Comma 566, i sindacati: norme sull'implementazione delle competenze

Redazione DottNet | 28/06/2015 14:25

FPCGIL - CISLFP - UILFPL e gli Ordini, Collegi e Associazioni delle professioni sanitarie dicono no a passi indietro sull'implementazione delle competenze: "il comma 566 non si tocca, si applichi la norma"

"Dopo anni di intenso confronto con Governo e Regioni, con la sua consacrazione a rango normativo ritenuta necessaria proprio dall'Esecutivo e sancita dal comma n. 566 dell'art. 1 della legge di stabilità, l'implementazione delle competenze delle professioni sanitarie deve passare alla sua fase attuativa." Con queste parole FPCGILCISLFPUILFPL e Ordini, Collegi e Associazioni delle professioni sanitarie chiudono di fatto il campo a qualsiasi ripensamento e/o nuovo intervento normativo in materia. "Una eventuale modifica al comma 566" hanno proseguito i rappresentanti delle organizzazioni, "comporterebbe la riapertura del dibattito, non solo sulla formulazione della norma, ma sull'intero impianto e ciò sarebbe incompatibile con i tempi di realizzazione degli obiettivi sanciti dal Patto per la Salute 2014-2016".

 

Secondo le organizzazioni "le professioni sanitarie e il Servizio sanitario nazionale non hanno bisogno di altre leggi, ma dei nuovi assetti organizzativi che la norma sull'implementazione delle competenze consentirà, con vantaggi sia sotto il profilo dello sviluppo professionale, di cui certamente beneficeranno tutte le professioni mediche e sanitarie, sia sotto quello delle prestazioni che, nonostante il graduale ridimensionamento delle risorse, potranno continuare ad essere erogate grazie a nuovi mix produttivi. Sarà infatti possibile estendere all'intero territorio nazionale importanti sperimentazioni gestionali avvenute attraverso l'applicazione di modelli di appropriatezza ed eccellenza organizzativa".

 

"In molte regioni l'approvazione degli Accordi giungerà con ritardo tale da rappresentare per esse solo una mera ratifica di percorsi già autonomamente avviati in via sperimentale. E' per questo che, ritenendo il quadro normativo già efficace, siamo contrari all'apertura di una nuova discussione che allontanerebbe ancora una volta il traguardo", hanno concluso le tre organizzazioni sindacali e i presidenti degli Ordini, Collegi e Associazioni delle professioni sanitarie. Concludono e rilanciano i sindacati e i rappresentanti di Ordini, Collegi e Associazioni delle professioni sanitarie: "Basta con l'ingegneria normativa, ora tocca a quella organizzativa e di valorizzazione dei professionisti medici e sanitari per offrire risposte appropriate e qualificate ai cittadini nelle diverse fasi del bisogno di salute, ora tocca al Ministro della salute e alle regioni passare dalle norme scritte alla loro applicazione".

 

Il dibattito delle competenze finora piuttosto accese, non è nuovo per medici e infermieri. Già nel 2011 l’ordine dei medici di Bologna aveva dichiarato guerra alla delibera della Regione Toscana del “SEE and TREAT” (Vedi e Cura) un modello angloamericano di riorganizzazione sanitaria che abilitava gli infermieri a fare diagnosi per piccoli casi. Con dei vantaggi tipo: a) Attese ridotte del 66%; b) Tempi medi di permanenza inferiori al 71%; c) Miglioramento del clima interno.

 

Poi arriva nel 2012 il documento che il Ministero della Salute stilò d’intesa con gli Assessorati Regionali della Sanità per ridefinire le future competenze degli infermieri. Immediate furono le barricate della componente medica che all’epoca ebbe la meglio, tanto da far finire nel cassetto il progetto. Dopo due anni di dibattito arrivò infine il via libera del governo: nell’aprile 2014 il Ministro della Salute Lorenzin firma la proposta di accordo Stato-Regione con il quale verranno definite le nuove competenze avanzate e specialistiche degli Infermieri. A eliminare le ulteriori polemiche arriva la legge di Stabilità.

 

Il comma 566 della legge di stabilità 2015 non ha forzato alcuna mano: ha semplicemente dato il “LA” a una nuova “Composizione” del processo di cura e assistenza che, come le note di un concerto devono essere intonate le une alle altre, deve prevedere ruoli, competenza, relazioni e responsabilità individuali e di équipe su atti, funzioni anche attraverso percorsi formativi “Complementari”, ossia post-base, ossia specialistici. Noi ci abbiamo sempre creduto, ci crede il Sistema salute che ha bisogno di un infermiere in grado di diversificare le proprie peculiari competenze per affrontare con abilità, capacità i bisogni emergenti nei cittadini. C’è necessità di infermieri generalisti e di infermieri specialisti, tutti componenti, preparati, capaci di lavorare in gruppo e in rete e di confrontarsi su un disegno assistenziale e anche di metterlo in discussione per raggiungere i risultati migliori per la collettività. Rivalutando e ridefinendo le capacità professionali delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

 

La legge di stabilità 2015 apre così le porte alle competenze specialistiche degli infermieri: sei aeree di competenza e un cambio di rotta per la professione e l’assistenza, un momento importante e cruciale per la professione e un’occasione per cambiare il volto dell’assistenza. Gli infermieri sono portatori di quei contenuti disciplinari e quindi professionali che possono concretamente e con metodo scientifico, dare risposta ai bisogni sanitari che si stanno imponendo non solo nella società italiana, ma anche e ampiamente in quella europea. Bisogni e domanda sanitaria correlati a cronicità, fragilità fisica e psichica, cure di lungo termine, continuità, olismo assistenziale, gestione professionalizzata dei casi.

 

 

Fonte: sindacato