Così muore un neonato: sette medici rinviati a giudizio

Redazione DottNet | 05/07/2015 13:33

Due anni fa moriva, dopo un ricovero d'urgenza all'Ingrassia di Palermo, un neonato, Francesco Musicò, appena venuto al mondo nella clinica Villa Serena. Per quella catena di errori e omissioni sette medici della casa di cura privata sono finiti a giudizio.

Una catena di errori e omissioni che ha provocato la morte di un bambino appena nato alla casa di cura Villa Serena. Medici e ostetriche che sbagliano la lettura dei tracciati, non si accorgono di una sofferenza fetale, ritardano il parto cesareo che doveva essere disposto d’urgenza e infine cercano di coprire gli errori falsificando le cartelle. Così sarebbe morto Francesco Musicò, un neonato che ha vissuto per meno di 24 ore tra il 29 e il 30 agosto del 2013.

 

Adesso per quei medici – riporta Repubblica - e per quelle ostetriche il giudice Riccardo Ricciardi ha deciso il rinvio a giudizio su richiesta del pm Siro De Flammineis. Sotto processo finiscono con l’accusa di omicidio colposo Daniela Bisconti, pediatra, Salvatore Porrello, ginecologo, Salvatore Pirri, anestesista, Isabella De Roberto, Giusi Martino, Maria Russo, Irene Ribaudo, tutte ostetriche. La pediatra Bisconti è accusata anche di «falsità ideologica in certificati », mentre per l’ostetrica Ribaudo è scattata anche l’accusa di «falsità materiale».

 

Una perizia tecnica richiesta dalla procura inchioda il personale del reparto di Ostetricia e ginecologia di Villa Serena che, quando per il piccolo non c’era più nulla da fare, in fretta e in furia chiese il trasferimento d’urgenza all’ospedale Ingrassia dove morì per un arresto cardiaco. La causa: una ipossia, cioè mancanza di ossigeno, già iniziata in grembo. Un vero calvario per quel neonato. Alla casa di cura Villa Serena Maria Di Capo era arrivata il 28 agosto perché aveva già le contrazioni. Quel giorno avrebbe finalmente abbracciato il suo bambino, il primo. Un tracciato venne eseguito alle 9,15, il secondo alle 15,39. Già lì – scrivono i periti – erano riscontrabili «contrazioni irregolari che però non vennero segnalate dalle ostetriche Russo e Martino». Anche il terzo tracciato, delle 21,15, non venne valutato con scrupolo e l’ostetrica De Roberto «non annotò le complicanze sul diario infermieristico ». Già era presente un’ipossia fetale, ma anche la quarta ostetrica, Irene Ribaudo, non riportò sulla cartella della paziente, accompagnata nel frattempo in sala parto, le anomalie. Ma, anzi, secondo le indagini dei carabinieri di Mezzo Monreale, staccò anzitempo il tracciato e sostituì poi il referto con un quinto tracciato falsificato dal quale emergevano parametri regolari. Fece di più, praticò una compressione sull’addome della donna per accelerare la nascita del bambino.

 

Il ginecologo, invece, «compilò la cartella clinica omettendo le alterazioni dei cinque tracciati e interruppe la verifica dell’evoluzione del travaglio facendo passare un’ora e 44 minuti tra il secondo e il terzo tracciato, e altri 27 minuti prima di effettuare il quarto». Inoltre, il ginecologo non dispose il cesareo d’urgenza fino a dieci minuti dopo la mezzanotte. Francesco nacque con parto cesareo, estratto con il forcipe, una tecnica ormai in disuso.

 

Il destino del piccolo Francesco fu davvero beffardo da quanto emerge dalle indagini di procura e carabinieri. Anche la pediatra Bisconti, infatti, nella cartella che consegnò al Servizio di trasporto di emergenza neonatale, quando il bambino venne trasferito d’urgenza all’ospedale Ingrassia, annotò parametri vitali sbagliati in riferimento ai primi attimi di vita del neonato e poi non intubò e non rianimò il piccolo Francesco. La pediatra Bisconti è anche accusata di avere attestato falsamente che «le condizioni generali del neonato erano scadenti» e non «di estrema generalizzata insufficienza cardiaca ». Infine, anche l’anestesista Salvatore Pirri sbagliò in cartella la frequenza cardiaca (maggiore di 100) e non intrevenne «con adeguate manovre rianimatorie. sul neonato».

 

Un errore dietro l’altro che, hanno ricostruito gli investigatori, non diedero scampo al piccolo Francesco. I suoi genitori, dopo la tragedia, decisero di mettersi nelle mani di un avvocato, Giacomo Cortese, e di sporgere denuncia alla procura. Dopo due anni di indagini e l’iscrizione sul registro degli indagati dei medici e delle ostetriche, arriva la battaglia in aula. Il processo è stato rinviato al 3 novembre.

 

 

Fonte: repubblica