrosio Lettieri – parte una vera e propria “crociata” per il rispetto dei diritti degli operatori sanitari: i prossimi passaggi saranno una mozione e, se sarà necessario, anche un Disegno di Legge sul tema. Nel frattempo – ha aggiunto - è necessario fare due cose: innanzitutto ripristinare i loro diritti visto che sono stati privati del trattamento economico spettante; in aggiunta bisogna riportare dentro il dibattito, ma con consequenziale impegno concreto, il tema della sostenibilità del Ssn con riferimento anche agli oneri spettanti a chi questo sistema non soltanto lo fa forte, credibile e qualitativamente apprezzato per l’efficienza, ma anche a chi lo sostiene sotto il profilo scientifico: i medici. Una crociata, torno a dire, che vale la pena fare per ripristinare le condizioni di regolarità in un Paese che vuole che vinca sempre la democrazia».

 

L’intenzione delle istituzioni di trovare una soluzione trova il plauso di Cimo, il sindacato dei medici ospedalieri, tra i primi a porre l’accento sulla necessità di un intervento: «È indispensabile garantire ai camici bianchi la possibilità di poter svolgere nelle condizioni idonee la loro professione, tenendo anche in considerazione la delicatezza delle situazioni che si trovano ad affrontare – spiega il presidente di Cimo, Riccardo Cassi – ed è anche un loro diritto tutelarsi e pretendere di essere adeguatamente risarciti per una mancanza dello Stato che ha penalizzato solo la categoria dei medici. Attraverso questa iniziativa e le successive da mettere in campo, ci auspichiamo che si arrivi ad un’organizzazione del lavoro, che non può prescindere da un contratto autonomo della categoria, che preveda turni e riposi specifici per l’attività che il medico svolge all’interno del Ssn, a tutela non solo dei camici bianchi, ma soprattutto dei cittadini. Ringrazio Consulcesi per aver contribuito in maniera determinante a sollevare il problema e per aver stimolato le istituzioni al fine di trovare una soluzione».

 

Al fianco alle istituzioni ed i sindacati, Consulcesi plaude alla volontà, ora anche politica, di porre un argine ad una situazione che si fa sempre più critica per i medici, al punto che sono proprio le loro aziende a spingerli a presentare i ricorsi contro lo Stato inadempiente: «Registriamo un segnale importante e siamo i primi a chiedere alle istituzioni di trovare una soluzione per evitare un altro salasso alle casse pubbliche – dichiara l’Amministratore Delegato di Consulcesi, Andrea Tortorella – ma come sempre proseguiamo la battaglia per il rispetto dei diritti dei medici. Siamo riusciti a farli valere arrivando a cambiare la giurisprudenza a loro favore, in Italia ed in Europa, e siamo pronti a sostenere i loro ricorsi, attraverso cui si può arrivare ad ottenere fino a 80mila euro a medico: la nostra nuova azione partirà il 20 luglio.