Tagli agli stipendi dei medici se le prescrizioni sono inappropriate

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/07/2015 17:29

'Taglio' dello stipendio, ovvero penalizzazioni economiche, per i medici che effettuino prescrizioni inappropriate per visite specialistiche ambulatoriali: ai medici verranno infatti applicate delle ''penalizzazioni su alcune componenti retributive del trattamento economico''. E' quanto prevede un emendamento voluto dal Governo al Dl Enti Locali all'esame del Senato. La misura porterebbe ad un risparmio complessivo stimato di ''circa 106 mln di euro'', a fronte di una riduzione di prestazioni

In caso di un comportamento prescrittivo non conforme indicazioni ministeriali, si afferma nell'emendamento del governo, ''l'ente richiede al medico prescrittore le ragioni della mancata osservanza delle predette condizioni ed indicazioni. In caso di mancata risposta o di giustificazioni insufficienti, adotta i provvedimenti di competenza, applicando al medico prescrittore dipendente del SSN una riduzione del trattamento economico accessorio (...) e nei confronti del medico convenzionato con il Ssn, una riduzione, mediante le procedure previste dall'accordo collettivo nazionale di riferimento, delle quote variabili dell'accordo collettivo nazionale di lavoro e dell'accordo integrativo regionale''.

 

 

La misura porterebbe dunque ad un risparmio complessivo stimato di ''circa 106 mln di euro, a fronte di una riduzione di prestazioni stimate nel settore pubblico e privato per un valore tariffario di 192 mln di euro''. Si prevede inoltre che la ''mancata adozione da parte dell'ente del Servizio sanitario nazionale dei provvedimenti di competenza nei confronti del medico prescrittore comporta la responsabilità del direttore generale ed è valutata ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi assegnati al medesimo dalla Regione''. La richiesta di far rispondere i medici delle prescrizioni inappropriate era stata avanzata dalle Regioni lo scorso aprile, durante il confronto fra Governo e Regioni per disegnare i nuovi tagli, ed aveva provocato una forte alzata di scusi da parte dei sindacati del settore.

 

La misura che prevede penalizzazioni economiche per i medici ''potrebbe comportare un forte danno per gli assistiti''. Ad affermarlo è il segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo. ''Non ho fiducia - commenta Milillo - nelle Regioni e nelle tecnocrazie aziendali, che sono orientate solo al risparmio. Il problema vero - sottolinea - è che vengono ridotte le prestazioni agli assistiti e che i criteri per la loro riduzione non sono ancora formulati e potrebbero essere di difficile applicazione, di sicuro non sono condivisi. Così, l'assistito va incontro ad una discrezionalità di assistenza che viene decisa dalle singole aziende sanitarie''. I medici, assicura, ''continueranno a consigliare agli assistiti ciò che e' necessario, ma indubbiamente per i medici si avrà un sovraccarico di lavoro per vagliare i nuovo criteri di prescrizione che dovranno essere definiti dal ministero''. Quanto alle penalizzazioni economiche, ''queste dovranno comunque essere discusse in sede di accordo collettivo nazionale, ed è in quell'ambito - conclude Milillo - che ci confronteremo''.

 

''Bene le prescrizioni appropriate e la lotta agli sprechi, male le penalizzazioni economiche per i medici ed i danni che che ricadranno sugli assistiti'', aggiunge il segretario nazionale Fp Cgil Medici, Massimo Cozza. ''E' giusta - rileva Cozza - la lotta all'inappropriatezza delle prestazioni, ma va fatta insieme anche ai medici in maniera condivisa. E' paradossale - sottolinea - che si voglia ridurre la parte economica dei medici dopo sei anni di congelamento delle retribuzioni. Inoltre, è incredibile che per il governo i medici siano 'colpevoli' a prescindere, visto che è già stato stimato un eventuale risparmio''. Secondo Cozza, c'è poi pure ''il pericolo che si possano limitare le prestazioni ai cittadini anche se necessarie: il medico rischia così di trovarsi stretto in una tenaglia tra, da una parte, le indicazioni ministeriali che limitino le prestazioni e, dall'altra, le denunce alla magistratura per le mancate prescrizioni''. A questo punto, conclude il leader sindacale, ''se un medico dovesse essere chiamato in giudizio per un esame non prescritto per aver seguito i criteri ministeriali, si preveda pure che il medico non debba risponderne in alcun modo, ma ne debbano rispondere invece gli autori dei criteri da seguire''.

 

''L'ennesimo taglio delle prestazioni per i cittadini, e un nuovo attacco alle prerogative dei medici''. Così Agostino Troise, segretario dell'Anaao-Assoimed, il maggiore sindacato dei medici ospedalieri, commenta l'emendamento del governo al Dl Enti locali,  ''A parte il fatto che non si vede chi e come stilerà il nomenclatore delle prestazioni inappropriate - afferma Troise - i cittadini sappiano che attraverso l'intimidazione dei medici si mira ad un taglio delle prestazioni erogate, del valore di circa 100 milioni. Alla faccia di quanti assicurano che il sistema sanitario ed il diritto alla salute dei cittadini non sono in grado di sopportare ulteriori riduzioni''.



''Siamo alle solite: Governo e Regioni - prosegue - che litigano di giorno per accordarsi di notte sulla riduzione progressiva del perimetro dell'intervento pubblico in sanità, pensano a linee guida o protocolli di stato che limitino in maniera pervasiva l'autonomia responsabile dei medici nella diagnosi e nella prescrizione scaricando sulle tasche dei cittadini il costo delle prestazioni. Un super ticket mascherato che prescinde dalle capacità reddituali dei singoli ed alimenta il grande business della sanità privata''. Per i cittadini, conclude Troise, ''più tagli e più ticket e più costi privati, per i medici l'ennesimo segnale di negazione del valore della loro professionalità, per la sanità pubblica un nuovo arretramento ed impoverimento''

 

 

Fonte: ansa

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