Blocco contratti P.A.: subito il tavolo. Ecco la sentenza

Redazione DottNet | 23/07/2015 19:46

Subito il tavolo contrattuale. Da una prima valutazione delle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti nella Pa, rivendichiamo l'apertura immediata del tavolo di contrattazione per il rinnovo dei contratti pubblici". Così i segretari generali di Fp Cgil (Rossana Dettori), Cisl Fp (Giovanni Faverin), Uil Fpl (Giovanni Torluccio) e Uilpa (Nicola Turco) sulle motivazioni della sentenza dell'Alta corte.

"Il blocco di sei anni 'non è più tollerabile', per usare le stesse parole della Consulta, e rivendichiamo il pieno diritto al contratto, anche e soprattutto per il ruolo che autorevolmente la Corte ci riconosce. Quest'ultima ha infatti scritto nel suo dispositivo che il blocco 'sistematico' della contrattazione sconfina in un 'bilanciamento irragionevole' tra libertà sindacale ed esigenze di controllo della spesa. La Corte, con parole nette e chiare, scrive che 'il sacrificio del diritto fondamentale tutelato dall'art. 39 Cost non è più tollerabile'. Noi lo diciamo da tempo mentre il governo ha irresponsabilmente aspettato che si pronunciasse la Corte. Tutti temi che porremo con forza al centro mercoledì 29 luglio in occasione della manifestazione nazionale per il rinnovo dei contratti e per una vera riforma della Pa", concludono.

“Il reiterato protrarsi della sospensione delle procedure di contrattazione economica altera la dinamica negoziale in un settore che al contratto collettivo assegna un ruolo centrale”. È quanto scrive la Corte costituzionale nella sentenza n.178/2015 con cui è stato dichiarato illegittimo il blocco economico dei contratti della Pubblica amministrazione che perdura dal 2010.

Nella sentenza la Corte rileva come “Il carattere ormai sistematico di tale sospensione sconfina in un bilanciamento irragionevole tra libertà sindacale (art. 39, primo comma, Cost.), indissolubilmente connessa con altri valori di rilievo costituzionale e già vincolata da limiti normativi e da controlli contabili penetranti (artt. 47 e 48 del d.lgs. n. 165 del 2001), ed esigenze di razionale distribuzione delle risorse e controllo della spesa, all’interno di una coerente programmazione finanziaria (art. 81, primo comma, Cost.)”.

La Consulta segnala proprio come “l’estensione fino al 2015 delle misure che inibiscono la contrattazione economica e che, già per il 2013-2014, erano state definite eccezionali, svela, al contrario, un assetto durevole di proroghe. In ragione di una vocazione che mira a rendere strutturale il regime del “blocco”, si fa sempre più evidente che lo stesso si pone di per sé in contrasto con il principio di libertà sindacale sancito dall’art. 39, primo comma, Cost”.


E in questo senso “il sacrificio del diritto fondamentale tutelato dall’art. 39 Cost., proprio per questo, non è più tollerabile”.  I giudici rilevano poi come “solo ora si è palesata appieno la natura strutturale della sospensione della contrattazione e può, pertanto, considerarsi verificata la sopravvenuta illegittimità costituzionale, che spiega i suoi effetti a séguito della pubblicazione di questa sentenza”.

Per quanto riguarda il futuro la Corte fa notare come “rimossi, per il futuro, i limiti che si frappongono allo svolgimento delle procedure negoziali riguardanti la parte economica, sarà compito del legislatore dare nuovo impulso all’ordinaria dialettica contrattuale, scegliendo i modi e le forme che meglio ne rispecchino la natura, disgiunta da ogni vincolo di risultato. Il carattere essenzialmente dinamico e procedurale della contrattazione collettiva non può che essere ridefinito dal legislatore, nel rispetto dei vincoli di spesa, lasciando impregiudicati, per il periodo già trascorso, gli effetti economici derivanti dalla disciplina esaminata”.

 

fonte: cgil, ansa, QS

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