Se aspetti un bambino l’alcol può attendere

Ginecologia | Fiammetta Trallo | 10/07/2015 11:22

AssoBirra e SIGO lanciano la terza edizione della campagna “Se aspetti un bambino l’alcol può attendere”.

Con un nuovo sito internet www.seaspettiunbambino.it e Francesca Cavallin come testimonial di un video messaggio.

Secondo una recente inchiesta della Doxa per AssoBirra (Associazione Nazionale dei produttori della birra e malto) solo i due terzi delle donne intervistate è a conoscenza che l’assunzione di bevande alcoliche in gravidanza può compromettere la salute del nascituro.

L’inchiesta è stata condotta su oltre 800 donne tra i 18 e i 44 anni (412 donne incinta e/o con figli piccoli e 425 a donne senza figli) per scoprire quanto sanno del tema “alcol e gravidanza” le mamme italiane.

Il dato più significativo che emerge è che per il 67% delle donne, l’assunzione saltuaria di alcol in gravidanza non è rischiosa. Una donna su tre non cambia abitudini o, per meglio dire, non smette del tutto. Nelle restanti due su tre, poi, non sempre viene adottato il comportamento migliore. Si smette di bere solo dopo il gravindex positivo e non quando si inizia a cercare una gravidanza.

Gli studi scientifici sono concordi nell’affermare che in gravidanza anche un consumo minimo può pregiudicare la salute e lo sviluppo del feto, il quale non ha difese rispetto all’alcol assunto dalla madre anche dopo assunzione di dosi modeste.

Non esiste una soglia di sicurezza in gravidanza. Le conseguenze sono maggiori e più gravi nelle donne che abusano o che sono vere e proprie alcoliste, ma possono manifestarsi anche nelle donne che si sono astenute dal bere in gravidanza, ma che avevano abusato di alcol in precedenza o hanno avuto stati di ebbrezza occasionali. Oltre ad aborto, nascita prematura e sottopeso, l’alcol può interferire nello sviluppo embrio-fetale e dare origine alla sindrome feto-alcolica caratterizzata da anormalità della crescita, ritardo mentale e alterazioni somatiche. In allattamento può interferire nella produzione del latte e provocare nei neonati alterazioni del ritmo del sonno. Le mamme che allattano e che scelgono di bere alcolici devono perlomeno pianificare le poppate: conservare il latte prima di bere e riprendere ad allattare solo dopo che tutto l'alcol è stato eliminato.

La sindrome feto-alcolica èla manifestazione più grave dell’effetto nocivo dell’alcol assunto in gravidanza. L’alcol esercita un’azione dannosa sia sull’embrione che sul feto in modo variabile. Gli effetti dipendono prevalentemente dalla quantità giornaliera assunta oltre che da fattori individuali La forma più grave si manifesta con un ritardo dell’accrescimento già durante la vita prenatale. Può determinare un basso peso alla nascita o manifestarsi in seguito come bassa statura del bambino rispetto ai coetanei. La circonferenza cranica è più piccola della norma e il viso presenta particolari anomalie come rime palpebrali più corte, labbro superiore sottile, solco naso-labiale piatto, parte superiore del naso poco sviluppata. E’ presente quasi sempre un deficit intellettivo accompagnato o meno anche da disturbi del comportamento.Talvolta possono essere presenti anche cardiopatie o altre malformazioni. Nella forma più lieve, e spesso non facilmente riconoscibile, l’effetto nocivo dell’alcol sullo sviluppo embrio-fetale determina disturbi del comportamento o dell’apprendimento che iniziano a manifestarsi soprattutto nel periodo scolastico.

Nel primo trimestre di gravidanza il rischio di sindrome feto-alcolica è più elevato. Se la donna non riesce a non bere anche dopo aver ricevuto il sostegno di strutture specializzate in cura e aiuto, dovrebbe cercare almeno di limitare le dosi, bere solo ai pasti, senza superare il bicchiere di vino o la lattina di birra al giorno. L’abuso di alcol nella seconda metà di gravidanza può dare gravi e permanenti danni al cervello del nascituro e ritardo psicomotorio. Alla nascita il neonato potrebbe presentare crisi di astinenza con irrequietezza, vomito, tremori, e convulsioni.

La campagna promossa da AssoBirra e Sigolancia un messaggio forte e senza deroghe alle giovani donne, sul consumo di bevande alcoliche anche in fasi della vita in cui la ricerca di un figlio è ancora lontana. Non è ammesso nemmeno il mezzo bicchiere di vino rosso ricco di resveratrolo, anche una tantum e la birra analcolica, in quanto la presenza di alcol è inferiore all’1% ma non è zero.

Clicca qui per visualizzare la locandina dell'evento in programma.

Noi ginecologi sicuramente dobbiamo dissuadere il consumo di alcol nelle nostre pazienti soprattutto se giovani e ancora senza figli. Tuttavia, nella nostra pratica quotidiana negare tassativamente di gustare una bollicina o una qualsiasi bevanda anche a bassa gradazione alcolica o un babà al rhum o un boero alle donne in età fertile che non usano contaccettivi orali o IUD, e che quindi potrebbero incorrere in una gravidanza non scientemente cercata, … diventa molto difficile, mentre … sarà più facile per le donne cambiare specialista

 

Dott.ssa Fiammetta Trallo - Specialista in Ginecologia e Ostetricia - Giornalista Pubblicista

“Contenuto a carattere medico o sanitario proveniente da una esperienza personale dell’utente”

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