Turni massacranti dei medici e lavoro Ssn: giornata intensa nell'Aula

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 17/06/2015 20:15

“Rispettare i diritti degli operatori sanitari in tema di orario di lavoro per ''difendere la salute dei cittadini e la sostenibilità del servizio sanitario nazionale, evitando un salasso alle casse dello Stato, palesemente inadempiente''. E' questo in sintesi l'obiettivo dell'iniziativa promossa dal senatore Luigi d'Ambrosio Lettieri (Cri, nella foto). Ma non è l'unica novità dalla Camera: arriva il sì dell'Aula a tutte le mozioni, tranne quella di Sel che è stata respinta, sul personale del Servizio sanitario nazionale, al fine di assicurare i livelli essenziali di assistenza.

Giornata intensa alla Camera per la sanità: le mozioni (clicca qui per leggere i testi completi) sul lavoro nel servizio sanitario hanno visto il successo delle parti interessate, ma anche l'interrogazione presentata da Lettieri rappresenta una svolta per la classe medica. Ma andiamo per ordine: comincia con la presentazione di un'interrogazione urgente ai Ministri della Salute e dell'Economia, sottoscritta anche dai colleghi senatori Piero Aiello, Emilio Floris, Maria Rizzotti e Antonio Scavone, una ''vera e propria crociata perché il Governo ponga rimedio ad una situazione ingiusta e dannosa sotto il profilo sanitario, etico ed economico''.

 

''Il mancato rispetto dell'orario massimo di lavoro e delle ore di riposo giornaliero dei medici potrebbe determinare una riduzione dei livelli di appropriatezza, qualità ed efficienza delle prestazioni sanitarie con conseguente pregiudizio per la tutela della salute pubblica. L'inadempienza dello Stato - afferma Lettieri in una nota - ha prodotto l'apertura di una procedura di infrazione contro l'Italia da parte dell'Ue, a cui il Governo ha risposto, per evitare le conseguenti sanzioni, con una modifica legislativa che ripristina il rispetto degli orari di lavoro come da direttiva comunitaria, ma che entra in vigore solo tra un anno. Nel frattempo, i medici, privati di un loro diritto, si stanno preparando in migliaia a chiedere i dovuti risarcimenti''. Il Governo, rileva, ''dovrebbe quindi procedere con urgenza ad un intervento legislativo che punti al riconoscimento dei danni subiti dai medici per effetto della mancata attuazione della direttiva 2003/88/CE e all'accantonamento, a valere sul prossimo documento di economia e finanza, di risorse destinate al risarcimento dei professionisti danneggiati".

 

 

L’intenzione delle istituzioni di trovare una soluzione trova il plauso di Cimo, il sindacato dei medici ospedalieri, tra i primi a porre l’accento sulla necessità di un intervento: «È indispensabile garantire ai camici bianchi la possibilità di poter svolgere nelle condizioni idonee la loro professione, tenendo anche in considerazione la delicatezza delle situazioni che si trovano ad affrontare – spiega il presidente di Cimo, Riccardo Cassi – ed è anche un loro diritto tutelarsi e pretendere di essere adeguatamente risarciti per una mancanza dello Stato che ha penalizzato solo la categoria dei medici. Attraverso questa iniziativa e le successive da mettere in campo, ci auspichiamo che si arrivi ad un’organizzazione del lavoro, che non può prescindere da un contratto autonomo della categoria, che preveda turni e riposi specifici per l’attività che il medico svolge all’interno del Ssn, a tutela non solo dei camici bianchi, ma soprattutto dei cittadini. Ringrazio Consulcesi per aver contribuito in maniera determinante a sollevare il problema e per aver stimolato le istituzioni al fine di trovare una soluzione».

 


Per quanto riguarda invece le mozioni della camera a difesa del personale (clicca qui per leggere le mozioni integrali), il governo risulta impegnato: "a predisporre una revisione complessiva dei vincoli imposti per la gestione del personale del Servizio sanitario nazionale con provvedimenti volti a favorire il ricambio generazionale; ad assumere iniziative per preservare la dotazione di personale attraverso assunzioni a tempo indeterminato nei servizi strategici come i servizi d'emergenza-urgenza, terapia intensiva e subintensiva, centri trapianti, assistenza domiciliare".

 

 

Dopo, dunque, il minacciato sciopero da parte dei medici di famiglia e pediatri della Fimmg e Fimp e la recente presa di posizione dell'Anaao a difesa della sanità pubblica e del ruolo del medico del Ssn, le questioni sul tappeto riguardanti il personale sanitario arrivano in Parlamento che le affronta con ben sette mozioni (clicca qui per leggere i testi completi) presentate a prima firma da Giulia Grillo (M5S), Anna Miotto (Pd), Raffaele Calbrò (Ap), Marisa Nicchi (Sel), Rocco Palese (Fi), Pierpaolo Vargiu (Sc), Marco Rondini (Ln) e Gian Luigi Gigli (Pi-Cd), concernenti iniziative di competenza in merito  al personale del Servizio sanitario nazionale, al fine di assicurare i livelli essenziali di assistenza.

 

 

C'è anche l'impegno per il governo "ad assumere iniziative per limitare il blocco del turnover e, più in generale, per evitare l'adozione di vincoli che producono effetti perversi, perché riducono il personale dipendente ma aumentano il ricorso a personale precario e/o a servizi esterni molto spesso più costosi a parità di attività; a rimuovere, per quanto di competenza, gli ostacoli che di fatto, oggi, impediscono la mobilità a livello regionale; a valutare la necessità di assumere iniziative di competenza per introdurre una distinta area negoziale della dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale ai fini della stipula dei relativi accordi nazionali di lavoro, in aggiunta a quelle già attualmente previste, visto che la dirigenza medica veterinaria e sanitaria costituisce oltre l'80 per cento di tutta la dirigenza pubblica contrattualizzata".

 

Le mozioni alla Camera

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