Certificati medici di gravidanza: non c'è privacy. Le soluzioni

Redazione DottNet | 21/07/2015 18:51

Servono maggiori garanzie a tutela della riservatezza delle lavoratrici madri: le chiede il Garante privacy nel parere espresso su uno schema di decreto interministeriale elaborato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che detta le modalità per la predisposizione e l'invio all'Inps dei certificati medici di gravidanza, interruzione della gravidanza e parto

In base al Testo unico sulla maternità e paternità, questi certificati - ricorda il Garante - devono essere inviati all'Inps direttamente dal medico del Servizio Sanitario Nazionale, esclusivamente per via telematica, con lo stesso sistema di trasmissione dei certificati di malattia. Lo schema di decreto sottoposto all'Autorità, che ha già recepito molte delle indicazioni fornite dall'Ufficio del Garante, va ancora perfezionato. Per l'Autorità, deve essere integrato prevedendo che l'invio telematico dei certificati non sia automatico, ma su richiesta della lavoratrice per consentirle di potersi avvalere dei diritti che l'ordinamento le riconosce (interruzione della gravidanza, non riconoscimento del figlio, parto in anonimato): bisogna scongiurare il rischio che si instauri la prassi dell'invio automatico dei certificati senza verificare che la donna sia una lavoratrice e che voglia avvalersi dei benefici erogati dall'Inps. Inoltre deve essere inserita una disposizione ad hoc che preveda l'adozione di idonee misure di sicurezza a protezione dei dati.

 

Particolare attenzione poi, va riservata ai dati che, in base alla normativa di settore o ai principi del Codice privacy, possono essere inclusi nei certificati, evitando diciture generiche o ambigue. l'Autorità ha chiesto, ad esempio, che sia espunta dal certificato di interruzione di gravidanza l'informazione sulle condizioni del feto al momento della nascita (vivo, morto), poiché ininfluente per la fruizione dei periodi di assenza dal lavoro per malattia o degli eventuali benefici previdenziali o assistenziali. Altre modifiche chieste dal Garante riguardano il perfezionamento dello schema per evitare che il datore di lavoro venga a sapere informazioni che non deve conoscere e l'individuazione, anche per categorie, delle strutture sanitarie competenti all'invio dei certificati.

 

fonte: autorità privacy