L’impiego dell’irradiazione UV nella cura dell’HCV

Medical Information Dottnet | 24/06/2015 11:31

Uno studio clinico ha dimostrato che l’irradiazione del sangue con i raggi ultravioletti è sicura ed efficace nel trattamento dell’HCV.

Lo studio clinico, prospettico e open label, di fase II è stato condotto per la FDA allo scopo di valutare la sicurezza e l'efficacia dell’irradiazione del sangue con i raggi ultravioletti (UVBI) per il trattamento del virus dell'epatite C (HCV).

Sono stati coinvolti nello studio 9 pazienti sottoposti a 15 trattamenti UVBI nel corso di 22 settimane con il AVIcure Hemomodulator che è stato modificato rispetto all'originale dispositivo Knott Hemo-irradiator per poter soddisfare gli standard di sicurezza attuali. La lampada, presente nel dispositivo, è in grado di emettere radiazioni di lunghezze d'onda compresa nell’intervallo da 200 nm a 400 nm che include le bande UVB (280-315 nm) e UVC (200-280 nm) ad azione germicida. Durante lo studio è stata valutata periodicamente la carica virale del paziente e sono stati effettuati test di funzionalità epatica.

I criteri di inclusione dei pazienti nello studio sono stati: 1. la diagnosi di epatite C cronica confermata dalla presenza dell'anticorpo contro il virus dell’HCV (anti-HCV) mediante un saggio immunoenzimatico (EIA), e tramite un saggio immunoblot ricombinante (RIBA); 2. risultati positivi per l’RNA dell’HCV attraverso RT-PCR (reazioni a catena della polimerasi mediante retrotrascrittasi); 3. non responsività alla terapia, ossia presenza di HCV-RNA dopo il trattamento farmacologico standard (Interferone più ribavirina) o dopo 6 mesi dalla fine del trattamento farmacologico.

Alla fine dello studio, la riduzione media totale della carica virale è stata di 21.5% (p=0.023) e nel giorno 140, la bilirubina diretta è diminuita del 41.1% (p=0.0059), l'AST del 15.2% (p=0.0069) e l’ALT del 19.3% (p=0.0031). Il nadir della carica virale media e mediana è stato riscontrato nel giorno 259 ed è corrisposto ad una riduzione media della carica virale del 44.9% (p=0.0048). Nel corso dello studio, tre pazienti hanno avuto una riduzione della carica virale maggiore di 0.5 log (nel paziente 1 si è avuta una riduzione di 0.56 log al giorno 259, nel paziente 4 una riduzione di 0.69 log al termine dello studio e nel paziente 11 una riduzione di 0.91 log nel giorno 259). Due pazienti hanno mostrato un netto miglioramento della psoriasi concomitante a conclusione dello studio.

In questo studio, il trattamento UVBI si è dimostrato sicuro ed è risultato efficace nel trattamento dell’HCV determinando una riduzione significativa della carica virale e dei marker infiammatori. Inoltre, il trattamento deve essere preso in considerazione per la cura della psoriasi e delle malattie infettive che presentano poche opzioni di trattamento.

Riferimenti bibliografici:

Kuenstner JT, Mukherjee S, Weg S, Landry T, Petrie T. The treatment of infectous disease with a medical device: results of a clinical trial of ultraviolet blood irradiation (UVBI) in patients with hepatitis C infection. Int J Infect Dis 2015 S1201-9712(15)00140-X