Illegittimo il blocco dei contratti nella sanità. Ma non è retroattivo

Redazione DottNet | 24/06/2015 20:43

Per la Corte Costituzionale, chiamata a esaminare la legittimità delle norme che hanno imposto il blocco dei contratti e degli stipendi nella Pubblica Amministrazione, il blocco dei contratti e degli stipendi Pa è illegittimo, ma la decisione non è valida per il passato.

Il comunicato dal palazzo della Consulta non lascia dubbi: «La Corte Costituzionale - recita il documento della Corte di sole sei righe - in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l'illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Corte ha respinto le restanti censure proposte».

 

La decisione, come detto, non ha effetto retroattivo: in pratica è stata scongiurata una bomba per i conti pubblici. Una memoria dell'Avvocatura dello Stato, firmata dall'avvocato dello Stato Vincenzo Rago, aveva quantificato l'onere della contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico: non sarebbe stata « inferiore a 35 miliardi», con «effetto strutturale di circa 13 miliardi» annui dal 2016.

 

Sono, intanto, passati quasi sei anni, oltre 2mila giorni, dall'ultimo rinnovo del contratto del pubblico impiego che riguarda più di tre milioni di dipendenti, un numero che si è ridotto di 300mila unità dal 2002 al 2013. Secondo i dati dell’Aran gli occupati nella Pa nel 2013 erano 3.336.498.

 

Per Marco Carlomagno, segretario generale della Flp, uno dei sindacati che hanno preso parte al giudizio davanti alla Corte «possiamo dire da subito che giustizia è fatta ed è stata restituita ai lavoratori pubblici la dignità del proprio lavoro. Ora il Governo non ha più scuse. Apra subito il negoziato e rinnovi i contratti».
 

"Da oggi il governo è fuori dal perimetro della legittimità costituzionale. Come volevasi dimostrare - ha commentato il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise - la Corte Costituzionale ha sancito la illegittimità di un blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico lungo 6 anni fino ad assumere le caratteristiche di un provvedimento strutturale. Altro che provvisorio, di proroga in proroga, governi di vario colore, non hanno evitato la coazione a ripetere una scelta politica che fa pagare al costo del lavoro pubblico il prezzo più alto sull’altare del risanamento dei conti. Otto miliardi di euro che fanno fatto dei medici e dirigenti sanitari gli unici cittadini che hanno saldato il proprio conto del debito pubblico".
 

 

"Una scelta - prosegue la nota - che ha travolto destino e mission del servizio sanitario, abbandonato nelle spirali di un federalismo di abbandono, avviato ad una privatizzazione strisciante che prelude ad un sistema duale destinato ad essere povero per i poveri. Il taglio dei posti letto e delle piante organiche che hanno fatto crescere le liste di attesa e provocato la crescita della spesa privata di 1 miliardo in un anno, fino alla cifra record dei 33 miliardi, l’attacco alle stesse prospettive di carriera dei medici e dirigenti sanitari, lo scippo extra legem dei loro fondi contrattuali, hanno costituito una miscela che manda un messaggio devastante ai lavoratori pubblici, la assenza di gratificazione professionale ed economica dentro i confini pubblici, per il presente e per il futuro".

 

"Lo abbiamo detto fino alla noia. Il Governo - sottolinea Troise - può decidere la entità del finanziamento dei contratti pubblici ma non di fuggire dalla contrattazione, rinunciando anche alla possibilità di usarla come strumento di controllo della spesa e di riduzione degli sprechi. Una scelta sciagurata che non ha pagato nemmeno dal punto di vista elettorale, figlia di una demonizzazione dei lavoratori pubblici, contro i quali si sono prodotti molti provvedimenti legislativi, che ha fatto di ogni erba un fascio, alimentando luoghi comuni sul numero dei dipendenti e sul loro costo. Era proprio necessario che intervenisse la Corte?". "Finiti gli alibi, Medici e dirigenti sanitari dipendenti del SSN - conclude l'Anaao - si aspettano una celere volontà riformatrice che riammetta la parola contratto, nazionale e decentrato, nella agenda e nel linguaggio della azione di governo. Ne va anche del futuro della sanità pubblica".


 

Chiediamo l'apertura immediata di un tavolo di contrattazione per arrivare al rinnovo del contratto subito". Così i segretari generali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa, Rossana Dettori, Giovanni Faverin,Giovanni Torluccio eNicola Turco, in merito alla sentenza della Consulta sul blocco illegittimo dei contratti nella Pa. "Il governo non ha più alcun alibi, l'alta corte si è espressa giudicando illegittimo il protrarsi del blocco della contrattazione. Per questo vogliamo che il governo avvii subito il confronto per arrivare presto al rinnovo dei contratti nella Pa", proseguono i dirigenti sindacali. "In attesa della sentenza, “che attendiamo di leggere per una valutazione più compiuta", i quattro segretari generali evidenziano che "la decisione conferma quanto già avevamo previsto: Parlamento e Governo non possono prolungare ulteriormente un blocco illegittimo. Tuttavia il giudizio della Consulta pone un limite a una politica legislativa più attenta ai tagli che ai diritti e che ha sacrificato, spesso pretestuosamente, non solo gli investimenti nelle professionalità e nell'innovazione, ma addirittura il legittimo rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, alle esigenze di budget".

 

"Per quanto ci riguarda, siamo in campo con una mobilitazione che partirà con le tre grandi assemblee di inizio luglio, con tutti gli Rsu eletti a marzo, le lavoratrici e i lavoratori. Sarà il momento in cui avremo la nostra piattaforma nazionale e quelle di settore, per dire al Governo come si possono e si devono rinnovare i contratti. Il Governo non può più nascondersi né accampare alcuna scusa, si dimostri all'altezza e ci convochi per avviare il confronto per il rinnovo", concludono.