L'importanza dell'alimentazione nei primi tre anni di vita

Pediatria | Redazione DottNet | 23/06/2015 15:00

L'obesità, l'ipertensione e il diabete nella gestante, nonché il fumo, l'alcool e altri fattori, possono giocare un ruolo molto importante per l'accrescimento del feto e la salute futura dei bambini.

Gli effetti della nutrizione durante la gravidanza, nei primi mesi di vita e nei primi tre anni di vita (i 'primi 1.000 giorni') saranno al centro dell'intervento che il professor Francesco Chiarelli, direttore della Clinica Pediatrica di Chieti, terrà venerdì 26 giugno all'Esposizione Universale (Expo) di Milano durante il congresso "Pianeta Nutrizione". "È dimostrato - spiega Chiarelli - che l'allattamento esclusivo materno, almeno nei primi sei mesi di vita, ha un ruolo molto rilevante nella prevenzione dell'obesità, del diabete di tipo 2 e delle complicanze cardiovascolari. Il divezzamento non dovrebbe essere cominciato prima del 5 mese, perché un divezzamento più precoce è associato con un maggiore rischio di ipertensione e problemi cardiovascolari in età adulta.

 

Di grande rilevanza è anche l'alimentazione nei primi 1.000 giorni di vita (primi 3 anni) per evitare un'acquisizione di peso eccessiva in età precoce (il cosiddetto 'adiposity rebound') che, se si verifica prima dei due anni, è associata a un maggiore rischio di insulino-resistenza e problemi cardiovascolari". Chiarelli sottolineerà l'importanza di prevenire sovrappeso e obesità anche nelle età successive, adolescenza compresa. È opportuno prevenire l'assunzione eccessiva di calorie, soprattutto proveniente da cibi quali dolciumi, merendine, salumi e incoraggiare una regolare attività fisica. Con campagne di sensibilizzazione di massa è stato dimostrato (soprattutto in Paesi del Nord Europa e Stati Uniti) che è possibile prevenire obesità e diabete mellito (di tipo 2) con positive ripercussioni su qualità e aspettativa di vita dei futuri adulti. Le cosiddette 'malattie non trasmissibili' (non-communicable diseases [NCD]), conseguenti all'obesità, specie in età pediatrica, saranno un grande peso sanitario e sociale sulle generazioni successive in termini di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori. La prevenzione in età pediatrica è l'unico mezzo per contrastare questa tendenza e prevenire le malattie non trasmissibili nell'età adulta.

 

In Italia tra i bambini di 9 anni di età quasi uno su tre è sovrappeso: il 20% pesa troppo, il 9,8% è obeso. Lo ha accertato una ricerca del Ministero della Salute riferita al 2014, presentata a Expo al convegno "Sovrappeso e obesità nel bambino". Lo ha organizzato il ministero della Salute presso lo spazio Women for Expo, dove la dottoressa specialista in Scienze dell'Alimentazione al DCA Gruber Bologna, Donatella Ballardini, ha tenuto una lezione sull'importanza di "riconoscere il problema obesità infantile e comprendere le strategie per affrontarlo e prevenirlo". ''I genitori non devono sottovalutare le piccole discrepanze nel rapporto peso/altezza - ha precisato -. L'obesità va prevenuta perché, se si instaura, è poi dura da curare. Uno stato di obesità nel bambino comporta le stesse patologie dell'adulto, come il rischio diabetico o le complicanze respiratorie".

 

A favorire il sovrappeso infantile, secondo Ballardini, sono soprattutto alcuni falsi miti sull'alimentazione. Non è vero, ad esempio, che un bambino debba mangiare molto, come molte mamme pensano. "Piuttosto, meglio seguire la regola dei cinque pasti al giorno, cinque porzioni di frutta e verdura e cinque colori di vegetali". E' utile, inoltre, evitare di sollecitare il bambino a mangiare in fretta, così come non imporre di "mangiare tutto". La prima colazione - ha precisato la dottoressa - si riconferma molto importante: "i bambini che la fanno sembrano aver meno problemi di peso in quanto riduce gli stimoli della fame nella giornata". Fondamentale l'attività fisica, proprio come invita a fare Michelle Obama con la sua compagna "Let's Move!".

 

 

fonte: ansa

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